Ariccia non tace!!!

IL DIALOGO E L’ACQUA SANTA

Vangelo di domenica 31 maggio 2009 – Pentecoste

Posted by ariccianontace su 30 maggio 2009

Pagine%20al%20vento1Gv 15,26-27; 16,12-15

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.      
( … )
Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

L’amore o è testimonianza, azione, o non è.

Nel lungo discorso di commiato che fa ai suoi discepoli prima della sua passione, Gesù chiarisce perfettamente questa caratteristica imprescindibile dell’amore.

Dunque tutto si gioca sulla testimonianza, cioè sulla vita. Quella di Gesù sta per giungere al termine, nel dono estremo di sé, ma la sua testimonianza non è solo la croce, sebbene essa ne rappresenti il culmine e la sintesi. La testimonianza di Gesù è la sua intera vita, “fin dal principio”, ed è la stessa che siamo chiamati a dare tutti noi, nella misura in cui siamo stati con lui fin dal principio, cioè plasmiamo la nostra vita sulla sua, seguiamo le sue orme, facciamo nostri i suoi principi.

Gesù lo dice ad ognuno di noi: “anche voi date testimonianza”. Lo dice a me: anche tu!

Ci mette, però, sull’avviso: non sarà facile. Gesù lo dice espressamente nei versetti 1-3 del cap 16,  che sono stati “tagliati” dalla scelta liturgica (Io vi ho detto queste cose, affinché non siate sviati. Vi espelleranno dalle sinagoghe; anzi, l’ora viene che chiunque vi ucciderà, crederà di rendere un culto a Dio. Faranno questo perché non hanno conosciuto né il Padre né me).  Ecco la sorte che toccherà a coloro che sceglieranno di annunciare il Vangelo con la propria vita, concretamente: saranno scacciati dalle sinagoghe, addirittura chi li ucciderà lo farà in nome di Dio, come “culto a Dio”! L’istituzione religiosa non li accetterà, anzi li combatterà con tutte le forze, perché, dice Gesù, “non hanno conosciuto né il Padre, né me”.

Quanto è più facile dedicarsi al culto, seguire ritualismi e devozioni, persino annunciare il Vangelo, ma senza mettere in gioco tutta la propria vita! Quanto poco si rischia, quanto poco si dà fastidio al potere! Nessuno ci perseguiterà per questo …

Ma se per caso io prendo sul serio il Nazareno, e non solo nel momento della croce, se, proprio a partire dalla Pasqua, leggo tutta la sua storia “fin dal principio”, non posso non vedere in ogni istante la sua scelta di stare sempre con gli ultimi, dalla parte dei poveri, degli emarginati, degli esclusi, la sua “passione” per ogni creatura che percorra le strade del mondo. Non posso ignorare la sua denuncia contro il potere, l’egoismo, l’ipocrisia, l’arroganza, l’avidità.

Ecco che essere cristiano diventa “dare testimonianza” della buona notizia, non solo a parole, ma con la coerenza della mia vita.

Significa andare contro tutte le logiche che governano questo mondo. Contro le mie logiche e contro quelle di chi mi sta intorno. La prima reazione è dire “non ce la posso fare”.

Gesù però ci rassicura: non temete, non sarete soli, non lo sarete mai.

Vi manderò un “difensore”: lo Spirito di Dio. Avrete la vita stessa di Dio, respirerete il respiro di Dio, vi animerà l’energia divina. Dio vi ama così tanto che vuole respirare insieme a voi, sentire con voi, amare con voi. Il suo amore immenso e straripante soffia sul mondo, sulle donne e sugli uomini, su chiunque e dovunque.

Lo Spirito soffia e rende testimonianza all’amore attraverso la carne di uomini e donne che amano senza riserve il prossimo, che condividono il dolore e la gioia degli altri, che non seguono logiche di potere e di oppressione, che non si rassegnano alle ingiustizie e alle discriminazioni, che si prendono cura gli uni degli altri.

Di uomini e donne che, nel loro cuore,  hanno veramente conosciuto il Padre e Gesù.

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