Ariccia non tace!!!

IL DIALOGO E L’ACQUA SANTA

Vangelo di domenica 1 marzo 2009 – Prima domenica di Quaresima

Posted by ariccianontace su 28 febbraio 2009

gesu03Mc 1,12-15

In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano.
Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».
 

L’inizio del Vangelo di Marco è un veloce susseguirsi di quadri, quasi una serie di diapositive: Giovanni che predica nel deserto un battesimo di conversione, la gente che accorre a farsi battezzare, Gesù che viene battezzato, lo Spirito che scende su di Lui, la voce dal cielo che lo chiama Figlio prediletto, lo Spirito che sospinge Gesù nel deserto, i quaranta giorni nel deserto, la cattura di Giovanni Battista, l’inizio della predicazione di Gesù.

L’estrema sintesi della narrazione ci aiuta a visualizzare la sequenza degli eventi ed il filo che li unisce, focalizzando la nostra attenzione sugli elementi significativi.

 I quaranta giorni trascorsi nel deserto ci raccontano di un tempo non cronologico, ma simbolico, un tempo interiore, il tempo dell’introspezione e della riflessione. Il tempo dell’attesa, della maturazione, il tempo delle scelte. E’ “tutto il tempo che serve” per decidere della propria vita. Gesù, nella sua umanità, che è la nostra umanità, ha i suoi quaranta giorni, il suo tempo, per comprendere progressivamente e abbracciare la sua missione, per decidere di mettersi in gioco, per sconfiggere la paura e le mille tentazioni che si frappongono al progetto del Regno di Dio.

Per fare ciò, gli è necessario recarsi nel deserto, anzi, lasciarsi spingere dallo Spirito nel deserto. Che strano deserto, abitato da creature diverse, dal satana, dalle fiere, dagli angeli …

Anche noi, se abbiamo il coraggio di affrontare il nostro deserto, di guardare in profondità dentro di noi, mettendo a tacere tutte le altre voci che affollano la nostra vita, se ci lasciamo spingere dallo Spirito in questo viaggio nelle profondità del nostro essere, scopriremo le diverse e contrapposte creature che vi abitano.

Ma nessun timore … Gesù è stato nel suo deserto e nel nostro, ha affrontato il satana e lo ha vinto … per noi.

Nessuna paura ad andare nel deserto, a liberarci degli schemi e delle sovrastrutture che abbiamo posto a nostra difesa, a guardare in faccia la nostra vita per decidere cosa farne, come giocarcela. Non ci sarà risparmiata la tentazione, Marco ce lo dice chiaramente, in modo scarno ma incontrovertibile: il tempo dei quaranta giorni è anche il tempo della tentazione; è un passaggio obbligato, quasi “necessario” per maturare la nostra scelta di vita. Il satana non si vince facendo finta di niente, ma guardandolo bene in faccia e affrontandolo, per tutto il tempo che serve.

Grazie a Gesù non siamo soli, non più. Dal deserto, luogo di morte e di desolazione, che rinasce a nuova vita e si popola di angeli, di “annunciatori”, inizia il tempo nuovo della proclamazione della più bella delle notizie: il Regno di Dio è qui!

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3 Risposte to “Vangelo di domenica 1 marzo 2009 – Prima domenica di Quaresima”

  1. salvatore said

    Il tempo della quaresima è introdotto tradizionalmente dalle tentazioni di Gesù nel deserto. Il vangelo di Marco non si dilunga molto sull’argomento. Al contrario, Matteo ci offre una catechesi completa sull’arte della tentazione, ammonendoci, come recita il proverbio, che il diavolo non è poi così brutto come lo si vorrebbe dipingere, e si conclude preannunciandoci l’ultima tentazione: quella del giorno della passione, quando l’umanità intera, dalla libera scelta di Cristo, è stata infine riscattata. C’è anche in Marco, però, l’idea del riscatto. Nel simbolismo usato dall’evangelista la scena, pur descritta in due sole righe, potrebbe essere letta come antitesi del racconto della Genesi, quando è Adamo (e cioè l’umanità) che non è capace di resistere alle tentazioni del diavolo. Anche qui, oltre al tentatore, ci sono le bestie selvatiche. Queste, tuttavia, non si muovono più in un giardino, cioè in un luogo benedetto (in quanto creato dalla parola buona di Dio), ma in un ambiente reso invece ostile, deserto, maledetto, dall’atto della ribellione umana. Gesù, ci è dunque presentato da Marco fin dall’inizio come il nuovo Adamo, cioè come l’uomo nuovo che è immune dalla tentazione. E’ il Salvatore che ci riscatta dal peccato e che non ha bisogno di null’altro se non della parola di Dio per nutrirsi. Il termine angelo, infatti, è tradizionalmente usato nella bibbia per indicare il messaggero di Dio, o il suo messaggio o, detto in altri termini, la Sua stessa parola, dalla quale tutto ha origine: e Dio disse sia la luce, e la luce fu! Anche il tempo, 40 (giorni), è usato come simbolo della peregrinazione di Israele nel deserto: 40 (anni) è il tempo che Israele impiega, fra un errore e l’altro, per incontrarsi nuovamente con quel Dio che non esitò a rinnegare solo un attimo dopo aver da questi ricevuto, in dono, la libertà. E’ questo il regno di Dio: ricevere la libertà, avere cioè la consapevolezza che non siamo più schiavi della morte (come Israele lo era del faraone), e, quindi, in piena libertà decidere di servire Dio, cioè non più per paura, mai più per angoscia. Potendo, in altre parole, decidere di non farlo, tentando (…appunto!) di fornire buoni consigli a chiunque abbia voglia di farlo, piuttosto che scorciarsi le maniche e cominciare a servire noi stessi, come Cristo ci ha insegnato, cingendosi i fianchi e lavando i piedi anche a chi non ne era degno, a chi stava per tradirlo. E’ questo che dovremmo tener presente ogni minuto, per poter riconoscere Cristo anche (e soprattutto) negli ultimi dei nostri fratelli. Gesù si chiedeva se saremmo stati infine capaci di riconoscerlo quando sarebbe tornato. E’ nostro primo dovere esercitarci a riconoscere Cristo intorno a noi. Dove credete che lo si debba cercare, sulle spiagge dell’isola dei famosi, mentre insegna a gettare le reti in un corso di sopravvivenza? Quando è nato il Signore si trovava a Betlemme, per farsi censire, per farsi riconoscere, cioè, dal potente di turno. Chissà allora che non sia proprio in uno di quei centri di “identificazione e rimpatrio” (ex accoglienza) che bisogna ben guardare. Credere che anche in uno solo di quei bambini, sbattuti avanti ed indietro come pacchi postali, possa infine celarsi la salvezza del mondo intero, è questa la mia fede! Avere il coraggio di gridare questo al mondo, proprio ora che il mondo sembra aver messo da parte la parola “accoglienza”, è proprio questa la mia libertà! Venga il tuo Regno, Signore. Amen.

  2. Giovanni said

    Devo dire che il commento proposto dallo staff di qto blog al Vangelo della prima Domenica di Quaresima è bello e ricco di spunti per una riflessione personale che determini una crescita interiore e una sempre più convinta adesione al Vangelo di Xto per arrivare a celebrare la SUA PASQUA totalmente rinnovati.Solo una curiosità mi rimane da chiedervi.Come mai qdo parlate di Satana il Diavolo lo fate precedere dall’espressione:”dal satana,il satana”?E’ una scelta stilistica,anche se non corretta dal punto di vista ortografico,o sta ad indicare un pensiero preciso sulla figura del Diavolo e la sua esistenza?Grazie.

  3. ariccianontace said

    Grazie, Giovanni, per l’apprezzamento e per il tuo contributo.
    Questa sezione del blog è quella che abbiamo più a cuore, quella in cui cerchiamo di condividere con voi le riflessioni e le risonanze suscitate in noi delle pagine del Vangelo. Ci fa piacere pensare di poter dare un piccolo contributo alla riflessione comune e ci auguriamo un maggiore scambio di opinioni sull’argomento …

    Passiamo alla tua domanda sull’espressione “il satana”.
    Si tratta, come hai immaginato, di una scelta voluta, che potremmo anche definire “stilistica” e che non sta a sottintendere un particolare pensiero sull’esistenza o sull’essenza del diavolo, ma vuole sottolineare un aspetto nell’esperienza della tentazione.
    Il senso che si è voluto dare è che, guardando seriamente la nostra vita per orientarla al progetto di Dio, dobbiamo saper individuare ed affrontare il satana, l’avversario, non solo e non tanto cercando un’entità diabolica fuori da noi e ben identificata, ma piuttosto ricercando proprio dentro di noi tutto ciò che ci rende schiavi, i nostri idoli, l’adesione ai modelli culturali imperanti, l’autoaffermazione, l’egoismo, il desiderio di prevalere attraverso il potere … in sostanza, ogni ostacolo che si frappone alla realizzazione del Regno di Dio.

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