Ariccia non tace!!!

IL DIALOGO E L’ACQUA SANTA

Il Vangelo di domenica 18 gennaio 2009

Posted by ariccianontace su 15 gennaio 2009

sguardo-gesuGv 1,35-42

In quel tempo Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.
Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.
 

 

“Che cosa cercate?”

Una domanda a bruciapelo, diretta, spiazzante. Cosa rispondere? Come  evitare di rimanere in superficie, come evitare i luoghi comuni e le risposte preconfezionate?

A volte ci troviamo a seguire una persona, un’idea, un progetto, quasi senza renderci conto del perché, della ragione profonda che ci spinge.

Ci accodiamo, incuriositi, così, senza fare troppo sul serio, confusi nella massa, sperando che nessuno ci noti. Forse, pensiamo, questa è una bella iniziativa, forse quella potrebbe essere un’esperienza interessante … Anche l’essere cristiani, anche frequentare la chiesa, anche decidere di intraprendere un cammino di ascolto della Parola di Dio … è bello, stimola il nostro interesse, la nostra intelligenza e risponde persino al nostro bisogno di spiritualità, ma … quanto ci mettiamo in gioco? Stiamo a guardare, ci commuoviamo, discettiamo filosoficamente, elaboriamo teorie … o ci lasciamo coinvolgere, ci buttiamo e decidiamo di vivere completamente e concretamente la nostra scelta?

 

“Che cosa cercate?”

La risposta dei due è fantastica, un’intuizione non comune: Maestro, dove abiti?

Ecco, il gioco è fatto. A Gesù questo basta. Guardando dentro se stessi hanno letto il loro desiderio profondo, la ricerca di una dimora in cui ritrovare il principio di tutto e il senso di tutto. “Il Verbo si fece carne e mise la sua tenda in mezzo a noi”. E’ inutile costruire templi e cattedrali se non ci mettiamo in cammino sulle strade polverose della vita, in mezzo alla gente, al dolore, alla gioia, con gli occhi fissi a Gesù per non perderlo di vista e scoprire così dove abita. E scoprire che abita proprio lì dove gli uomini vivono la loro quotidianità, le loro miserie, le emozioni, l’allegria e la disperazione.

 

“Venite e vedrete”

Andarono, infatti, e videro. Cosa videro? Una casa? Il Vangelo non ne fa cenno, non parla di un’abitazione. Dice solo “videro dove egli dimorava”. Andarono. E videro. Videro mentre andavano. Videro gli uomini e le donne tra i quali Dio mette la sua tenda. Ecco la dimora di Dio.  Non troveremo Dio nei trattati di teologia, ma nei volti, nei cuori, nei bisogni, negli occhi di ogni fratello. Mi piace pensare che Gesù abbia condotto i due a fare un bel giro tra la gente, nelle viuzze rumorose affollate da donne, uomini, vecchi e bambini e che in tutti costoro Lui abbia fissato il suo sguardo speciale, quello sguardo pieno d’amore, quello sguardo che fa verità, quello sguardo che dona la vita.

Come staccarsi da quello sguardo?

E infatti, essi rimasero con Lui. Che bello! Scoprire che Gesù è amore, amore per ogni uomo e in ogni uomo e decidere di “rimanere” con Lui! Significa che io devo rimanere nell’amore, rimanere con i miei fratelli, condividere la mia vita con quella di ogni donna e di ogni uomo. Dio non è un’entità astratta e lontana, non è il Dio dei sacrifici e delle oblazioni, è il Dio dell’amore, della relazione, della comunione, del “farsi carico gli uni degli altri”.

 

Andrea comprende subito questa dimensione “orizzontale” dell’amore. Subito si fa annunciatore, compagno di strada del fratello e lo conduce a Gesù, all’incontro con quello sguardo irresistibile, all’incontro che ti cambia tutto, ti dà un nome nuovo, ti trasforma la vita: “sarai chiamato Cefa”. Pietro. La prima pietra di una costruzione fatta di uomini e di amore.

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Una Risposta to “Il Vangelo di domenica 18 gennaio 2009”

  1. Salvatore said

    Oltre al Vangelo della prossima domenica vorrei mettere in evidenza anche la prima lettura:

    Prima lettura 1Sam 3,3-10.19
    In quei giorni, Samuèle dormiva nel tempio del Signore, dove si trovava l’arca di Dio. Allora il Signore chiamò: Samuèle!» ed egli rispose: «Eccomi», poi corse da Eli e gli disse: «Mi hai chiamato, eccomi!». Egli rispose: «Non ti ho chiamato, torna a dormire!». Tornò e si mise a dormire. Ma il Signore chiamò di nuovo: «Samuèle!»; Samuèle si alzò e corse da Eli dicendo: «Mi hai chiamato, eccomi!». Ma quello rispose di nuovo: «Non ti ho chiamato, figlio mio, torna a dormire!». In realtà Samuèle fino allora non aveva ancora conosciuto il Signore, né gli era stata ancora rivelata la parola del Signore. Il Signore tornò a chiamare: «Samuèle!» per la terza volta; questi si alzò nuovamente e corse da Eli dicendo: «Mi hai chiamato, eccomi!». Allora Eli comprese che il Signore chiamava il giovane. Eli disse a Samuèle: «Vattene a dormire e, se ti chiamerà, dirai: “Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta”». Samuèle andò a dormire al suo posto. Venne il Signore, stette accanto a lui e lo chiamò come le altre volte: «Samuéle, Samuéle!». Samuèle rispose subito: «Parla, perché il tuo servo ti ascolta». Samuèle crebbe e il Signore fu con lui, né lasciò andare a vuoto una sola delle sue parole.

    Le mie riflessioni:

    Venne il Signore, stette accanto a lui e lo chiamò come le altre volte: «Samuéle, Samuéle!» Vi è un apparente imprecisione in questo episodio. Non è affatto vero che Dio chiama Samuele come le altre 3 volte precedenti. Prima che infine gli risponda, Dio pronuncia il nome di Samuele una sola volta, non due. Difficile pensare ad una ricercatezza stilistica del narratore, perché allora ribadire “come le altre volte”? Incuriosito da questa circostanza ho scritto le parole chiave “Samuele, Samuele doppia chiamata” e le ho dato in pasto al motore di Google. Al primo indirizzo consigliato (http://www.atma-o-jibon.org/italiano7/martini_moses2.htm) si trova un’interessantissima meditazione del Cardinale C. M. Martini il quale ci ricorda che la stessa forma narrativa è usata in poche altre occasioni che sono evidentemente fra loro legate in qualche modo. Esse sono nell’ordine:

    1. Gen. 22, 1 (« Abramo, Abramo ») – riguarda il momento culminante della vita di Abramo, quando questi è chiamato a sacrificare il figlio
    2. Esodo. 3-1-3 – Dio lo chiamò dal roveto e disse: “Mosè , Mosè !”. Rispose: “Eccomi!”.
    3. Sam. 3, 10 – Il passo di Samuele della I lettura di questa domenica
    4. Lc. 22, 31: – « Simone, Simone, ecco che Satana ti ha chiesto per vagliarti come il grano»
    5. Lc. 10, 41: – «Marta, Marta » – Nel famoso episodio della contrapposizione fra Marta e Maria

    Perché il Signore (come il postino, che però bussa) chiama sempre 2 volte? Nell’episodio del roveto ardente Mosè ha circa 80 anni. Potrebbe venire in mente che fosse un po’duro d’orecchi, come Abramo, ma Samuele è invece un giovanetto e Marta, da come sgobbava … è veramente difficile crederla mezza rimbambita! Gli episodi credo (ma è solo una mia congettura) vadano letti in questo senso: il Signore ci chiama sempre allo stesso modo (…lo chiamò come le altre volte…), ma è solo quando questa chiamata ci ri-suona nel cuore che allora noi rispondiamo davvero. Questo doppio suono non è d’altra parte un qualsiasi richiamo, ma è proprio il suono del nostro nome. Sembra come voler dire che la risposta che noi infine diamo, l’unica che il Signore si attende veramente da noi è: “noi stessi”, il nostro intero essere, inteso anche nella sua corporeità. Io credo sia in questo senso che, come ci ricorda Paolo, il nostro corpo diviene tempio di Dio perché è allora nella mia mente che conservo il mio Signore ed è col mio corpo, con la mia voce, coi miei gesti che ne do (io spero!) testimonianza. Signore dove abiti? Chiedono i discepoli. “Venite e vedrete” è la risposta. Essi andarono, e trovarono infine se stessi, perché essi stessi erano la casa di Dio! Essi videro, e dal nulla della tomba vuota seppero allora di credere ([Gv.20-8]…entrò anche l`altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette…). Possa il Signore dare questa grazia anche a tutti noi. Amen.

    Salvatore.

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