Ariccia non tace!!!

IL DIALOGO E L’ACQUA SANTA

SECONDO ARRIVA IL PAPA

Posted by ariccianontace su 24 aprile 2009

SECONDO ARRIVA IL PAPA

di Ettore Masina in “Lettera” n. 140 del 31 marzo 2009

 ( … )

Sarà perché sono vecchio, ma sempre più spesso ho anch’io ( … )  la sensazione che il “mio” mondo sia entrato in una pericolosa fibrillazione. Parlo della Chiesa cattolica, la comunità che ho scelto come patria delle mie speranze, e dico che mi sembra vadano aprendosi in essa,continuamente, sotto questo pontificato, nuove ferite, e moltiplicandosi le silenziose e spesso amare diserzioni di credenti. L’immagine, così suggestiva, della Chiesa come di una navicella che percorre intrepidamente l’oceano della storia, oggi pare scricchiolare, colpita non più soltanto dall’odio di crudeli persecutori (penso all’India, all’Iraq, alla Cina …) ma anche dai devastanti marosi di ideologie talvolta contrastanti, ma, di fatto, concomitanti.

È perciò evidente, nei vertici vaticani, la sensazione di un’agonia del sacro, di una civiltà in cui la fede in Dio si ammanta di superstizioni o si offusca di relativismo, di una comunità cui un’inedita maturazione del valore della laicità sembra imprimere spinte centrifughe, di un Islam che appare tanto più forte quanto più l’antica prevalenza numerica dei cristiani va diminuendo a livello planetario.

Ed è ormai evidente (e del resto confermato da sondaggi, per quel che valgono) che fra i pronunziamenti della Gerarchia ecclesiastica e l’opinione pubblica dei “fedeli” si va creando un paradosso: tanto più gli insegnamenti e gli ammonimenti vengono moltiplicati ed estesi a ogni evento ed argomento, tanto più molti credenti li ascoltano distrattamente, quasi chiacchiere rituali o addirittura folkloristiche mentre i cosiddetti “lontani”, piuttosto che sentirsi chiamati a conversione si convincono sempre più che la Chiesa è una società sorpassata, incapace di fornire ai suoi fedeli una qualità di vita superiore a quella degli increduli. (Per inciso: in questo processo di banalizzazione, la televisione ha in Italia un ruolo nefasto. Invadendo ogni giorno i notiziari con le attività e le allocuzioni, anche le meno importanti, di Benedetto XVI, finisce per mostrare che non sempre è possibile fornire pensieri originali, sentimenti vivi, capacità empatiche).In questa burrasca la navicella del Pescatore appare, sempre più spesso, ridotta a usare una bussola tarata dalla paura.

In una situazione assai simile, Kirkegaard osava scrivere: “Ormai la nave è in mano al cuoco di bordo e ciò che egli trasmette dal megafono del comandante non è più la rotta da seguire ma il menù di domani”. Non siamo a quello, oggi, grazie al Cielo, ma l’immagine è suggestiva. Non c’è dubbio che valgano per questi nostri tempi le parole che Urs von Balthasar,teologo caro a Joseph Ratzinger, scriveva poco più di vent’anni fa: “Può accadere talvolta che le compagini delle istituzioni temporali si allentino; esse sono veramente temporali, il tempo le divora e le logora, molte cose arrugginiscono, marciscono, devono essere sostituite; addentellati in apparenza solidi si staccano, lasciano intravedere la luce o anche il buio. Gli Atti degli apostoli si concludono con un naufragio, raccontato in modo diffuso e quasi divertito: il naufragio della nave di Paolo. Luca è perfettamente cosciente del simbolismo del suo racconto. […] La situazione è esattamente escatologica: la struttura come forma esterna va in frantumi, ci si può salvare solo guadagnando terra sui rottami…”.

 2. Un tremore spinge il papa e non pochi vescovi a indurire la loro predicazione e ad aggrapparsi al passato. Il Concilio cominciò con il rifiuto opposto da una larga maggioranza di vescovi all’idea avanzata dalla curia vaticana che due fossero le “fonti della Rivelazione”, quelle che dovrebbero guidare la vita della Chiesa: la Sacra Scrittura e la Tradizione cioè il corpus normativo e catechetico costruito dalla Gerarchia cattolica lungo i secoli. Questa equiparazione, che ovviamente celebrava il potere del Papa e dei suoi collaboratori, fu, come s’è detto, respinta.

Ma oggi (e mi meraviglio che i giornalisti “specializzati” non lo rilevino) Benedetto XVI ripropone ogni giorno, appassionatamente, il valore della Tradizione, mentre accentua la sua propensione a un esercizio solitario della propria autorità; e tutto ciò sa di nostalgia per l’epoca preconciliare, non per volontaria mancanza di lealtà all’assemblea ecumenica quanto per la formazione culturale ed ecclesiastica della persona. Lo studioso che non conosce l’uso del computer e che dice di avere tanti amici perché vengono a trovarlo reverenti pellegrinaggi di antichi condiscepoli, appare nel suo modo di vestire, di muoversi, di preferire la lettera dei canoni alla passione per l’uomo d’oggi e i drammi della storia, più vicino, dal punto di vista psicologico e comportamentale, al gruppo dei “tradizionalisti” che alla “Chiesa dei poveri”.

La sollecitudine pastorale per i lefebvriani, piuttosto che per i teologi della liberazione ridotti al silenzio o all’esodo, è significativa. Ha detto l’altro giorno, in una conferenza a Berlino, Navarro-Valls, l’ex portavoce vaticano: “L’immagine è il messaggio. Gli ultimi due Papi dimostrano che le idee vengono colte solo se visualizzate. Noi viviamo di immagini”. Incontrovertibile constatazione, ma terribile per chi, come me, non riesce a dimenticare l’immagine di un papa che festeggia il suo compleanno in casa di Bush, il Carnefice di Guantanamo, Condottiero di guerre sanguinose scatenate sulla base di consapevoli menzogne …

 3.  Quanto ai vescovi che si vogliono più vicini al papa, che triste stillicidio di notizie!

Quello brasiliano di Olinda e Recife, meticoloso distruttore delle realtà pastorali e dello stile di governo del suo predecessore, il santo dom Helder Camara, dichiara scomunicati i medici che hanno salvato la vita a una bambina di nove anni, violentata e incinta di due gemelli; in Italia molti (cardinali e non) si esprimono con sconcertante brutalità nei confronti del caso Englaro, un altro, generale di corpo d’armata in pensione e arcivescovo di Cagliari, si fa portabandiera del Cavaliere in campagna elettorale.

Del resto, l’Osservatore Romano plaude alla creazione del PDL che “propone valori cristiani, come quelli della famiglia”: definizione azzeccatissima se si pensa a quanti leader di quel “popolo” di famiglie ne hanno due o persino tre. ( … )

 ( …) ho sempre osservato con interesse la testimonianza delle suore. Ne ho trovate alcune che somigliano ancora a certe religiose del passato (innamorate del Primario o serve devote del Parroco, arrendevoli ai consigli elettorali dei vescovi e via dicendo: davvero “vecchie zie” ferme al catechismo di Pio X); ma più spesso dopo il Concilio ne ho incontrate tante e tante altre in luoghi e situazioni in cui gli uomini coraggiosi tremavano: nelle città assediate del Sud Sudan e sulle frontiere di Evola, il male terribile dell’Africa più misera; nei vicariati della Carità costantemente minacciati dai generali, nell’elenco dei desaparecidos perché troppo vicine alle Madres e alle Abuelas de la Plaza de Mayo. Riaprivano nel Salvador chiese in cui il parroco era stato ucciso e i catechisti orrendamente torturati dalle truppe d’èlite; morivano (e ancora muoiono) assassinate perché vivono con gli indios espropriati dalle proprie terre o i campesinos che una terra non l’hanno mai avuta.

Mi guardo intorno o penetro in Internet e le trovo al lavoro fra gli emigranti e nei congressi di teologia, maestre in villaggi sperduti sulle Ande o presenze evangeliche accanto ai giostrai sinti nei luna park europei, raramente inceppate dal moralismo; preda di banditi e di estremisti.

Le guardo e penso che a confermarmi nella fede sono loro e le loro sorelle di clausura che pregano per tanti di noi che riusciamo a pregare solo raramente.

Vivo la mia quaresima, quest’oggi, pensando che a scoprire il sepolcro vuoto furono le donne, il papa arrivò dopo di loro.

 Ettore Masina 31 marzo 2009

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