Ariccia non tace!!!

IL DIALOGO E L’ACQUA SANTA

Lettera aperta a Mons. Bagnasco

Posted by ariccianontace su 8 giugno 2009

Egregio sig. Cardinale,

viviamo nella stessa città e apparteniamo alla stessa Chiesa: lei vescovo, io prete. Lei è anche capo dei vescovi italiani, dividendosi al 50% tra Genova e Roma. A Genova si dice che lei è poco presente alla vita della diocesi e probabilmente a Roma diranno lo stesso in senso inverso. E’ il destino dei commessi viaggiatori e dei cardinali a percentuale. Con questo documento pubblico, mi rivolgo al 50% del cardinale che fa il Presidente della Cei, ma anche al 50% del cardinale che fa il vescovo di Genova perché le scelte del primo interessano per caduta diretta il popolo della sua città.

Ho letto la sua prolusione alla 59a assemblea generale della Cei (24-29 maggio 2009) e anche la sua conferenza stampa del 29 maggio 2009. Mi ha colpito la delicatezza, quasi il fastidio con cui ha trattato – o meglio non ha trattato – la questione morale (o immorale?) che investe il nostro Paese a causa dei comportamenti del presidente del consiglio, ormai dimostrati in modo inequivocabile: frequentazione abituale di minorenni, spergiuro sui figli, uso della falsità come strumento di governo, pianificazione della bugia sui mass media sotto controllo, calunnia come lotta politica.

Lei e il segretario della Cei avete stemperato le parole fino a diluirle in brodino bevibile anche dalle novizie di un convento. Eppure le accuse sono gravi e le fonti certe: la moglie accusa pubblicamente il marito presidente del consiglio di «frequentare minorenni», dichiara che deve essere trattato «come un malato», lo descrive come il «drago al quale vanno offerte vergini in sacrificio». Le interviste pubblicate da un solo (sic!) quotidiano italiano nel deserto dell’omertà di tutti gli altri e da quasi tutta la stampa estera, hanno confermato, oltre ogni dubbio, che il presidente del consiglio ha mentito spudoratamente alla Nazione e continua a mentire sui suoi processi giudiziari, sull’inazione del suo governo e sulla sua pedofilia. Una sentenza di tribunale di 1° grado ha certificato che egli è corruttore di testimoni chiamati in giudizio e usa la bugia come strumento ordinario di vita e di governo. Eppure si fa vanto della morale cattolica: Dio, Patria, Famiglia. In una tv compiacente ha trasformato in suo privato in un affaire pubblico per utilizzarlo a scopi elettorali, senza alcun ritegno etico e istituzionale.

Lei, sig. Cardinale, presenta il magistero dei vescovi (e del papa) come garante della Morale, centrata sulla persona e sui valori della famiglia, eppure né lei né i vescovi avete detto una parola inequivocabile su un uomo, capo del governo, che ha portato il nostro popolo al livello più basso del degrado morale, valorizzando gli istinti di seduzione, di forza/furbizia e di egoismo individuale. I vescovi assistono allo sfacelo morale del Paese ciechi e muti, afoni, sepolti in una cortina di incenso che impedisce loro di vedere la «verità» che è la nuda «realtà». Il vostro atteggiamento è recidivo perché avete usato lo stesso innocuo linguaggio con i respingimenti degli immigrati in violazione di tutti i dettami del diritto e dell’Etica e della Dottrina sociale della Chiesa cattolica, con cui il governo è solito fare i gargarismi a vostro compiacimento e per vostra presa in giro. Avete fatto il diavolo a quattro contro le convivenze (Dico) e le tutele annesse, avete fatto fallire un referendum in nome dei supremi «principi non negoziabili» e ora non avete altro da dire se non che le vostre paroline sono «per tutti», cioè per nessuno.

Il popolo credente e diversamente credente si divide in due categorie: i disorientati e i rassegnati. I primi non capiscono perché non avete lesinato bacchettate all’integerrimo e cattolico praticante, Prof. Romano Prodi, mentre assolvete ogni immoralità di Berlusconi. Non date forse un’assoluzione previa, quando vi sforzate di precisare che in campo etico voi «parlate per tutti»? Questa espressione vuota vi permette di non nominare individualmente alcuno e di salvare la capra della morale generica (cioè l’immoralità) e i cavoli degli interessi cospicui in cui siete coinvolti: nella stessa intervista lei ha avanzato la richiesta di maggiori finanziamenti per le scuole private, ponendo da sé in relazione i due fatti. E’ forse un avvertimento che se non arrivano i finanziamenti, voi siete già pronti a scaricare il governo e l’attuale maggioranza che sta in piedi in forza del voto dei cattolici atei? Molti cominciano a lasciare la Chiesa e a devolvere l’8xmille ad altre confessioni religiose: lei sicuramente sa che le offerte alla Chiesa cattolica continuano a diminuire; deve, però, sapere che è una conseguenza diretta dell’inesistente magistero della Cei che ha mutato la profezia in diplomazia e la verità in servilismo.

I cattolici rassegnati stanno ancora peggio perché concludono che se i vescovi non condannano Berlusconi e il berlusconismo, significa che non è grave e passano sopra all’accusa di pedofilia, stili di vita sessuale con harem incorporato, metodo di governo fondato sulla falsità, sulla bugia e sull’odio dell’avversario pur di vincere a tutti i costi. I cattolici lo votano e le donne cattoliche stravedono per un modello di corruttela, le cui tv e giornali senza scrupoli deformano moralmente il nostro popolo con «modelli televisivi» ignobili, rissosi e immorali.

Agli occhi della nostra gente voi, vescovi taciturni, siete corresponsabili e complici, sia che tacciate sia che, ancora più grave, tentiate di sminuire la portata delle responsabilità personali. Il popolo ha codificato questo reato con il detto: è tanto ladro chi ruba quanto chi para il sacco. Perché parate il sacco a Berlusconi e alla sua sconcia maggioranza? Perché non alzate la voce per dire che il nostro popolo è un popolo drogato dalla tv, al 50% di proprietà personale e per l’altro 50% sotto l’influenza diretta del presidente del consiglio? Perché non dite una parola sul conflitto d’interessi che sta schiacciando la legalità e i fondamentali etici del nostro Paese? Perché continuate a fornicare con un uomo immorale che predica i valori cattolici della famiglia e poi divorzia, si risposa, divorzia ancora e si circonda di minorenni per sollazzare la sua senile svirilità? Perché non dite che con uomini simili non avete nulla da spartire come credenti, come pastori e come garanti della morale cattolica? Perché non lo avete sconfessato quando ha respinto gli immigrati, consegnandoli a morte certa? Non è lo stesso uomo che ha fatto un decreto per salvare ad ogni costo la vita vegetale di Eluana Englaro? Non siete voi gli stessi che difendete la vita «dal suo sorgere fino al suo concludersi naturale»? La vita dei neri vale meno di quella di una bianca? Fino a questo punto siete stati contaminati dall’eresia della Lega e del berlusconismo? Perché non dite che i cattolici che lo sostengono in qualsiasi modo, sono corresponsabili e complici dei suoi delitti che anche l’etica naturale condanna? Come sono lontani i tempi di Sant’Ambrogio che nel 390 impedì a Teodosio di entrare nel duomo di Milano perché «anche l’imperatore é nella Chiesa, non al disopra della Chiesa». Voi onorate un vitello d’oro.

Io e, mi creda, molti altri credenti pensiamo che lei e i vescovi avete perduto la vostra autorità e avete rinnegato il vostro magistero perché agite per interesse e non per verità. Per opportunismo, non per vangelo. Un governo dissipatore e una maggioranza, schiavi di un padrone che dispone di ingenti capitali provenienti da «mammona iniquitatis», si è reso disposto a saldarvi qualsiasi richiesta economica in base al principio che ogni uomo e istituzione hanno il loro prezzo. La promessa prevede il vostro silenzio che – è il caso di dirlo – è un silenzio d’oro? Quando il vostro silenzio non regge l’evidenza dell’ignominia dei fatti, voi, da esperti, pesate le parole e parlate a suocera perché nuora intenda, ma senza disturbarla troppo: «troncare, sopire … sopire, troncare».

Sig. Cardinale, ricorda il conte zio dei Promessi Sposi? «Veda vostra paternità; son cose, come io le dicevo, da finirsi tra di noi, da seppellirsi qui, cose che a rimestarle troppo … si fa peggio. Lei sa cosa segue: quest’urti, queste picche, principiano talvolta da una bagattella, e vanno avanti, vanno avanti… A voler trovarne il fondo, o non se ne viene a capo, o vengon fuori cent’altri imbrogli. Sopire, troncare, padre molto reverendo: troncare, sopire» (A. Manzoni, Promessi Sposi, cap. IX). Dobbiamo pensare che le accuse di pedofilia al presidente del consiglio e le bugie provate al Paese siano una «bagatella» per il cui perdono bastano «cinque Pater, Ave e Gloria»? La situazione è stata descritta in modo feroce e offensivo per voi dall’ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, che voi non avete smentito: «Alla Chiesa molto importa dei comportamenti privati. Ma tra un devoto monogamo [leggi: Prodi] che contesta certe sue direttive e uno sciupa femmine che invece dà una mano concreta, la Chiesa dice bravo allo sciupa femmine. Ecclesia casta et meretrix» (La Stampa, 8-5-2009).

Mi permetta di richiamare alla sua memoria, un passo di un Padre della Chiesa, l’integerrimo sant’Ilario di Poitier, che già nel sec. IV metteva in guardia dalle lusinghe e dai regali dell’imperatore Costanzo, il Berlusconi cesarista di turno: «Noi non abbiamo più un imperatore anticristiano che ci perseguita, ma dobbiamo lottare contro un persecutore ancora più insidioso, un nemico che lusinga; non ci flagella la schiena ma ci accarezza il ventre; non ci confisca i beni (dandoci così la vita), ma ci arricchisce per darci la morte; non ci spinge verso la libertà mettendoci in carcere, ma verso la schiavitù invitandoci e onorandoci nel palazzo; non ci colpisce il corpo, ma prende possesso del cuore; non ci taglia la testa con la spada, ma ci uccide l’anima con il denaro» (Ilario di Poitiers, Contro l’imperatore Costanzo 5).

Egregio sig. Cardinale, in nome di quel Dio che lei dice di rappresentare, ci dia un saggio di profezia, un sussurro di vangelo, un lampo estivo di coerenza di fede e di credibilità. Se non può farlo il 50% di pertinenza del presidente della Cei «per interessi superiori», lo faccia almeno il 50% di competenza del vescovo di una città dove tanta, tantissima gente si sta allontanando dalla vita della Chiesa a motivo della morale elastica dei vescovi italiani, basata sul principio di opportunismo che è la negazione della verità e del tessuto connettivo della convivenza civile.

Lei ha parlato di «emergenza educativa» che è anche il tema proposto per il prossimo decennio e si è lamentato dei «modelli negativi della tv». Suppongo che lei sappia che le tv non nascono sotto l’arco di Tito, ma hanno un proprietario che è capo del governo e nella duplice veste condiziona programmi, pubblicità, economia, modelli e stili di vita, etica e comportamenti dei giovani ai quali non sa offrire altro che la prospettiva del «velinismo» o in subordine di parlamentare alle dirette dipendenze del capo che elargisce posti al parlamento come premi di fedeltà a chi si dimostra più servizievole, specialmente se donne. Dicono le cronache che il sultano abbia gongolato di fronte alla sua reazione perché temeva peggio e, se lo dice lui che è un esperto, possiamo credergli. Ora con la benedizione del vostro solletico, può continuare nella sua lasciva intraprendenza e nella tratta delle minorenni da immolare sull’altare del tempio del suo narcisismo paranoico, a beneficio del paese di Berlusconistan, come la stampa inglese ha definito l’Italia.

Egregio sig. Cardinale, possiamo sperare ancora che i vescovi esercitino il servizio della loro autorità con autorevolezza, senza alchimie a copertura dei ricchi potenti e a danno della limpidezza delle verità come insegna Giovanni Battista che all’Erode di turno grida senza paura per la sua stessa vita: «Non licet»? Al Precursore la sua parola di condanna costò la vita, mentre a voi il vostro «tacere» porta fortuna.

In attesa di un suo riscontro porgo distinti saluti.

 

 

Genova 31 maggio 2009

Paolo Farinella, prete

 

 

Don Paolo Farinella lauree in Teologia Biblica e Scienze Bibliche e Archeologiche. Ha studiato lingue orientali all’Università di Gerusalemme: ebraico, aramaico, greco. I suoi ultimi libri: ” Bibbia, parole, segreti, misteri ” e ” Ritorno all’antica Messa “, sempre editore Gabrielli.

 
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2 Risposte to “Lettera aperta a Mons. Bagnasco”

  1. Pregiatissimo Padre Farinella, finalmente parole di conforto in questa Italia che ricorda più Sodoma e Gomorra che un paese civile! Da diversi anni cerco di far comprendere, con notevole fatica, alle mie due figlie che la Chiesa non è un monolite e lei, con la sua lettera aperta, mi ha finalmente confortato. Ieri sera l’ho letta, stampata ed inviata via e-mail a tutti gli amici e parenti. E naturalmente ne abbiamo discusso a casa. Ritengo oramai che il re (leggi Berlusconi) sia nudo. Con gli ultimi scandali che si sono susseguiti a ritmo battente, il Presidente del Consiglio non potrà più nascondersi dietro una maschera giacché una crepa irreversibile l’ha mandata in frantumi. Le sue parole, reverendo, oltre a svegliare una Chiesa (o meglio il clero) assopita (dal denaro!), denunciano lo scandalo a cui tutti noi cittadini italiani siamo pienamente coinvolti: l’assenza di morale! La ringrazio di cuore per questo suo gesto coraggioso, in momenti così difficili e degradanti per l’anima, ho accolto la sua lettera come vera speranza di un nuovo inizio. Suo stimatissimo, Federico Bancheri – Udine

  2. giovannimapelli said

    LA CHIESA DI CRISTO E QUELLA DI RATZINGER
    del Vescovo della Diocesi di Monza
    CHIESA CRISTIANA ANTICA CATTOLICA e APOSTOLICA

    ORTODOSSIA in OCCIDENTE

    + Joannis Climacos

    E Cristo disse: “Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei….non entrerete nel Regno dei Cieli!…” (Mt. 5, 20)

    Qual era la giustizia degli scribi e dei farisei?

    Qual era il loro senso del giusto e dell’ingiusto…cioè del bene e del male…?

    In una parola qual era la fede e la morale del popolo da cui Gesù Cristo proveniva?

    Erano quelle di una religione, che da Mosè in avanti, si era costituita come un corpus di prescrizioni e di divieti, una dottrina appunto.

    Tale dottrina era contenuta sia nella Torah, la Legge ebraica, del Pentateuco, i primi cinque libri della attuale Bibbia, sia nei profeti che dai cosiddetti minori ai maggiori sono riconosciuti dai canoni ebraici.

    Legge e Profeti come indicò Cristo stesso erano il riferimento di Israele…

    Ma c’era qualcosa nell’interpretazione e nell’applicazione di questa legge mosaica e di questi scritti profetici, attuata dai farisei e dagli scribi, che erano due caste religiose di allora, che non convinceva e scontentava Gesù…

    C’era una sostanziale ricerca di Dio attraverso la “perfezione” umana di chi attuava i comandamenti, di chi osservava le sue prescrizioni…

    Centro di tutta questa religione, che spesso Cristo aveva stigmatizzato e forse anche eccessivamente dipinto con tratti quasi caricaturali (come dice la moderna storiografia ebraica), era la convinzione del credente di doversi uniformare ad una pefezione divina, e che dall’alto di questa perfezione si potesse poi gettare uno sguardo di giudizio, di condana e di censura su tutto il resto del mondo, profano e iniquo.

    Dio era l’assoluto, senza pari, totalmente altro (guai a nominarlo! e guai a ritenersi suo figlio, come fece Gesù, che pagò la bestemmia con la morte) che però dalla casta dei prescelti, i leviti stessi, poteva essere portato nell’agone sociale, cioè fatto entrare dalle tavole della legge fino al Levitico in ogni piega del vivere sociale ed anche civile, dato che per gli ebrei come poi per i musulmani, nessun ambito di laicità era neppur contemplato.

    Erano i farisei del Sinedrio e gli scribi, cioè i dottori conoscitori della legge, che decidevano le sorti, in nome di Jahvè (JHHV), del popolo di Dio…loro erano i guardiani dellareligione e dei costumi:

    le prostitute e adultere come i pubblicani (termine generico dispregiativo) erano facilmente condannati, le prime e seconde spesso a morte, gli altri con l’ostracismo sociale.

    Pubblicano esattore delle tasse era anche Matteo,stando al racconto evangelico, che poi diviene discepolo di Cristo, e Cristo, che non disdegnava la compagnia dei pubblicani ed anche delle prostitute

    era annoverato tra i Rabbi, cioè tra i maestri della Legge.

    Infatti conosceva bene la Legge.

    Gesù Cristo non si ritenne mai funzionale e organico al sistema di potere istituzionale politico- religioso della religione ufficiale: certo la sua pretesa di stare sopra il Sinedrio,sopra la stessa Legge, e al di sopra di ogni autorità costituita della tradizione, come pure la sua rivendicazione di essere figlio dell’uomo e figlio del Padre, cioè di Dio, non poteva che essere una provocazione inaccettabile per i capi religiosi di allora….

    Una provocazione che significava cercare la morte.

    Ma Cristo non rifiutava soltanto un’idea di Dio, della religione, della morale, proponeva un messaggio, forte e inaudito, di una semplicità e immediatezza incredibili, che potremmo riassumere nel discorso della Montagna e delle Beatitudini : “Beati i miti, beati i misericordiosi, beati gli operatori di pace, beati gli afflitti….”

    E le parabole tutte erano l’esaltazione della paternità amorevole di Dio, del Padre che si com-muove di fronte ai suoi figli…che rovescia il concetto fondamentale di giustizia distributiva che era praticata fino allora nonostante la crisi che l’ebraismo ufficiale aveva già sperimentato nel libro di Giobbe e nel Qoelet, cioè della sapienza umana he non riesce a spiegare il male del giusto….

    Ma Dio è l’inavvicinabile, mentre Cristo lo avvicina all’uomo, attraverso la sua forza di amore che si fa’ prossimità ad ogni fratello.

    Qui, le lezioni rabbiniche non trovano paritetiche soluzioni…

    Cristo è il volto di quel Dio misericordioso, mentre i rabbini tutt’al più predicavano una filantropia ed un ”non far ad altri ciò che non vuoi fatto a te…!” e si limitavano ad una elemosina verso il povero o la vedova.

    Metro di misura di Gesù è la parabola del Samaritano, dove la prospettiva è rovesciata proprio rispondendo ad un maestro della Legge, e cioè “non chi è il mio prossimo” ci si domanda da ora, ma piuttosto che

    ”io stesso sono il prossimo” di ogni uomo che trovo sulla mia strada!

    La prossimità è quella di significare il volto di amore del Padre che si china sull’uomo che è incappato nei briganti e che malmenato è disteso ai margini della strada, senza aiuto.

    Tutto questo mentre sacerdoti e leviti, scribi e maestri tirano diritto per la loro strada….

    La loro strada era quella del Dio impenetrabile, austero, di cui loro, in ampie vesti, ricordano l’inavvicinabilità e tremenda alterità…

    ma la strada di Gesù che va al Padre è quella che prova misericordia, è quella che non ha in mano le dottrine della Legge, è quella dell’incontro, della prossimità con l’altro, chiunque esso sia..

    Si incontra la strada di Cristo con quella del Samaritano che è l ‘uomo ritenuto “eretico” dalla religiosità ufficiale, poichè pregava in un tempio non canonico.

    Eppure è in esso che Gesù vede rivelato il volto del Padre, in lui che ebbe pietà….

    Avvicinandosi alla morte e radunati i suoi che erano nel mondo, lui che li aveva amati dal principio, lì amò sino alla fine…dice Giovanni.

    E così lasciò ai suoi il comandamento nuovo “amatevi gli uni gli altri”.

    Da questo amore tutti avrebbbero riconosciuto che erano i suoi discepoli…

    Questa era la prima Chiesa di Cristo, quella degli apostoli… non molte dottrine tra le mani, forse nessuna nella cena dell’addio, ma il comandamento dell’amore come testamento del Maestro che se ne andava….

    Ma da questa Chiesa ad oggi ne sono cambiate di cose… la sua parola di amore è offuscata dalle parole di prelati e sinedriti che ne soffocano ogni slancio vitale…non si riesce ad udire tra le parole dei Ruini e dei Tonini, ma anche dei Ratzinger o dei Bertone un barlume di quell’amore….

    Tutto è divenuto prescrizione e divieto, tutto è dovere e morale.

    Tutto è adesso legge naturale e ordine.

    Cosa vorrà dire questo ritorno al fariseismo originario, quello che Cristo trovò così ostile al suo messaggio che sovvertiva i poteri della religione istituzionalizzata?

    Vuol dire che non l’amore del Padre, il messaggio di libertà evangelica che è primadi tutto un farsi prossimo, sta al centro della Chiesa…

    che non è più la grazia del Padre che noi tutti – laici e sacerdoti- cerchiamo , bensì il legalismo dei “perfetti”…. il legalismo dei giusti agli occhi del Dio senza misericordia forse e agli occhi degli uomini….

    Perchè si crede non già all’opera suprema di Dio, nella sua libertà assoluta, quanto nelle nostre opere umane.

    Si crede di stabilire il confine di ogni comportamento lecito ed illecito e ci si è accecati di perbenismo e di moralismo neo-farisaico.

    Allora si cerca non più Dio Trinità di amore e la sua grazia che “fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti”, ma si proclama la famiglia umana, come nuovo idolo, “il vitello d’oro”, che salverebbe ogni cosa nel mondo, anche dal misterium iniquitatis.

    Si proclama una realtà contingente, quella del matrimonio eterosessuale, come assoluta e fondata in Dio, e si stabiliscono poi le moralità dei comportamenti umani dall’esterno, come un occhio indagatore e invidioso dell’altro,e non già dalla prossimità interiore del fratello che vive la sua vita e soffre le sue pene o gioisce delle sue gioie….

    Si porta ogni discorso dal lato del giudizio e della conseguente condanna, quando il Cristo ammonì di non farlo, nè giudizio nè mai condanna.

    Si stabilisce la bontà intrinseca degli atti di alcuni (in questo caso gli sposi eterosessuali) e necessariamente la malvagità, sempre intrinseca, degli atti di altri (in questo caso i conviventi omosessuali)…

    passando anche sopra lo sguardo di Dio, che non misura col metro degli uomini…

    Per farlo poi ci si appella al Magistero infallibile, e poi alla Tradizione e quindi alla Scrittura.

    Magistero che ha conosciuto nella storia errori enormi, forieri di sofferenze e tragedie di tanti, Tradizione che non è esente da altrettante eredità nefaste e da ignoranze ataviche e pregiudizi tramandati per secoli,

    Scrittura che meriterebbe un approccio più scientifico e più aderente alle nuove acquisizioni del sapere esegetico, dato che per una frase biblica si è mandati già a morire migliaia di persone in poco tempo.

    Ma i prelati si sono seduti sulla cattedradi Gesù Cristo, come si erano seduti i farisei su quella di Mosè…

    Loro non fanno rifulgere la luce del volto di Dio su questa terra e oscurano la misericordiadel Padre.

    Sanno sempre tutto e insegnano…

    Siedono e insegnano.

    Ma Cristo tace, poichè nessuno più sa muoversi a pietà di nessuno, nè dentro nè fuori la Chiesa.

    La Chiesa di Cristo tace poichè sempre parla la Chiesa del Papa… che si appoggia alle Istruzioni di una Congregazione …. cioè su un documento di uomini fatto per dare il giudizio finale su altri uomini, in antitesi alla parabola del grano e della zizzania che si vogliono estirpare subito e frettolosamente, improvvidamente.

    Una Istruzione che è fatta da mani di uomo…come se la Chiesa fosse nelle mani dei guardiani della morale … cioè dei maestri che insegnano invece che dei testimoni che vivono.

    E la Chiesa di Cristo sta in silenzio, mentre loro hanno spento anche l’ultimo “lucignolo fumigante”.
    Nè grazia nè perdono, nè amore nè misericordia, poichè i successori del Sinedrio hanno rimesso la Legge, i codici canonici, al centro della vita religiosa.

    La Legge che Paolo diceva “uccide”, la lettera che soffoca lo spirito è divenuta ormai misura di tutto.

    Una volta Ruini, una volta Tonini, un’altra lo stesso Ratzinger dopo Wojtyla, strofinano il “vitello d’oro”, lo lucidano bene per metterlo sull’altare.

    Ma Dio è lontano poichè onorato con la bocca, è trattato meno di niente con il cuore.

    Il cuore che non ha compassione è una pietra.

    E la Chiesa di Papa Ratzinger che si dice successore di Pietro, ha posto una pietra al suo centro invece del cuore.

    Non è più Dio infatti che salva, non è Cristo che amando rigenera e vivifica, sono loro, cardinali e vescovi e papi, che decidono la salvezza eterna e la moralità terrena, senza margini di dubbio o spazio per la coscienza,

    La Chiesa è poggiata sulla pietra… che è il Papa dice la tradizione cattolica.

    Ma una pietra in sè non salva nessuno, e le parole di pietra degli uomini di Chiesa senza la luce del Maestro sono prigioni per ogni anima e ogni credente.

    Da Cristo soltanto,che ci è Maestro, oggi, tutti noi, attendiamo le parole di vita, e di vita eterna.

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