Ariccia non tace!!!

IL DIALOGO E L’ACQUA SANTA

Seminario nel Santuario di San Cosimo

Posted by ariccianontace su 8 ottobre 2008

Riportiamo quanto pubblicato sul blog di Oria oritano.blogspot.com (http://oritano.blogspot.com/2007/11/monsignor-semeraro-licenzia-tre-suore.html) a proposito di un contratto d’affitto del seminario sito nel santuario di San Cosimo. Siccome la prima parte della pubblicazione parla della vicenda delle tre suore di Aprilia, non è stata riportata perchè lo stesso argomento è trattato in un altro articolo del blog.

… Più che accuse, dardi con la punta intinta nel veleno. Raramente una disputa tra alte gerarchie e fedeli ha raggiunto toni tanto esasperati. Ma monsignor Semeraro pare non curarsene più di tanto, abituato com’è a simili sollevazioni di popolo. Nemmeno due anni, infatti, separando questa vicenda, da un’altra intricata storia che vide sempre Sua Eccellenza nelle vesti di indiscusso protagonista. E’ la fine del 2004. Monsignor Marcello Semeraro è a capo della diocesi di Oria, ma sta per andare via. Per lui si sono spalancate le porte della diocesi di Albano. Un incarico di indubbio prestigio dal momento che nel suo territorio sorge la residenza pontificia di Castel Gandolfo. Prima di partire però, tra una valigia e l’altra, monsignore lascia un segno indelebile nella sua ormai “ex” Diocesi. Anzi, una firma. Il 12 dicembre 2004 sottoscrive con la società “Madre Teresa srl” di Torre Santa Susanna, nata venti giorni prima, un contratto di cessione trentennale dell’immenso seminario sito nel santuario di San Cosimo. Un complesso di monumentali dimensioni, edificato grazie contributi di migliaia di fedeli, che grazie a quella firma viene ceduto per almeno tre decenni alla novella società brindisina, per un affitto che lasciò all’epoca i più esterrefatti: 83 euro al mese, da adeguare nel tempo. Allora Sua Eccellenza scatenò il putiferio e le proteste quasi unanimi dei credenti. Questa volta, pure.

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2 Risposte to “Seminario nel Santuario di San Cosimo”

  1. approfondimenti said

    Riporto quanto scritto dal padre di don Rocco Gallone in un intervento sulla gazzetta del mezzogiorno e ripreso dal blog di Oria. L’argomento è l’ormai ex seminario di San Cosimo.

    Con immenso dolore, preso dallo sconforto, dò la notizia a tutti i concittadini di Ceglie Messapica e a tutti i cittadini della Diocesi di Oria che contribuirono alla costruzione del grande seminario in contrada San Cosimo alla Macchia. Il quale seminario, dopo la morte di mio figlio don Rocco Gallone avvenuta il 13 agosto 1988 e quella della santa memoria di monsignor Armando Franco il 15 dicembre del 1997, quel grande seminario fu spogliato come Cristo e dato in affitto. Se fossero vivi quell’umile sacerdote e monsignor Franco, il seminario non sarebbe stato spogliato. Per cui a tutt’oggi dà l’impressione di un cimitero chiuso. Il 5 marzo 2008 mi sono recato per dare un ricordino di mia moglie al custode Florenzo Detaranto, ho trovato il cancello chiuso e, con sgomento, la parola seminario scolpita sulla pietra che è stata coperta e sopra la scritta “Madre Teresa”. Io, a tutt’oggi, non sapevo che il seminario lo avesse fatto Madre Teresa. Per chi non lo sapesse io ho perso mio figlio don Rocco Gallone per portare avanti la costruzione del seminario, cadendo vittima per lo stress sull’altare di San Francesco di Paola alle ore 8 dell’8 agosto 1988 e nessun samaritano me lo portò al più vicino ospedale. Quando arrivammo all’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce era troppo tardi. Mio figlio cessò di vivere cinque giorni dopo e cioé il 13 agosto. Dopo venti anni dell’accaduto stanno in vita tanti testimoni oculari e se il Signore mi darà ancora vita, lo diremo al processo.

  2. approfondimenti said

    Riporto quanto scritto dal Cav. Francesco Arpa in un lettera inviata alla gazzetta del mezzogiorno in risposta all’articolo pubblicato dallo stesso giornale dal titolo “Quel seminario spogliato” a firma del signor Francesco Gallone (lo potete trovare in un commento precedente). La lettera è pubblicata sul blog di Franco Arpa da Oria.

    Sulla Gazzetta del Mezzogiorno, edizione Brindisi, di giorno 11 c.m., ho avuto modo di leggere una lettera dal titolo “Quel seminario spogliato” a firma del signor Francesco Gallone, genitore dello scomparso sacerdote Don Rocco. La lettera, che mi ha particolarmente colpito per il suo contenuto (ci fa capire il grande fardello di dolore che si porta dietro quest’uomo che oltre ad aver perso l’amato figlio è rimasto anche vedovo), era indirizzata oltre che ai cittadini cegliesi a tutti i cittadini della Diocesi di Oria. Ed io, cittadino oritano, vorrei ringraziare il signor Gallone per la premura e cortesia usataci nell’informarci di certe cose da egli constatate. Ho pensato quindi di indirizzare allo stesso giornale una mia missiva, in risposta al signor Gallone e per conoscenza a tutti i cittadini della Diocesi di Oria.
    Quel seminario che oggi non c’è più presso il Santuario di San Cosimo, che se non sbaglio aveva anche la denominazione CE.SO.CU.SPI, ha trovato allocazione presso il Palazzo dei Missionari di San Vincenzo, nel centro storico di Oria. Se non erro è stato denominato “Seminario San Carlo Borromeo”. A decidere ciò fu lo stesso Vescovo che, come dice il signor Francesco Gallone nella sua appassionata denuncia, “spogliò quel grande seminario come Cristo per darlo in affitto”. L’intera area ex conventuale trovasi sul colle Sant’Andrea, vicino al palazzo vescovile, zona sottoposta a rigidi vincoli dettati da un decreto del 16 marzo 1998 a firma del ministro ai Beni culturali e ambientali Willer Bordon. II decreto ministeriale riconobbe come “zona di notevole interesse pubblico” il centro storico e le aree limitrofe del Comune di Oria, ponendo inviolabili limiti di edificabilità, mai decaduti. D’altronde il regolamento edilizio comunale tuttora in vigore poneva dei vincoli in quella zona, denominata “A”. Dovendo creare una zona benessere a servizio del seminario, chi operava allora in nome e per conto della Curia decise di realizzare un campo di calcetto e per farlo non si accontentò di spianare il terreno per realizzare il rettangolo di gioco, ma ritenne utile (non sappiamo per quali scopi) sbancare 300 metri cubi di roccia e far sì quindi che il piano di gioco risultasse al disotto del piano del piazzale, con un dislivello di oltre 2 metri. Durante tali lavori, eseguiti nel 2002 con una semplice DIA indirizzata al Comune (dichiarazione inizio lavori) fu rinvenuta una necropoli messapica risalente al 4°-5° secolo a.C.. Intervenne la competente Soprintendenza ai Beni Archeologici, la quale (si sconosce la motivazione) autorizzò la distruzione di quelle antichissime tombe a camera, scavate nella roccia. Quei pochi oritani che vennero a conoscenza dello scempio tentarono in qualche modo di ribellarsi, ma ogni tentativo, purtroppo, risultò vano. Un giovane oritano in particolare, tale Alessio Carbone, studente in architettura presso l’Università di Firenze, allora poco più che ventenne, prese tanto a cuore la vicenda che si spinse oltre. Informò personalmente il Presidente dell’Ordine degli Architetti, il quale indirizzò una denuncia al Ministero dei Beni Culturali. Non si è mai saputo l’esito. Lo stesso giovane oritano contattò dei giornalisti al fine di informare l’opinione pubblica con opportuni articoli di stampa. Ottenne un rifiuto. Alessio non si è mai rassegnato e poche settimane addietro ha scritto una lettera dettagliata, con allegate foto, ad un blog (un nuovo modo di comunicare attraverso internet) gestito da un compaesano, il quale ha subito pubblicato tutto aprendo così una finestra sull’opinione pubblica (non solo oritana in verità). Alcuni organi di stampa letta la notizia sul blog l’hanno amplificata pubblicandone i dettagli. Altri hanno taciuto e continuano a tacere così come avvenne nel 2002. Il campo di calcetto che ha preso il posto della necropoli messapica distrutta fu commissionato dall’allora vescovo Marcello Semeraro, attualmente a capo della diocesi di Albano e direttore, dal maggio 2007, di “Nuova avvenire editoriale”, per il tramite di don Angelo Altavilla, oggi parroco della chiesa Madre di Latiano. Il signor Francesco Gallone classifica la struttura ex seminario presso il Santuario di San Cosimo come un cimitero. Cimitero è sinonimo di necropoli, come quella messapica oggetto dello scempio in questione. Il signor Francesco Gallone ed i cegliesi forse ben sanno che Oria e Ceglie Messapica hanno avuto una grande importanza ai tempi dei Messapi. In questo territorio del Salento che arrivava fino a Lecce vi era una DODECAPOLI messapica. Oria era la capitale amministrativa e Ceglie quella militare. Al signor Francesco Gallone va tutta la mia personale solidarietà per questo suo “pato o pathos”. Il caro figliolo scomparso, che io conoscevo per essere stato un suo parrocchiano, viene ricordato dagli oritani con una lapide a perenne memoria nella settecentesca chiesa di San Francesco di Paola.
    Penso che per il signor Francesco, aver reso pubblica questa cosa, sarà stato come appoggiarsi ad un bastone durante questo suo penoso calvario, sarà stato come attingere ad una spugna imbevuta di quelle poche gocce che gli fanno sperare che un certo processo (che io sconosco) possa avere un certo esito.
    Questo bastone gli è stato offerto dalla Gazzetta del Mezzogiorno.
    La stessa cosa non può certamente dire Alessio Carbone che nell’arco di circa 6 anni non ha trovato nessun giornalista disposto ad offrirgli un bastone o almeno una piccola canna per sorreggersi e poter lanciare il suo grido di allarme, domandare a tutti noi a squarciagola: “….. non riesco a trovare nessuno strumento urbanistico capace di fami realizzare una simile opera in simili restrizioni, perché qui non basta una D.I.A. o un permesso per costruire previo nulla osta della Soprintendenza. Questo è davvero un rebus! Chissà se qualcuno mi sa indicare che documento devo preparare per fare anch’io un campetto di calcio o magari una piscina scoperta in zona “A”. Inoltre si è costruito all’ interno di una zona libera, ex giardino conventuale, che come norma vuole è inedificabile. Quante cose strane… e pensare che mi avevano detto che forse lì c’era una necropoli messapica con una bella grotta, ma proprio non posso credere che una ruspa abbia tolto circa 300 metri cubi di roccia anche se a dire il vero io quella necropoli l’ho vista…! Allora io proprio non capisco perchè il mio vecchio professore si ostinava a dire che, quel meraviglioso documento, che è il nostro Cuore Poetico dovesse rimanere intatto per rammentarci chi siamo e da dove veniamo, perché noi Oritani forse non ce lo ricordiamo più e allora è meglio una partitella a calcetto lì, proprio dove i nostri avi una volta avevano seppellito le loro famiglie.”
    Concludo egregio Direttore col dire che in Oria sta nascendo un comitato spontaneo che vuole approfondire la questione e valutare tutte le strade possibili da seguire per inoltrare una denuncia alle autorità competenti e fare luce sul tutto. Lancio quindi un appello non solo agli oritani ma anche ai cegliesi ed a tutti i cittadini della Diocesi di Oria, affinché diano la loro adesione. Chi vorrà potrà farlo contattando l’indirizzo di posta elettronica presente sul blog http://www.notediarpa.blogspot.com.
    Nel ringraziarLa Le porgo distinti saluti ed auguri per una Santa e serena Pasqua.
    F/to Cav. Francesco ARPA

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