Ariccia non tace!!!

IL DIALOGO E L’ACQUA SANTA

Natale del Signore – Vangelo della Messa della notte

Posted by ariccianontace su 22 dicembre 2008

troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia»

«Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia»

In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città.
Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta.
Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio.
C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia».
E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva:
«Gloria a Dio nel più alto dei cieli
e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».

 

  (Lc 2,1-14)

 

 
Luca è un artista, Luca è soprattutto un pittore.

 

Con due parole, con due “pennellate”, mostra quello che di concreto c’è da contemplare.

Voglio solo soffermarmi sull’annuncio ai pastori.

I pastori che, all’epoca dei fatti narrati, erano considerati ed erano, effettivamente, la feccia della società.

Eppure Dio ai più inaffidabili, ai ladri, alle persone più ignoranti e disprezzabili, affida il kèrygma.

Il “kèrygma”!

Il kèrygma era, anticamente, l’annuncio dell’araldo per presentare una situazione particolare, un evento, un accadimento che fosse straordinario per la comunità.

Ed ecco il kèrygma affidato agli ultimi: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore».

Come Dio si sia manifestato nella storia rimane, per me, un capolavoro di “ingenuità”, di “semplicità” e di “familiarità” straordinario.

Non si è fatto annunciare da trombe, fanfare, da maggiorenti, da politici o da imperatori.

No, è venuto in silenzio, nudo, in mezzo allo sterco degli animali e si è fatto “introdurre” nel mondo da un branco di delinquenti incalliti!

Come si fa a non amare un Dio così, come si fa, soprattutto, a dubitare che una storia così “assurda”, così “incredibile”, così “anticonvenzionale” e così “semplice”, possa essere vera?

Come si fa, davanti al Presepe, a non pronunciare le parole di San Tommaso: «Mio Signore e mio Dio»? (Gv 20,28)

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