Ariccia non tace!!!

IL DIALOGO E L’ACQUA SANTA

Vangelo di domenica 10 maggio 2009 – Quinta domenica di Pasqua

Posted by ariccianontace su 9 maggio 2009

VITEGv 15, 1- 8

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

Qual è il segreto della vita? La comunicazione continua dell’amore. Gesù non si stanca di ripeterlo, in mille modi diversi. Cerca di rendere concreta l’immagine del rapporto trinitario, quel fluire magnifico d’amore che inonda le persone divine. Amore che scorre dall’uno all’altro, tutti unificando, pur nella singolarità e nella diversità di ognuno. Mistero immenso d’amore e di dono, per cui “ti voglio bene” significa davvero e solo “voglio il tuo bene”, “il tuo bene è lo scopo della mia vita, è la mia felicità e per esso io sono disposto a tutto, anche a perdere me stesso”.

Ma chi può amare così? Solo Dio ne è capace…

“Io sono” è il nome di Dio. “Io sono” dice Gesù e, quando parla così, facciamo attenzione, perché ci sta svelando i segreti del Padre!

“Io sono la vite, quella vera, l’unica, e il Padre è l’agricoltore” … Ecco l’immagine che prende forma: un rapporto vitale intercorre tra noi e Dio, attraverso Gesù. La linfa della vita, la vita stessa di Dio, scorre incessantemente, dal giorno della creazione e alimenta le nostre vite. Ma perché entri dentro di noi, dobbiamo essere innestati a Gesù, cioè condividere la sua passione d’amore, aderire al suo messaggio, credere in lui. Diventiamo così noi stessi un tramite verso gli altri per alimentare la corrente d’amore che vivifica il mondo.

Il nostro compito è semplice: amare. Non preoccupiamoci troppo di raggiungere la perfezione, il Padre penserà ad “aggiustare il tiro”, a togliere i rami secchi, a liberarci dagli impedimenti interiori. Purché siamo sinceri e convinti nell’amore, porteremo certamente frutto. Quante volte la ricerca di una sterile perfezione personale diviene il maggiore impedimento a “buttarsi”, a orientare la vita al bene altrui? Uniti strettamente a Gesù, fidandoci di lui, doniamo la nostra vita, imperfetta, piena di rami secchi e contorti, e nell’atto stesso del donarla essa verrà messa tra le mani amorevoli del Padre che la renderà perfetta e scintillante. Come l’acqua che, solo mentre viene versata, è trasformata in vino. Come i pani e i pesci che, solo quando sono offerti, si moltiplicano. Potenza dell’amore, miracolo dell’amore! La vita può essere un miracolo, se solo lo vogliamo.

“Rimanete in me e io in voi”. Si tratta di rimanere, solo di rimanere. L’unione indissolubile è stabilita dall’inizio dei tempi, noi possiamo solo romperla, rifiutarla. Possiamo essere ciechi, non vedere ciò che è in noi e ciò per cui siamo stati creati.

“Senza di me non potete far nulla”. E con lui tutto è possibile. E tutto porta frutto.

Rimanete. Gesù lo ripete, rimanete. Non c’è nulla da inventare, nulla da aspettare. Tutto è già qui, ora.

Rimanere nell’amore significa mettersi al servizio l’uno dell’altro, generando molto frutto e partecipando così all’opera di Dio. Se il tralcio, infatti, staccato dalla vite, si secca e muore, anche la vite, senza i tralci non può fruttificare e diventa essa stessa inutile e sterile.

Abbiamo la responsabilità di rendere visibile la gloria del Padre e di manifestare al mondo la sua identità. Questo avviene solo generando reciprocamente i frutti dell’amore e divenendo, in tal modo, icone viventi della Trinità, del Dio-Comunità-d’Amore, del Dio sorgente inesauribile d’Amore.

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