Ariccia non tace!!!

IL DIALOGO E L’ACQUA SANTA

Il Vangelo di domenica 30 novembre 2008 – Prima domenica di Avvento

Posted by ariccianontace su 28 novembre 2008

Molte parole sono state spese dall’inizio di questa vicenda. Parole nate tutte, ne siamo convinti, dal cuore di chi le ha scritte. Parole che hanno espresso difficoltà, conflitto, rabbia, rivalsa, condanna, amore, speranza, rancore, giudizio, denuncia, delusione, inquietudine, dubbi … Parole che hanno provocato altre parole e altre ancora. Siamo fermamente convinti che ciò sia un bene: la Chiesa, anche piccola, piccolissima, parla, si interroga, si esprime, si confronta. E’ uno spazio di libertà e di ricerca, un’opportunità di dialogo tra di noi e, forse, con le gerarchie. Noi ci crediamo e continueremo a tenere viva questa voce, queste parole.

Ma  … abbiamo compreso che per continuare non possiamo fermarci alle nostre parole “umane”. Occorre attingere alla sorgente della Parola di Dio che, sola, può illuminare e dare un senso a tutte le nostre parole.

Per questo ci proponiamo di fermarci, ogni settimana, sul Vangelo della domenica, lasciandoci interpellare dal Signore Gesù, lasciando che le sue parole risuonino dentro di noi e producano frutti. Con grande semplicità, senza pretese esegetiche o teologiche, commentando, se vogliamo, il brano proposto con le riflessioni che esso suscita in noi.

Domenica prossima inizia l’Avvento. Quale momento migliore per partire?

I domenica di Avvento

I domenica di Avvento

Mc 13,33-37

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare.
Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati.
Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».

Siamo attratti inevitabilmente dal ripetersi dell’invito a “vegliare”. Vegliate! State attenti! Potremmo dire: tenete gli occhi aperti! Non nell’attesa di un evento futuro, ma ora, subito! Il Regno di Dio, la nostra occasione per essere pienamente realizzati, è qui, è già qui, ma dobbiamo sapercene accorgere, dobbiamo riconoscerlo essendo vigili, presenti e ricettivi. Soprattutto evitiamo di essere sopraffatti dai mille pensieri che affollano la nostra mente e ci distolgono dall’obiettivo.

L’attenzione è richiesta ad ognuno (“lo dico a tutti”): non dobbiamo delegare ad altri questo compito. Non lasciamo che altri vigilino per nostro conto. Non contiamo sull’impegno altrui. Non siamo passivi. Tutti abbiamo un ruolo e tutti abbiamo il “potere”, la possibilità di capire.

Non guardiamo il mondo con gli occhi degli altri. Apriamo i nostri occhi, gli occhi dell’intelligenza, gli occhi del cuore, gli occhi della fede e riconosciamo Gesù che viene verso ognuno di noi per un incontro unico e irripetibile!

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5 Risposte to “Il Vangelo di domenica 30 novembre 2008 – Prima domenica di Avvento”

  1. ariccianontace said

    Dallo Staff.

    E’ questo per noi un giorno speciale, è questo per noi il giorno in cui Dio ci parla, è questo il giorno che deve far comprendere a tutti come la Parola sia il centro assoluto della nostra esistenza.
    Nell’ultimo mese abbiamo parlato un po’ di tutto: abbiamo parlato dei problemi della parrocchia, abbiamo parlato dei conflitti esistenti con il nostro Vescovo, abbiamo evidenziato piccoli scandali ed abbiamo assistito a piccoli litigi ma, ma, ma…..
    Ma, da oggi, abbiamo deciso di dare il primato alla Parola, oggi abbiamo deciso di commentare, con pochi e semplici pensieri, il Vangelo della Domenica.
    Ebbene, il risultato è strabiliante!!!!
    Abbiamo battuto, al di là degli scandali e dei litigi, al di là delle povertà e delle debolezze umane (tutti argomenti che, ahimé, innalzano l’audience), il record di visite nell’ultimo mese, record che è stato raggiunto per la quasi totale visione dell’articolo relativo alla lettura del Vangelo!!!!
    E’ una gioia per noi essere consapevoli che, per la scelta fatta, oltre 280 persone hanno letto qualche versetto della Bibbia!
    E’ proprio vero che l’uomo ha sete di Dio e l’unica cosa che possa dissetarlo è la Parola.

    Un abbraccio ed un bacio enorme a tutti voi.

  2. che bello said

    Grazie allo staff per questo!, Il brano è bellissimo e voi senza alcuna presunzione lo state condividendo con i tanti utenti che leggono!!

    Lo spirito lavora!! E questo blog è profetico! Agisce nella verità, ma con lo sguardo al crocifisso! Spero un giorno di sapere chi siate, non per cacciarvi dalla parrocchia come ahimè credo vogliano fare, ma per ringraziarvi per il vostro servizio!!

    Chissa se qualcuno leggendo questo brano possa far lavorare lo spirito dentro di se

  3. Salvatore said

    Il colore Liturgico delle prossime 4 domeniche (di avvento) è il viola. Nell’immaginario popolare questo colore è tradizionalmente associato alla morte (e quindi alla sfiga). Infatti questo stesso colore d’abito è indossato dal prete anche ai funerali. Naturalmente il segno per i cristiani è ben diverso: si tratta del colore del cielo al primo mattino, quando nessuno ancora ha visto il sole ma quando tutti sono certi che ci sarà, che è solo questione di tempo. E’ questa infatti la vera vocazione del cristiano, essere sentinella del mattino, vedere i segni quando tutto è ancora tenebra per chiunque altro. Vedere la speranza della vita, lì dove ognuno vede solo la desolazione della morte. Come ci ricorda il profeta: “[Is. 21, 11-12 ] … Mi gridano da Seir: Sentinella, quanto resta della notte? Sentinella, quanto resta della notte? La sentinella risponde: se volete domandare, domandate. Viene il mattino, e poi anche la notte; convertitevi, venite…!” A che punto è la notte del mondo e quando buio c’è nei nostri cuori? La luce è già sorta per ogni uomo, è questo che siamo invitati a gridare particolarmente in questi giorni, in cui profeti di sventura si affannano a dirci quanto profonda, invece, sia la crisi economica che stiamo vivendo. E dov’erano quando tutti osannavano Alan Greenspan, solo l’ultimo di una lunga schiera di profeti del “laissez faire, laissez passer”. Non bisogna lasciar passare un bel nulla, invece. Bisogna vegliare, come ci ricorda il Cristo; tenere gli occhi ben aperti e ben attenti su quanto accade in quel mondo che Dio stesso ci ha affidati. Non bisogna lasciar dormire le nostre coscienze, né nell’oblio che ci è offerto dalla società dei consumi, né nelle tenebre che ci sono a volte spalancate da una religiosità che può facilmente sconfinare nella superstizione e dell’oscurantismo. Bisogna essere vigili con le nostre coscienze perché, come ci ricorda Francisco Goya, il sonno della ragione genera mostri.
    Questo è già accaduto, fuor d’ogni dubbio, in passato per il cristianesimo e certamente sta accadendo adesso per altre religioni fondamentaliste. La sola garanzia che abbiamo perché non accada di nuovo passa per la lucidità delle nostre coscienze. Bisogna aver fede nell’aiuto che il Signore non farà certamente mancare ai nostri sforzi per essere sentinelle scelte fra gli uomini di buona volontà. Come ci ricorda il profeta Abacuc, al nostro grido di aiuto:

    …e non ascolti,
    a te alzerò il grido: “Violenza!”
    e non soccorri?
    Perché mi fai vedere l`iniquità
    e resti spettatore dell`oppressione?
    Ho davanti rapina e violenza
    e ci sono liti e si muovono contese.
    Non ha più forza la legge,
    né mai si afferma il diritto.
    L`empio infatti raggira il giusto
    e il giudizio ne esce stravolto.

    Ed alla nostra ferma risoluzione:

    Mi metterò di sentinella,
    in piedi sulla fortezza,
    a spiare, per vedere che cosa mi dirà,
    che cosa risponderà ai miei lamenti.

    Il Signore ha una sola parola:

    Il Signore rispose e mi disse:
    “Scrivi la visione
    e incidila bene sulle tavolette
    perché la si legga speditamente. E` una visione che attesta un termine,
    parla di una scadenza e non mentisce;
    se indugia, attendila,
    perché certo verrà e non tarderà”. Ecco, soccombe colui che non ha l`animo retto,
    mentre il giusto vivrà per la sua fede.

    Amen.

  4. Grazie per lo spazio di riflessione in questa domenica innevata.
    Auguri agli Andrea

    ciao

    Andrea

  5. francesco said

    Vendesi generi alimentari…e non solo.

    Questa mattina nel supermercato dove sono solito acquistare i generi alimentari di prima necessità, nello scaffale riservato ai libri, mi sono imbattuto nell’unica copia della nuova traduzione della Bibbia italiana promossa dalla Cei.
    Ho subito percepito un istintivo imbarazzo, vedendo quel libro mercanteggiato come un bene qualunque, ma immediatamente mi sono reso conto, che un supermercato sarebbe stato un luogo frequentato da Gesù per incontrare al giorno d’oggi le persone, ed illustragli la sua proposta concreta di felicità e liberazione.
    Quella sensazione è rimasta comunque lì, in un angolino remoto della mia coscienza.
    Leggendo la presentazione ufficiale della Bibbia, i principi che hanno ispirato l’impegno dei biblisti che fin dal 1988 si sono cimentati sul libro più diffuso al mondo sono stati:
    • un lungo e meticoloso lavoro di studio sui testi originali;
    • un attento e rigoroso esame delle fonti;
    • una ricercata e attuale traduzione in lingua corrente.

    “Ci si è preoccupati di ricercare modalità espressive di immediata comprensione e comunicative in rapporto al contesto culturale odierno – scrive mons. Betori nella Presentazione – evitando per quanto possibile forme arcaiche del lessico e della sintassi”.

    Col forte desiderio di gioire nel vedere il vangelo tradotto secondo i principi ispiratori di cui sopra, mi sono andato a leggere l’introduzione al Vangelo di Matteo, ed in particolare ¬– LE CARATTERISTICHE- che indicano il fine teologico dell’evangelista.

    In esse si legge:

    In questo Vangelo Gesù è presentato come colui che porta a compimento la storia e le speranza di Israele. La sua figura viene infatti collegata ai grandi personaggi dell’AT in particolare a Mosè.
    Egli è il Maestro che insegna la nuova dottrina della Salvezza; con la sua attività pubblica inaugura l’avvento del regno di Dio; chiamando i discepoli, dà inizio alla Chiesa, popolo di Dio; con la sua morte e risurrezione si manifesta come messia, il Figlio di Dio, annunciato dai Profeti, e ciò trova conferma nelle molte citazioni,tratte dalle Scritture ebraiche

    Un’ occasione mancata!

    Dalla lettura di quelle poche righe appare in maniera poco comprensibile, specie per le persone che lavorano ” portando tutti i giorni il proprio pesante fardello” qual è il piano teologico di Matteo, (presente anche negli altri evangelisti).
    Che senso hanno per la maggior parte delle persone distanti dalle parrocchie espressioni come :
    • portare a compimento la storia e la speranza di Israele;
    • la figura di Gesù collegata ai grandi personaggi dell’AT in particolare a Mosè
    • la nuova dottrina della Salvezza
    • dare inizio alla Chiesa, popolo di Dio:
    • con la sua morte e risurrezione si manifesta come messia, Figlio di Dio.

    Assolutamente niente, il nulla più assoluto.

    Ed allora sulla base degli strumenti tecnici messi a nostra disposizione dagli operatori scientifici del settore e soprattutto confortati dal buon senso dell’uomo comune, che ci accomuna tutti senza alcuna distinzione, cerchiamo insieme di vederci più chiaro.
    Innanzitutto è il caso di dire che ogni evangelista ha un suo fine teologico, cioè vuol dire qualcosa a qualcuno.

    Cosa vuol dire Matteo ed a chi.

    Partiamo innanzitutto dai destinatari.

    Matteo si rivolge ad una comunità cristiana, in particolare di giudei,che ha riconosciuto ed accettato in Gesù il Messia atteso,a condizione che sia nella linea della tradizione, cioè sulla scia di Mosè ed Elia.
    Matteo sulla falsariga della vita e degli avvenimenti di Mosè, vuole comunicare ai suoi uditori che Gesù è superiore a Mosè.
    Mentre Mosè sale sul Monte Sinai e da li promulga l’alleanza con il Popolo, anche Gesù in questo vangelo sale su un Monte ma non va da Dio, perché Lui stesso è Dio, è il Dio con noi.
    Sul Monte annuncia la nuova alleanza, annuncia una relazione con Dio completamente diversa da quella conosciuta nel mondo giudaico.

    Ma in che consiste praticamente questa nuova relazione con Dio?

    Cosa vuol dire Gesù ai cristiani e agli uomini di ogni tempo?

    In questo Vangelo Matteo evidenzia la liberazione dell’uomo da parte di Gesù dalla schiavitù della religione, denunciando l’uomo religioso, cioè colui che si ritiene giusto davanti a Dio e si autorizza a disprezzare l’altro uomo in nome della propria purezza, che riduce la relazione con Dio a un insieme di prestazioni, che si definisce profondo conoscitore della volontà di Dio sugli altri e così li manipola e spadroneggia su di essi, nascondendo il proprio vuoto e la propria natura umana, facendo prevalere l’istituzione, il suo funzionamento a discapito delle persone e della loro umanità.
    Insomma colui che mettendo al centro della propria vita non il vero volto di Dio, ma esclusivamente il proprio interesse, il proprio io utilizza:
    • la doppiezza come arte;
    • la spregiudicatezza nell’imporre agli altri ciò che personalmente non vuole toccare neppure con un dito;
    • l’ipocrisia di chi dice ma poi non fa.

    Colui che si esenta dall’accogliere la parola di Dio, ma esige l’obbedienza dagli altri.
    Con Gesù tutto questo è terminato.
    Con Gesù nella nuova relazione con Dio, ciò che conta è accogliere ciò che Dio fa per gli uomini.

    Gesù viene ad annunciarci la bella notizia che nel vero rapporto con Dio, non c’è più un’obbedienza a dei comandamenti perché obbedire, osservare certe leggi, non a tutti è possibile, e questo crea osservanti e non osservanti, ma accogliere un amore immeritato ed incondizionato del Padre, somigliare a questo amore, questo si che è possibile a tutti quanti!!!

    Un abbraccio fraterno Francesco.

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