Ariccia non tace!!!

IL DIALOGO E L’ACQUA SANTA

Il Vangelo di domenica 15 febbraio 2009

Posted by ariccianontace su 14 febbraio 2009

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In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.
E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro».
Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

Ai primi quattro discepoli Gesù aveva detto: “Seguite me”. Venite dietro a me, mettete i piedi dove li metto io. Andiamo, e pescheremo uomini, li libereremo dai lacci che li tengono avvinti e che impediscono loro di godere appieno della propria vita.

E, seguendo Gesù, passo dopo passo, si arriva dove non si immagina e dove non si vorrebbe: si giunge a toccare un lebbroso, ci si fa vicini ad ogni miseria, si stende la mano verso ogni emarginazione …

 Il lungo cammino di Gesù intorno all’uomo, dunque, prosegue …

Dopo aver “destabilizzato” la sinagoga e la casa, l’istituzione teologica e quella familiare, Gesù si scontra ora con due aspetti altrettanto significativi: la Legge e la Comunità Civile.

Lebbroso = impuro = peccatore; lebbra = castigo di Dio

Un teorema semplice, con una miriade di corollari sotto forma di prescrizioni da adottare in caso di lebbra e persino dopo un’eventuale guarigione (cfr. Lv 13-14)

Il lebbroso che incontriamo è, però, un tipo particolare, potremmo dire “trasgressivo”. Trasgredisce la legge perché si avvicina a Gesù e trasgredirà anche nei confronti di Gesù, successivamente. E anche Gesù trasgredisce la legge, come vedremo.

“Se vuoi, puoi guarirmi!” E’ curioso come il lebbroso non abbia dubbi sull’onnipotenza di Gesù (tu puoi guarirmi!), ma li abbia invece sulla sua volontà di guarirlo (se vuoi). Ha fede, ma è una fede ancora veterotestamentaria, fede in un Dio il cui perdono deve essere meritato, del cui amore bisogna essere degni. Egli, infatti, più che di essere guarito, chiede , letteralmente, di essere “purificato”.

Gesù si commuove, nel profondo. Per la tragica situazione di emarginazione dell’uomo? Probabilmente sì. Ma, forse, anche per la sua accettazione, non della propria sorte, ma delle regole che l’hanno prodotta, per il suo esserne comunque condizionato.

Lo guarisce, allora. Ma c’era proprio bisogno di toccarlo? In altre occasioni Gesù guarisce senza toccare… Ma stavolta no. Non basta. Serve proprio il contatto. Quella mano ricolma d’amore deve oltrepassare la cortina di regole, leggi, egoismi, paure, e deve arrivare all’uomo, alla sua presunta impurità, alla sua indegnità, e l’uomo, nel momento in cui avviene il contatto, scopre che la lebbra è sparita, scopre di essere puro perché amato, scopre che non bisogna essere purificati per essere toccati, ma che è il tocco di Dio che ci rende puri.

 Il cammino di fede è lungo e difficile e Gesù lo sa. Sa che l’uomo, pur “guarito” è ancora figlio della sua legge, della sua gente e dei loro schemi, perciò lo spinge a seguire la laboriosa prassi di riabilitazione per il reinserimento nella comunità dopo la guarigione. Siamo ancora in clima di Prima Alleanza e lo attesta il richiamo a Mosè …

 Ma l’esperienza fatta ha segnato l’uomo, che ora ha compiuto il suo percorso di fede: ha incontrato in Gesù il volto di Dio ed il suo amore. Ne ha sentito la carezza sul corpo piagato e rifiutato. Ha visto scomparire ogni segno di emarginazione, ogni condanna, ogni giudizio. Ha respirato un indicibile senso di libertà, che ha dissolto la paura. E’ troppo bello per tacere, anche se gli era stato chiesto di farlo. La sua gioia è tale che non può fare a meno di raccontare a tutti ciò che ha scoperto.

L’ultima tappa del cammino di fede è l’annuncio. Da lebbroso a evangelizzatore. Da impuro, emarginato, a testimone del Vangelo.

 E sulla sua parola, accorrono folle di disperati da ogni dove, verso quell’incontro che cambia la vita, verso quel Nazareno che ci racconta un Dio che non ha paura di contaminarsi con la lebbra dell’uomo, che si fa emarginato con gli emarginati e ultimo con gli ultimi.

 “Seguite me”. La strada è tracciata, tocca a noi ora percorrerla.

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