Ariccia non tace!!!

IL DIALOGO E L’ACQUA SANTA

Il Vangelo di domenica 7 dicembre 2008 – Seconda domenica di Avvento

Posted by ariccianontace su 3 dicembre 2008

II domenica di avvento

«Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo»

Mc 1,1-8

Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio.
Come sta scritto nel profeta Isaìa:
«Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero:
egli preparerà la tua via.
Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri»,
vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati.
Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

Inizio della bella notizia che Gesù, il Cristo, è Figlio di Dio. E’ Dio. Il Crocifisso è Dio. E’ tutto qui. La Bella Notizia dell’Amore che salva.

Marco dice tutto nel primo versetto del suo Vangelo. Il completamento, se vogliamo, arriva al capitolo 15, quasi al termine, con la meravigliosa professione di fede del centurione, che conferma l’enunciato d’apertura: “Veramente quest’uomo era Figlio di Dio!”. (Mc 15, 39) 

Arché, inzio, principio. Anche Giovanni apre così il suo vangelo: in principio era il Verbo (Gv1,1). E la Genesi, primo libro della Bibbia, si apre così: “In principio Dio creò il cielo e la terra” (Gn1,1). 

E’ un inizio non cronologico, è un principio, il principio, la condizione necessaria. 

E dunque “come” inizia la buona notizia? Come giunge a noi?

“Voce di uno che grida nel deserto” … Gridare nel deserto a noi pare una fatica inutile, senza senso … E invece, ci dice Marco, dal coraggio e dalla perseveranza di un uomo che non ha paura di far risuonare la sua voce nel vuoto angosciante del deserto, di un uomo che non indulge a compromessi per rendersi più accattivante, apparendo quasi sgradevole nella sua essenzialità, proviene un grido che si fa annuncio, proclama, e contro ogni logica arriva al cuore della gente, la attira a sé. 

“Preparate la via del Signore, spianate i suoi sentieri” … E’ la sfida della fede, la “follia” dell’amore, che desertorende possibili le cose impossibili, che raddrizza le strade per permettere all’altro di raggiungerci e, prima ancora, a noi di raggiungere l’altro. Al dottore della legge che gli domandava chi fosse il suo prossimo, Gesù, inaspettatamente, capovolge il concetto e gli chiede di “farsi prossimo” (cfr. Lc 10, 25-37: Il buon Samaritano). Raddrizzare la strada è creare comunicazione, relazione, comunione. E’ far nascere qui e ora il Regno di Dio. 

Vale per tutti noi. Non abbiamo paura. Paura di gridare nel deserto della mancanza di fede, del vuoto culturale, dell’omologazione, della religiosità vuota, dell’odio, dell’indifferenza … A condizione che la nostra voce non proclami parole nostre ma si faccia strumento della Parola di Dio, essa potrà arrivare lontano, scardinare le certezze, rinnovare i cuori e fare verità.

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4 Risposte to “Il Vangelo di domenica 7 dicembre 2008 – Seconda domenica di Avvento”

  1. Salvatore said

    Voce di uno che grida nel deserto – Nella tradizione ebraica il deserto simboleggia il peccato. E’ il luogo dove il popolo di Dio vaga per 40 anni dopo la liberazione dall’Egitto, dopo il passaggio (da cui la parola Pasqua) nel mar rosso e che a sua volta rappresenta il passaggio attraverso il male. Forse Dio sembra dirci che non si passa indenni attraverso il male (mai più saremmo come prima), ma, allo stesso tempo, che questo passaggio è una, anzi la, tappa obbligata verso la speranza, verso la terra promessa. Perché chi vive, anche solo per il fatto in sé di vivere, col male i conti prima o poi li deve fare. L’unica cosa che Dio pretende è che questi conti li si faccia per davvero, cioè in piena coscienza ed onestà, ed allora, come ci rammenta Isaia, potremmo certamente contare sulla sua Misericordia: Parlate al cuore di Gerusalemme e gridatele che la sua tribolazione è compiuta, la sua colpa è scontata, perché ha ricevuto dalla mano del Signore il doppio per tutti i suoi peccati. Come ci viene insistentemente chiesto in questo tempo di avvento, cominciamo dunque a farli questi benedetti conti, e, una volta fatti, “occhio” a non metterli mai da parte. Sforziamoci di tenere sempre in ordine il bilancio della nostra esistenza, perché (questa settimana tocca a Pietro ricordarcelo) Il giorno del Signore verrà come un ladro. Cerchiamo di non farci distrarre da chi ci propone facili alternative e sconti, perché, perlomeno in questo campo, non vi è possibilità di leggi ad personam, né di facili depenalizzazioni: piaccia o meno, il falso in bilancio è proprio quello che, alla fine, non ci sarà perdonato! Diffidiamo di chi cerca di relegare il senso del peccato ad un folclore dei tempi andati. Sforziamoci piuttosto di imparare a capire cosa veramente sia il peccato e cioè ogni occasione mancata (sprecata) per cominciare ad afferrare il senso della vita. Diffidiamo di chi cerca di farci confondere la nostra libertà con la convinzione che tutto è lecito purché sacrificato sull’altare della nostra “felicità”. Diffidiamo, perché a costui non importa affatto della nostra vita se non nella misura in cui intende appropriarsene, se non perché intende relegarci nel peggiore dei deserti, in quel non-luogo dove tutto è un eterno presente, fatto di pacchi, quiz e reality (reality!) sempre uguali. E’ un non-luogo questo che nasce dalla presentificazione dell’esistenza (anziché dalla sua sanificazione) perché è il mondo del falso, perché per quante creme antirughe si possano usare, alla fine, e grazie a Dio (se non vi è troppo di disturbo questo ringraziamento), si invecchia e poi si muore. Cerchiamo la Verità, perché è quella e solo quella che ci rende liberi. La Verità è quella che ci sta sempre davanti e che prima o poi siamo obbligati a guardare dritto negli occhi (come un giorno Pilato), quella che ci parla col silenzio di Dio, perché Dio è il Silenzio. Come ci ricorda Bruno Forte: il silenzio di Dio è lo spazio della nostra libertà. Ascoltiamola questa voce del Silenzio perché di sicuro abbiamo gli orecchi adatti; perché basta fare silenzio; perché come ha detto S. Giovanni della Croce: «Il Padre pronunciò la sua parola in un eterno silenzio, perciò è in silenzio che essa deve essere ascoltata dagli uomini». Perché se riuscissimo ogni tanto a guardare le stelle oltre l’oscurità delle luci elettriche, allora non avremmo difficoltà alcuna ad ammettere che è il creato stesso che ci parla del suo Creatore. Proviamo dunque a tirarlo un bilancio della nostra vita. Per quanto provvisorio possa essere, esso ci darà sicuramente forza nuova ed alla fine, se proprio non dovessimo trovare nulla di cui essere orgogliosi, beh, potremmo sempre dire, e con la certezza di essere ascoltati: “Caro Gesù, io quest’anno … “Ricomincio da Te”. Amen.

  2. Gigi said

    “Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico.”
    Ieri, in Basilica a Marino, durante la messa per la presa di possesso di don Pietro, mentre ascoltavo questa frase guardavo monsignor vescovo, con la sua croce al collo nuova di zecca e con la mantellina rossa stile Concilio di Trento (ah, buoni soldi dell’8 per 1000…). Proprio vestiti uguale, Giovanni e monsignor vescovo, con il codazzo di preti in viola che lo attorniavano… l’unica cosa che li accomuna è essere entrambi “vox clamantis in deserto”.

  3. W gigi said

    Gigi ma lo sai che inizi a starmi davvero simpatico?? … certo… non è proprio chiara la tua posizione… e della tua identità non mi importa nulla… per me potresti essere un nonnetto… o un bambino… non fa differenza!!!

    Unica domanda… MA TI PIACE DON PIETRO O NO?
    E il Vescovo? E don Aldo?? Dai tuoi commenti, l’unica posizione netta che hai è quella nei confronti del Vescovo (tutte le volte che lo hai citato lo hai criticato!) però per i due preti… non si capisce, o per lo meno io non l’ho capita… mi piacerebbe molto se me la chiarissi direttamente tu..!!!

    E un’ ultima domanda… SE, e dico se, hai capito don Pietro com’è, ora sei in grado di giustificare una città che per 4 mesi ha combattuto con tutte le armi a disposizione?? Capisci che forse entro 6 mesi anche Marino si comporterebbe proprio come noi se dovesse succederle la stessa cosa?? a te la risposta!!!

  4. Gigi said

    @ W Gigi:
    Beh, se ho voluto scrivere questo commento critico nei confronti del Vescovo non è solo per criticare lui: in questa occasione, la critica colpisce tanti uomini di Chiesa, non escluso il Santo Padre che parla di fame nel mondo affacciato al balcone di uno degli edifici più vasti al mondo (il complesso dei Sacri Palazzi) con un berretto cinquecentesco in testa. Non credo che serva a molto criticare una persona a priori, processandone ogni comportamento: pur non essendo un accanito fan del nostro attuale Vescovo, non mi trovo in accordo con tanti commentatori critici del Vescovo riguardo ai canoni enfiteutici (fa bene a chiederli, anche se poteva risparmiarsi gli arretrati…) o ai lavori in Cattedrale (discutibile il perchè, non il come) ed anche sulla famosa visita del Papa ad Albano (siamo sicuri che sia tutta colpa del buon Marcello?).

    Di don Aldo ho conservato un ricordo positivo: ha fatto tanto di bene a Marino, in maniera diversa (forse opposta) rispetto al bene che ha fatto don Pietro ad Ariccia. Non aveva tante qualità di don Pietro, don Pietro non ha tante qualità di don Aldo: hanno percorsi diversi essendo persone diverse con diversi pensieri ed esperienze. Di don Pietro posso dire che conoscendolo lo sto apprezzando sempre di più: all’inizio, devo essere sincero, ero rimasto (e con me tanti) spiazzato da alcune sue scelte. Ora che si è ambientato ed è entrato nella realtà marinese, devo dire che mi trovo a condividere pienamente le sue scelte. Apprezzo di lui più che altro la grande franchezza nel parlare: non ricorre a perifrasi vuote e parole senza senso come fanno in molti al giorno d’oggi (e non solo preti). Vedremo, con il tempo, come evolverà la pastorale: sono convinto che don Pietro possa fare molto di bene a Marino, come del resto sono convinto che don Aldo, se aiutato, potrà fare bene ad Ariccia. I bilanci si faranno a tempo debito.

    Purtroppo, non mi trovo a condividere la forma che la protesta degli ariccini ha assunto contro lo spostamento del parroco. Ripresi da “Studio Aperto” (cosa che per una comunità cristiana dovrebbe essere una vergogna) e soggetti all’attenzione di stampa e media da ogni dove, la protesta ariccina è sembrata una “bagarre” da mercato di Rabat contro un normale avvicendamento di parroco. Legarsi ai lampioni del ponte (stile Moccia?) e versare lacrime sul latte versato, come pare sia accaduto all’ombra di Palazzo Chigi, mi lasciano perplesso e attonito. Un prete è missionario, e presta giuramento al vescovo: dove va lo mandano. E la comunità è comunità attorno a Cristo, non al prete. Anzi, ringraziamo Dio che sono solo 6 chilometri tra Marino ed Ariccia…

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