Ariccia non tace!!!

IL DIALOGO E L’ACQUA SANTA

Il Vangelo di domenica 8 marzo 2009 – seconda domenica di Quaresima

Posted by ariccianontace su 7 marzo 2009

transfiguration1Mc 9, 2-10
Dopo sei giorni (in quel tempo), Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli.
Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro.
Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.

“Dopo sei giorni” … , così scrive letteralmente Marco all’inizio del brano. Dopo sei giorni e non genericamente “in quel tempo”. E non è una notazione da poco.

Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò … (Gn 1, 27)Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona. E fu sera e fu mattina: sesto giorno. (Gn1, 31)

 Dopo sei giorni …

Ecco l’immagine vera dell’uomo balenare per un istante davanti agli occhi di tre poveri pescatori, luce che abbaglia tre uomini dubbiosi e delusi, che probabilmente, per stanchezza, sfiducia e paura, stavano mettendo in discussione le loro scelte.

Dalla voce stessa del Maestro, infatti, avevano sentito che la loro avventura avrebbe avuto un epilogo drammatico, ben diverso dagli scenari di gloria e di vittoria immaginati.

Che delusione! E che sconfitta si prospettava … Meglio sarebbe stato allora rimanere nel proprio piccolo orizzonte, presi dalle proprie occupazioni, anziché seguire un uomo che, dopo averli illusi, li stava portando verso un futuro tragico, un futuro su cui aleggiava il segno maledetto della croce!

 Gesù aveva già parlato ai discepoli e alla folla e annunciato la venuta di un Regno fatto di vita perduta e poi salvata, di dono di sé e di gloria, ma essi, proprio loro, i più vicini, non capivano.

E Gesù, guardando nel loro cuore come solo lui era capace di fare, sente lo sconforto, lo smarrimento di chi si è lanciato con entusiasmo in un’avventura mettendo in gioco tutto, lasciandosi tutto alle spalle e, ora, non comprende …

Li prende con sé, allora, (quanto amore e quanta tenerezza in questa espressione …) e li porta a fare un’esperienza straordinaria.

Possiamo immaginare che sul monte Gesù li conduca a pregare (cfr. Lc 9,28).

Pregare con lui e imparare a pregare come lui, in un dialogo intimissimo con il Padre, in un faccia a faccia in cui non ci sono difese, non ci sono sovrastrutture e nemmeno parole, balbettii umani, ma solo un affidarsi tra le braccia dell’Altro, volto a volto, l’anima nuda davanti al Creatore, nella verità della propria umanità e debolezza, ma anche nella progressiva scoperta della dignità altissima di figli, creati a sua immagine, e nella consapevolezza del destino di eternità scritto sotto la polvere con caratteri di luce in quel sesto giorno della creazione …

 E’ un momento di grazia, che può essere vissuto solo “in disparte”, cioè lasciando fuori pensieri, preoccupazioni e condizionamenti esterni, e “da soli”, cioè vincendo la paura di trovarsi a tu per tu con l’Altro, con la sola compagnia della propria identità più vera e profonda. E’ un momento di grazia in cui contemplare in Gesù la nostra vera essenza, la nostra vera natura. E’ un attimo, un istante. Ma basta a cambiare una vita, a stravolgere programmi e certezze, a “togliere la maschera”, a ripartire da capo, “scendendo dal monte” e tornando alla quotidianità, ma ad una quotidianità e ad una vita totalmente nuove, “trasfigurate”.

E’ un attimo così intensamente bello che verrebbe voglia di catturarlo e di congelarlo tra le nostre mani. Com’è umano Pietro che vuole subito “mettere le tende”, per fermare l’istante e per ristabilire un minimo di logica umana in quell’esperienza sconvolgente!

Ma nessuna costruzione umana può rivestire e contenere l’abbagliante bellezza della rivelazione, solo l’ombra di Dio, che scende, quasi ad attenuarne il bagliore insopportabile per occhi ancora così umani … e, ancora una volta, ci aiuta a trovare la strada: “ascoltatelo!”.

“Ascoltatelo!”, ecco l’apice del brano, il centro dell’esperienza, che è, sì, un’esperienza di visione, ma che sempre ci riconduce all’ascolto, ascolto di quell’unica, prima e ultima Parola di Dio, che è il Verbo incarnato. Ascolto dell’unica parola ripetuta incessantemente nella vita di Gesù di Nazareth: “Dio è Amore infinito e voi i suoi figli amatissimi!”

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Una Risposta to “Il Vangelo di domenica 8 marzo 2009 – seconda domenica di Quaresima”

  1. Salvatore said

    “…erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra […] E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro”

    Credo che il senso di smarrimento provato dai discepoli sia quello dell’uomo di ogni tempo. Quando improvvisamente i suoi occhi si aprono al Mistero. Quando tutte le cose intorno, sembrano perdere di senso, o almeno di quel senso comune che gli davamo fino ad un attimo prima. Quando ai nostri occhi persino i volti più cari sembrano sfumare, trasfigurarsi, lasciandoci, per un attimo, intravedere la vertigine dell’Immenso che c’è dietro. Come ci ricorda Leopardi, contemplando l’Infinito si raggiungono luoghi dove “… per poco il cor non si spaura”. O per citare Campana: “…qual ponte, muti chiedemmo, qual ponte abbiamo noi gettato sull’infinito, che tutto ci appare ombra di eternità?” Cos’è infatti il tempo presente che viviamo se non un ponte sospeso sull’abisso dell’infinito, gettato fra un inizio che non comprendiamo ed una fine che non accettiamo! Rassicurante e bello condividere questa esperienza coi nostri fratelli di viaggio. Ancor meglio sapere che l’Architetto stesso del mondo non ci ha lasciati soli per strada ma con noi si è messo in cammino.

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