Ariccia non tace!!!

IL DIALOGO E L’ACQUA SANTA

Il Vangelo di domenica 29 marzo 2009 – quinta domenica di Quaresima

Posted by ariccianontace su 26 marzo 2009

gesu-big12Gv 12, 20-23

In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù».

Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome».
Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!».
La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.

 

“Vogliamo vedere Gesù”.

Vedere …

Il vangelo di Giovanni, testo meravigliosamente “visionario”, vola intorno alla Parola di Dio sospinto da due grandi ali: lo Spirito e la Visione. 

Il  verbo vedere ricorre spesso nella narrazione.

“Vede” Gesù e invita a vedere.

“Vedono” o cercano di vedere i discepoli e gli altri personaggi.

E’ l’amore che si alimenta di un infinito gioco di sguardi e da essi trae vita. Come gli innamorati che si perdono l’uno negli occhi dell’altra, che cercano di riempirsi gli occhi del volto dell’altro, così l’amore eterno fluisce in una circolarità di sguardi cercati, desiderati, catturati e infine goduti in una contemplazione che non ha più bisogno di parole.

 “La  luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta” (Gv 1,5)

La luce vuole essere vista, ma le tenebre si oppongono. Non siamo forse noi tante volte tenebre che impediscono alla Luce di splendere per i nostri fratelli?

 I Greci vogliono vedere Gesù. Probabilmente il loro desiderio è più intellettuale che spirituale, ma pur sempre essi vogliono vedere Gesù! Si rivolgono allora a Filippo, dal nome greco e dalla provenienza non giudea, quindi, a parer loro, più “accessibile”, anche se, nel chiamarlo “signore”, percepiscono la sua distanza.

Filippo, infatti, come Andrea e gli altri discepoli, già ha assunto il ruolo di mediatore tra Gesù ed il mondo.

Quanti mediatori continua ad avere Gesù in ogni tempo! Quante volte noi stessi rivestiamo il ruolo di mediatori tra Lui e i nostri fratelli!

“Vogliamo vedere Gesù”.

Cosa rispondiamo a questa domanda? Come ci poniamo nei confronti di chi manifesta il desiderio di avvicinarsi a Cristo?

Oh, sì, ci attiviamo, siamo bravissimi.

“Filippo andò a dirlo ad Andrea …”. Anche noi ci consultiamo, quindi possiamo proporre una serie di incontri in parrocchia, o un cammino catecumenale, poi verifichiamo attentamente quali tappe debbano essere rispettate, quali passaggi, quali contenuti debbano essere trasmessi …

E la domanda, semplice, “voglio vedere Gesù”, resta sospesa, spesso senza risposta … “Ma sì, vedere non posso fartelo vedere, però te lo spiego, se mi stai a sentire, se stai attento, ti spiego tutto!”

Eppure Gesù, nella risposta a Filippo e Andrea, è assolutamente chiaro su cosa significhi “vederlo”.

Non si tratta di “spiegare”, ma di “vivere”! Anzi, di donare la vita. Come il seme che muore per dare frutto. Si tratta di spendere la propria vita per gli altri, senza riserve, seguendo il suo esempio. “Proprio per questo sono giunto a quest’ora. Padre, glorifica il tuo nome!”. Ecco, l’amore che si dona senza limiti, ecco il volto di Dio.

Ecco che, anch’io, se riuscirò ad amare mio fratello fino in fondo, senza calcoli e senza  sconti,  sarò capace di fargli “vedere Gesù”.

Alla domanda “voglio vedere Gesù”, allora, c’è una sola risposta ed è muta: è il silenzio del crocifisso,che innalzato sull’umanità sprigiona la sua forza di attrazione irresistibile.

E’ il silenzio dell’amore vero che, senza proclami o trattati teologici, nonostante tutto, nei modi e nei luoghi più inaspettati, continua a brillare nel mondo. 

 Alla faccia delle tenebre!

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Una Risposta to “Il Vangelo di domenica 29 marzo 2009 – quinta domenica di Quaresima”

  1. salvatore said

    “…porrò la mia legge dentro di loro, la scriverò sul loro cuore. Allora io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo.” E’ per mantenere fede a questa promessa (I lettura) che Gesù è venuto fra noi. E’ una promessa universale, la “buona notizia” è offerta a tutti, senza discriminazioni di razza o di appartenenza etnica . E’ un concetto difficile da mandar giù per tutti quelli che si sentono migliori perché cristiani e che, dunque, danno prova di non esserlo affatto! E’ una tentazione che non risparmia persino i discepoli di Gesù: i Greci devono fare anticamera; essi sembrano porsi come filtro fra questi e Gesù. Invece, ognuno può trovare da sé le risposte e cercare la via per la conversione, perché questa via, da qualche parte, c’è, codificata ormai nel nostro stesso DNA. C’è sicuramente bisogno di guide spirituali che aiutino a decifrare il linguaggio con cui Dio ha scritto nei nostri cuori. Ma queste guide non possono che agire donando se stessi con Amore, per Amore e solo per Amore. Fino alla morte, se occorre; ed è solo dai frutti di quanto seminato che si potrà, infine, giudicare del loro operato. Come ci ricorda Gibran:

    L’amore non da nulla fuorché sé stesso e non attinge che da se stesso.
    L’amore non possiede né vorrebbe essere posseduto;
    Poiché l’amore basta all’amore.

    Quando amate non dovreste dire:” Ho Dio nel cuore “, ma piuttosto, ” Io sono nel cuore di Dio “.
    E non crediate di guidare l’amore, perché se vi ritiene degni è lui che vi guida.

    L’amore sia dunque la nostra legge. E’ per amore che l’adultera viene perdonata. Il giudizio resta, ma Dio è interessato al giudicato e mai al giudizio in sé: la sentenza è scritta sulla sabbia, affinché sia subito spazzata via dal vento: “…neanche io ti condanno”

    Non aspettarsi ricompense né gloria alcuna dalle nostre azioni, questo uno dei segni inconfondibili dell’agire cristiano: “ … un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n’ebbe compassione”. E’ l’Amore che ci spinge ad agire anche contro “ragione”, a fermarci, lì dove altri son passati oltre, ad immedesimarci così tanto nel sofferente da patirne le sue stesse pene (com-patire). Deve essere questa stessa forza che converte l’aguzzino di Cristo, proprio mentre guarda agonizzare la sua vittima. Ciò che costui vede negli occhi di Cristo non è solo il dolore di un uomo crocifisso, una scena vista chissà quante volte. Ma è piuttosto l’Amore che dal dolore di tutta l’umanità sta in quel momento nascendo.

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