Ariccia non tace!!!

IL DIALOGO E L’ACQUA SANTA

Il Cardinale Tettamanzi e la “sobrietà dimenticata”

Posted by ariccianontace su 20 gennaio 2009

003353_tettamanzi2DAL SITO    http://web.vita.it/news/view/88400

Tettamanzi e “La sobrietà dimenticata”
16 gennaio 2009

Ieri sera a Varese l’arcivescovo di Milano ha parlato di crescita economica, stili di vita e sviluppo sostenibile  «Specialmente nel momento difficile che l’economia mondiale sta attraversando, con la solidarietà non bisogna dimenticare la sobrietà, che costituisce la via maestra alla solidarietà. È infatti l’uso corretto e sapiente dei beni la prima forma che realizza una solidarietà piena e consente il dono a mani libere, senza trattenere nulla se non quanto necessario». Lo ha detto ieri a Varese l’arcivescovo di Milano Dionigi Tettamanzi, durante un incontro con gli amministratori locali. Un intervento che ha toccato i temi della solidarietà, della giustizia economica e dello sviluppo sostenibile e che riportiamo qui di seguito integralmente.

«In queste ultime settimane sempre più spesso si è insistito da molte parti e con grande enfasi sulla necessità di sostenere il più possibile i consumi. Certo le esigenze della moderna economia vanno in questo senso: se non si produce, se non si vende, se non si consuma, l’economia ristagna. Ma anche qui ritorna il tema della giusta misura: non ci sono forse troppi bisogni inutili, indotti da una pubblicità più che ingannevole?

Dovremmo forse cominciare a riflettere sulla giusta dimensione della crescita economica, perché non si può far crescere all’infinito la domanda di cose, e uso appositamente il termine «cose». Forse gli economisti potrebbero aiutarci a rispondere alla domanda: quanto è giusto crescere? E, ancora, in quali settori è giusto crescere di più? La medicina, la cultura, la ricerca scientifica, l’ecosostenibilità, l’agroalimentare per dare cibo a tutti…

È una domanda che riguarda anche la vita dei Comuni che amministrate. Le opere essenziali in genere non mancano: scuole, strade, fognature, acquedotti, centri sportivi ecc. Manca a volte la cura quotidiana di tutte queste realtà affinché siano effettivamente e utilmente a disposizione della gente. Mancano, molto spesso, o risultano inadeguati i servizi alle persone, soprattutto ai più bisognosi per motivi non solo economici. Diventa quindi necessario interrogarci: in quale direzione crescere? Che cosa è davvero necessario? Che cosa è davvero urgente e prioritario e cosa non lo è, rispetto al bene della gente che abita il territorio da noi amministrato? Dove investire le risorse che ci sono, anche se rischiano di essere sempre insufficienti? Tocca a voi cercare e trovare la risposta appropriata. È comunque importante, prioritario tenere viva la domanda.

Più che preoccuparci genericamente della crescita, urge chiederci perché e come crescere. È in gioco il nostro modello di sviluppo, la sua dimensione veramente e pienamente umana, il suo orizzonte sociale. È giusto crescere, dunque, ma quale è la giusta misura? Forse nessuno ci sta seriamente pensando, perché ci lasciamo travolgere dal meccanismo irrefrenabile del mercato. Un’economia seria non può non porsi la domanda e cercare la risposta; così come una politica seria. Parlando dell’attuale crisi economica globale, come un «banco di prova» e «quale sfida per il futuro e non solo come un’emergenza a cui dare risposte di corto respiro», papa Benedetto XVI ha posto e motivato un interrogativo che chiede una riflessione accurata e una disponibilità alla «conversione»:

Siamo disposti a fare insieme una revisione profonda del modello di sviluppo dominante, per correggerlo in modo concertato e lungimirante? Lo esigono, in realtà, più ancora che le difficoltà finanziarie immediate, lo stato di salute ecologica del pianeta e, soprattutto, la crisi culturale e morale, i cui sintomi da tempo sono evidenti in ogni parte del mondo. Sempre in rapporto a questa crisi, da leggersi in profondità «come un sintomo grave che richiede di intervenire sulle cause», il Papa afferma: «Non basta – come direbbe Gesù – porre rattoppi nuovi su un vestito vecchio (cfr. Mc 2,21)» (Angelus, 1 gennaio 2009).

Per esemplificare ci poniamo qualche domanda. Possiamo sostenere uno sviluppo che non si faccia carico delle esigenze del pianeta: dei popoli poveri ed esclusi dalla mensa imbandita dei Paesiricchi, dell’ambiente, del risparmio delle risorse naturali? Questo non significa fermare il progresso economico, ma «ri-orientarlo», significa chiedersi dove stiamo andando e correggere la rotta per raggiungere approdi migliori. Porsi la domanda sul modello di sviluppo e sul tasso di crescita, sulla distribuzione delle risorse ha realmente a che vedere con il progresso e con il benessere di tutti. Non è l’atteggiamento di chi vuol tornare indietro, ma di chi vuole proseguire con assennatezza.

Eppure si tratta di domande che spesso infastidiscono, forse semplicemente perché toccano il cuore della questione. Ancora per esemplificare: perché tacitamente accettiamo che intere aree del pianeta siano tagliate fuori dal progresso, anche minimo?

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3 Risposte to “Il Cardinale Tettamanzi e la “sobrietà dimenticata””

  1. Luigi said

    Beh, devo constatare con piacere che la chiesa non è fatta esclusivamente di personaggi più o meno collusi con il potere.
    Grazie a Dio c’è ancora chi riesce a parlare di Vangelo anche a costo di essere una voce fuori dal coro ( mi sembra che ultimamente Tettamanzi sia spesso stato ferocemente attaccato dai “benpensanti” ed in particolare dalla Lega Nord).
    Grande Cardinale, avanti così, evidentemente anche tu, come Ariccia, non vuoi e non puoi tacere!

  2. Parrocchiano said

    Mi chiedo e domando invece senza andare a sbattere all’Africa e al Terzo Mondo la nostra Diocesi nella persona del nostro vescovo che immagine da di questo…

    Ristrutturiamo le nostre cattedrali facendo troni di marmo quando Albano invece sono anni che aspetta un oratorio…

    Poi dato che in Ariccia non ci stavano abbastanza sedie per sedersi ci si porta un bel TRONO (cazzotto a un occhio all’architettura del Bernini che però risalta il Vescovo che poi ci parla di Gesù che entra nella città con umiltà come uno dei tanti…)

    Ma che li diamo a fare i soldi delle offerte la domenica per i troni???

  3. Stella said

    Ecco un tema veramente centrale! Il Cardinale Tettamanzi ha colto nel segno con estrema efficacia.

    “Siamo disposti a fare insieme una revisione profonda del modello di sviluppo dominante, per correggerlo in modo concertato e lungimirante?”

    “Possiamo sostenere uno sviluppo che non si faccia carico delle esigenze del pianeta: dei popoli poveri ed esclusi dalla mensa imbandita dei Paesiricchi, dell’ambiente, del risparmio delle risorse naturali?”

    Mi sembra che oggi molto del futuro del mondo si giochi su queste domande. Questa è la Chiesa che amiamo!!! Una Chiesa che non teme di andare al cuore dei problemi dai quali dipende la sorte e la vita di milioni di esseri umani.
    Come cristiani non possiamo non prendere in seria considerazione quese parole. La sequela di Cristo “esige” la nostra coerenza e la nostra attenzione.
    Chissà che proprio la crisi che sta investendo il nostro ricco mondo occidentale non si trasformi in una opportunità di evoluzione dai modelli consumistici imperanti verso un’economia solidale e a misura d’uomo, di quell’uomo che, non dimentichiamolo, moltiplica e riflette nel mondo il volto di Nostro Signore.

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