Ariccia non tace!!!

IL DIALOGO E L’ACQUA SANTA

Il Vangelo di domenica 14 dicembre 2008 – Terza domenica di Avvento

Posted by ariccianontace su 11 dicembre 2008

III_avvento_001

I Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: «Chi sei tu?». Confessò: «Io non sono il Cristo».

Gv 1,6-8.19-28

Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui.
Egli non era la luce, ma doveva render testimonianza alla luce. E questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: «Chi sei tu?». Egli confessò e non negò, e confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Che cosa dunque? Sei Elia?». Rispose: «Non lo sono». «Sei tu il profeta?». Rispose: «No». Gli dissero dunque: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, come disse il profeta Isaia». Essi erano stati mandati da parte dei farisei. Lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque battezzi se tu non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo con acqua, ma in mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, uno che viene dopo di me, al quale io non son degno di sciogliere il legaccio del sandalo». Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

Giovanni, … Antonello, Federica, Giorgio, Chiara, Aldo, Francesca, Paolo, … tutti siamo chiamati a dare testimonianza alla Luce.
Dobbiamo imitare Giovanni, Giovanni è il nostro punto di riferimento, la nostra guida ed il nostro modello.
Quanto è importante testimoniare!
Testimoniare verso gli altri, verso i nostri figli e persino verso i nostri nemici.
Testimoniare è come raccontare ad un amico che si è scoperto un bel ristorante in cui ci si strafoga, si mangia “divinamente” e, per giunta, non si paga niente perché è tutto “gratis”, è tutta “grazia”! Come è possibile rimanere rintanati nel proprio piccolo mondo quando si è trovato il tesoro nascosto? Dobbiamo uscire dalle nostre case sigillate, dobbiamo correre per le strade e gridare che Gesù è venuto, che Gesù è pronto a morire per noi, che Gesù ci ha portato la felicità, che Gesù ci mostra la verità ed il senso della vita!

 “Sei tu il profeta?”
No, il Profeta, quello con la P maiuscola, no; ma “profeta”ognuno di noi può esserlo, anzi deve esserlo: il profeta è colui attraverso il quale Dio parla. Ed allora mettiamo la nostra voce, i nostri gesti, il nostro modo di comportarci nel lavoro e nella quotidianità, il nostro impegno verso gli altri e la nostra stessa vita al servizio del Signore, perché il suo Regno possa realizzarsi ora, adesso, ogni giorno.

Torniamo però un attimo indietro:

 “Tu chi sei?”
E’ la domanda di sempre, è la domanda dell’uomo dall’inizio del tempo.“Conosci te stesso” esortava l’iscrizione sul tempio dell’oracolo di Delfi. Chi sono io? Qual è il mio ruolo ed il mio compito?
A chi domanda: “Signore, Signore, perché non fai nulla per fermare il male e l’ingiustizia del mondo?”, il Signore risponde: “Figlio mio, io ho fatto te”.

 “In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete”
Lui, Giovanni, sa chi è, perché ha capito chi è Gesù, perché ha tutto chiaro!
E’ per questo che Giovanni conosce, esattamente, la propria identità: noi, noi umili, poveri, piccoli ed insignificanti mortali, abbiamo un’identità regale.
La nostra identità, al di là delle povertà, della miseria e della pochezza, ce l’ha rivelata Gesù Cristo figlio di Dio, morto e risorto per noi: noi siamo figli di Dio, Dio è “Abbà” (papà), noi siamo i suoi eredi. “Eppure l’hai fatto poco meno degli angeli”
(Sal 8, 6 – qualcuno addirittura traduce: poco meno di Dio).

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4 Risposte to “Il Vangelo di domenica 14 dicembre 2008 – Terza domenica di Avvento”

  1. Salvatore said

    Tu chi sei? Per quanto ci riguarda, sappiamo almeno da dove cominciare per rispondere a questa domanda? Qual è il nostro ruolo nella comunità cristiana cui diciamo di appartenere o della quale desideriamo far parte? Se siamo in cerca di un posto nella sequela di Cristo, ricordiamoci sempre che il primo ed ultimo posto della fila sono già occupati. Da Cristo. Né prime donne né falsi modesti dunque! A quanto pare, anche il secondo posto è già prenotato per sempre: da Giovanni il Battista, probabilmente il santo più rappresentato nella storia dell’arte. Lascia perplessi, in prima battuta, la risposta secca di Giovanni a quella domanda che meglio cerca di circostanziare: Sei tu il profeta? No, rispose. La figura di Giovanni sembra infatti collimare fin troppo bene col cliché che possiamo esserci fatti del Profeta. I segni con i quali ci è introdotto nei Vangeli sinottici indicano inequivocabilmente un uomo giusto, che si nutre della parola di Dio, che parla secondo verità e che ha un carisma tale da trovar seguito persino predicando nel deserto, luogo figurato o reale che questo sia. E perché dunque quella risposta? A ben riflettere Giovanni ci dice che in realtà il tempo è compiuto. Lui stesso è la voce che fu profetizzata e che ora, viva, grida. Non è più tempo di profetare ma di agire, di gridare, appunto. Questo l’annuncio e questa la grandezza di Giovanni, che da subito si fa secondo. Egli vede nel presente e non nel futuro, egli ci dice che in mezzo a noi ora c’è Uno, non che ci sarà. Ci ricorda inoltre che quell’Uno noi non lo conosciamo e dunque invita anche noi a vedere nel presente, a guardarci intorno per capire e per conoscere quell’Uno. Ci dice che è Uno che viene dopo di lui ma che è tuttavia primo: Giovanni è spesso rappresentato nell’iconografia mentre indica col dito da qualche altra parte, come per dire “stolti, non fermatevi a guardar me, ma guardate piuttosto lì davanti a (e dopo di) me!” Alla faccia di tutti quei santi che talvolta ci ostiniamo a voler per forza mettere al posto di Dio! Lasciamoli stare i santi, dopo che qualcuno di questi ci avrà mostrato la via, pensiamo piuttosto noi a diventar santi, guardando a Cristo. Sforziamoci di cercarlo con tutte le nostre forze quel posto che ci è stato riservato nella fila, perché finché non l’avremmo trovato ci sentiremo incompiuti, come orfani, che non conoscendo affatto le proprie origini possono essere interrogati e rispondere su mille cose tranne che alla domanda fondamentale: Tu chi sei?. Una cosa ci è tuttavia di conforto nella nostra ricerca, il nostro posto, da qualche parte, c’è. E’ stato ben segnato il giorno del nostro battesimo, col nostro nome, con quel nome che ci ha reso figli di Dio e del quale ci è chiesto, in questo tempo di avvento, di riscoprirne l’importanza … non l’orgoglio, che lasciamo volentieri ad altre categorie umane. A me pare che la fede per il buon esito di ogni nostra (seria) ricerca viva da sempre nei presepi napoletani: non manca proprio nessuno, dagli avvinazzati all’osteria all’operaio che batte il ferro in piena notte. Persino il politico di turno sta lì, un po’ spaesato in quei suoi abiti fuori tempo e fuori luogo, non si sa bene cosa in effetti faccia, assai difficilmente lo stesso mestiere di prima, e tuttavia non dobbiamo mai dimenticare che sembra esserci posto anche per lui. In fondo persino un giullare può servire davanti alla culla di Dio.

  2. Stefano said

    Grazie per gli interessanti spunti di riflessione.
    Il Signore vi benedica.

  3. nanna said

    tutti dovrebbero pensarla così ma nel mondo cen’è poca di gente che ragiona in modo maturo…BRAVI VI STIMO

  4. ascolto said

    A proposito di testimoniare.

    Che grande esempio ci viene da Giovanni Battista!

    Tutto nella sua vita è guidato dall’immensa fede in Cristo. Ogni cosa che dice o non dice, ogni cosa che fa o non fa. E’ talmente credibile il suo operato che qualcuno si domanda se è lui il Messia. E pensare che lui non conosce Cristo, lui viene prima.

    Facendo un paragone con i giorni d’oggi c’è da riflettere. Diversi uomini decidono di dedicare la vita a Cristo ma quanti di loro con il comportamento riescono a trasmettere certezze? Quanti preti, parroci, vicari, vescovi, etc. nascondendosi dietro tante belle parole (che ad essere fortunati sono farina del loro sacco altrimenti sono il frutto di altri, riportato per l’occasione) con il loro agire quotidiano trasmettono, in realtà, forti dubbi?

    Che senso ha predicare certi valori e poi trasmetterne altri antitetici?

    Quando si dice “fai quel che il prete dice non fare quel che il prete fa”!!!

    Fare di tutta l’erba un fascio è sicuramente sbagliato, qualcuno che crede fermamente in quello che dice, riuscendolo a trasmettere, c’è, ma è inutile nascondere che sono pochi.

    Preghiamo lo Spirito Santo affinchè l’audacia della coerenza e il coraggio della testimonianza di Giovanni Battista siano fonte inesauribile da cui attingere per ogni seria azione pastorale.

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