Ariccia non tace!!!

IL DIALOGO E L’ACQUA SANTA

Il Vangelo di domenica 22 marzo – quarta domenica di Quaresima

Posted by ariccianontace su 21 marzo 2009

luce1Gv 3, 14-21

 In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:  «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».

Dio disse: “Sia la luce!”. E la luce fu. Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre… Nella sequenza della creazione Dio prima crea la luce e solo dopo averne constatato la bontà decide di separala dalle tenebre. L’uomo è l’ultima delle cose fatte da Dio, nella piena luce.  E’ la cosa più bella (…Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona) ed è per questa ragione, per poterla in eterno vedere nella luce e nella luce continuare ad amarla, che Egli cerca di tenerla separata ad ogni costo dalle tenebre, cioè dal male. Veramente Dio ci ama da morire! E’ solo per grazia che Dio ci salva, nonostante la nostra inclinazione al male. Non c’è nulla che possiamo fare per meritarci questo (per)dono. Possiamo, al contrario, scegliere le tenebre. Le tenebre nascondono i delitti. Solo come ombre create dalla luce (buio da luce) appaiono agli occhi del Padre misericordioso i nostri errori e cioè tutto il male fatto, magari commesso nel sincero tentativo di fare del bene, ma per il quale siamo comunque disposti ad ammettere di aver sbagliato. Ma è all’ombra della tenebra (buio da buio) che si nasconde il vero peccato. E’ tenebra l’indifferenza al dolore del mondo, chiudere gli occhi (alla luce) e voltarsi dall’altra parte. E’ tenebra quando, come popolo di Cristo, decidiamo di mimetizzarci in questo mondo,  imitando in tutto gli abomini degli altri popoli. Per il cristiano il mondo moderno appare difficile da conciliare con i suoi precetti. Ci sia di conforto sapere che questa non è affatto una novità: chissà quanti secoli prima di Cristo il salmista si chiedeva “Come cantare i canti del Signore in terra straniera?” Vale la pena di richiamare alla memoria quanto scritto da un Anonimo nella lettera a Diogneto  (un documento Conciliare) nel II secolo:

 …I cristiani né per regione, né per voce, né per costumi sono da distinguere dagli altri uomini.  Infatti, non abitano città proprie, né usano un gergo che si differenzia, né conducono un genere di vita speciale. La loro dottrina non è nella scoperta del pensiero di uomini multiformi, né essi aderiscono ad una corrente filosofica umana, come fanno gli altri. Vivendo in città greche e barbare, come a ciascuno è capitato, e adeguandosi ai costumi del luogo nel vestito, nel cibo e nel resto, testimoniano un metodo di vita sociale mirabile e indubbiamente paradossale.  Vivono nella loro patria, ma come forestieri; partecipano a tutto come cittadini e da tutto sono distaccati come stranieri. Ogni patria straniera è patria loro, e ogni patria è straniera. Si sposano come tutti e generano figli, ma non gettano i neonati. Mettono in comune la mensa, ma non il letto. Sono nella carne, ma non vivono secondo la carne. Dimorano nella terra, ma hanno la loro cittadinanza nel cielo. Obbediscono alle leggi stabilite, e con la loro vita superano le leggi. Amano tutti, e da tutti vengono perseguitati. Non sono conosciuti, e vengono condannati. Sono uccisi, e riprendono a vivere. Sono poveri, e fanno ricchi molti; mancano di tutto, e di tutto abbondano. Sono disprezzati, e nei disprezzi hanno gloria. Sono oltraggiati e proclamati giusti.  Sono ingiuriati e benedicono; sono maltrattati ed onorano. Facendo del bene vengono puniti come malfattori; condannati gioiscono come se ricevessero la vita. Dai giudei sono combattuti come stranieri, e dai greci perseguitati, e coloro che li odiano non saprebbero dire il motivo dell’odio. A dirla in breve, come è l’anima nel corpo, così nel mondo sono i cristiani…

 A ripercorrere la storia di questo documento (http://it.wikipedia.org/wiki/Lettera_a_Diogneto),  perduto per 13 secoli, ritrovato per caso come carta per avvolgere il pesce al mercato, scampato agli incendi ed agli oltraggi del tempo e degli uomini è veramente difficile non credere all’intervento di Dio.  Rileggiamoci dunque (e diffondiamo) queste parole ogni tanto, fra un avemaria ed un padrenostro, recitati spesso così in fretta da rischiare di perderne il significato profondo. E’ preghiera anche questa (luce da luce).

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