Ariccia non tace!!!

IL DIALOGO E L’ACQUA SANTA

Mare mosso per la “barca” della chiesa

Posted by ariccianontace su 10 giugno 2009

MARE MOSSO PER LA ‘BARCA’ DELLA CHIESA.
IL CARD. MARTINI, DON VERZÉ E LA SFIDA DELL’EQUILIBRIO

 

35051. ROMA-ADISTA. Si apre con una finzione scenica il libro-conversazione del card. Carlo Maria Martini e di don Luigi Maria Verzé: entrambi si trovano, in un buio notturno, su una barca, in balìa di un lieve moto ondoso; ma, a ben vedere, non è che la reale situazione, descritta con un’immagine simbolica, di tutti noi umani, tanto che il libro si intitola Siamo tutti nella stessa barca (editrice San Raffaele, 2009), la barca della vita che ci traghetta verso la fine dell’esistenza, fine solo terrena per alcuni, fine tout court per altri. Entrambi i personaggi si sentono vicini all’‘arrivo’, 82enne il primo, 89enne il secondo, eppure giovani di intelletto e di spirito. Ma la barca, salda e malferma ad un tempo, è anche la Chiesa a bordo della quale entrambi sono saliti, ‘ingaggiati’ da Cristo. Se il loro viaggio è iniziato tanto tempo fa, quello della finzione scenica si è sviluppato in vari incontri fra il febbraio e l’aprile di quest’anno, in un percorso fra sponde teologiche e storiche, e perciò con l’espressione di dubbi, speranze, suggerimenti. Ne scaturisce una conversazione molto articolata e dialettica.

 

 

Inizia subito don Verzé confessando di “patire ribellione”, malgrado esperienza ed età, perché vede “la cultura in evoluzione più veloce del prudente passo della Chiesa ufficiale, sia sul piano della filosofia, sia sul piano della ricerca scientifico-biologica, e soprattutto sul piano teologico ed etico”. Ne conviene il cardinale: “addolora” il fatto che “la Chiesa sembri rimanere un po’ ai margini”. Ritiene che, “se noi amassimo davvero di più il Signore, ci metteremmo con molto più impegno a cercare di capire come e perché il mondo moderno si è allontanato dalla Chiesa”. “Molto si è fatto – ricorda – nel Concilio Vaticano II per superare il divario. Ma questa convinzione non percorre ancora tutti gli aspetti e i livelli della vita della Chiesa”.

Tocca il versante della ricerca don Verzé, fondatore dell’ospedale San Raffaele e ‘succursali’: “Da uomo della Chiesa che ha scelto di realizzare il suo sacerdozio sull’‘Andate, insegnate, guarite’, debbo dirle che niente può fermare la ricerca biologica. Osservo che troppo spesso – aggiunge severamente – il tentare di farlo somiglia più ad un atto antietico che a zelo eticista”. Anziché “assediare il lavoro dei ricercatori con timore, fredda estraneità, sospetti, giudizi, meglio immettervi competenza, avvedutezza, appropriarsi degli argomenti con uomini di Chiesa saggi, capaci”. Lo stesso dicasi per la ricerca teologica, afferma il sacerdote fautore del libero esercizio: “Sviscerare la verità in libertà mi sembra un tema immensamente utile, attuale e di grande urgenza”. “Senza libertà di scelta l’uomo non è uomo – dice Verzè – e ogni volta che all’uomo si impone un gesto, un ambiente, una verità, una fede, gli si restringe la sua identità di uomo”.

“Credo si possa e si debba – suggerisce di rimando il cardinale – dare più libero campo all’opinione pubblica nella Chiesa. È necessaria una maggiore, libera discussione senza pensare che tale discussione sia una critica o una contestazione”. “Mi sembra naturale essere nel mondo e vivere nel mondo, quindi camminare con il mondo giacché la Verità è anche una ricerca senza fine e non qualcosa di statico che dobbiamo nascondere e coltivare come un mistero esoterico”. Se Gesù si ritrovasse fra di noi, “sarebbe molto pronto a capire il nostro desiderio di approfondire la verità, di andare avanti nel cammino della libertà e della giustizia. Egli vuole provocare questa società che altrimenti è tutta ipnotizzata dal successo e dal consumismo, dal desiderio di riuscire”, valori che nulla hanno di evangelico. “Agire controcorrente, questa sarebbe l’opera di Cristo. E senza dubbio troverebbe da ridire anche sui figli della Chiesa perché non abbiamo creduto abbastanza e non abbiamo amato abbastanza”.

Più avanti, quando don Verzé, concludendo alcune sue riflessioni sulla sofferenza, rileva che la Chiesa “troppo spesso preferisce i trionfalismi piuttosto che parlare di Crocefisso, sicché quando arriva l’inevitabile patire la gente anche buona cristiana rimane smarrita”, il card. Martini aggiunge che “i trionfalismi sono più facili da accettare e la gente ci vede anche un effetto della politica”: “La nostra, in fondo, è una società basata sullo spettacolo, sull’apparire. E la povertà è proprio il contrario del senso dello spettacolo”.

Don Verzé sottopone poi il cardinale – per conoscerne il parere – a un fuoco di fila di questioni: “La Chiesa cattolica è troppo lontana dalla realtà, e le fiumane di gente, quando arriva il papa, hanno più o meno il valore delle carnevalate”; “che cosa dice della negazione dei sacramenti a devotissimi divorziati?”; “penso che ai sacerdoti dovrebbe essere presto tolto l’obbligo del celibato, poiché temo che per molti il celibato sia una finzione”; “e non sarebbe più vantaggioso che la consacrazione dei vescovi avvenisse su acclamazione del popolo di Dio?”.

E Martini risponde con discernimento: “Ci sono non poche norme e prescrizioni” di difficile comprensione, perciò la Chiesa appare lontana; sì, “le fiumane di gente” sarebbe meglio “prepararle”, anche se tanti laici delle nazioni che il papa visita sono “seri e impegnati”; vi sono divorziati risposati verso i quali “ritengo che la Chiesa debba trovare soluzioni”; la questione dell’obbligo celibatario per i sacerdoti “è una questione delicatissima. Io credo che il celibato sia un grande valore”. Non per questo, però “è necessario imporlo a tutti”. Inoltre – suggerisce il cardinale – “vedo che alcuni vescovi propongono di dare il ministero presbiterale a uomini sposati che abbiano una certa esperienze e maturità (viri probati)”; per l’elezione dei vescovi, quando “nelle situazioni antiche” partecipava maggiormente il popolo, “si verificavano litigi e molte divisioni”, e tuttavia “l’attuale modo di eleggere i vescovi deve essere migliorato”. “Sono temi – conclude Martini – sui quali si dovrebbe riflettere molto e parlare di più. Nei Sinodi qualcosa emergeva, ma poi non veniva mai approfondito”. (eletta cucuzza)

 

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3 Risposte to “Mare mosso per la “barca” della chiesa”

  1. GRANDE MARTINI said

    CHI HA ORECCHIE PER INTENDERE..INTENDA!!
    POSSIBILI CHE DI FRONTE A SIMILI UOMINI DI FEDE CHE PORTANO LE NOSTRE STESSE PREOCCUPAZIONI IN SENO…LA CHIESA NON PRENDA UNA POSIZIONE???
    MAH!!!

    SEMERAR DOCET: IO SO IO E VOI NN SETE UN….
    DON ALDO CONFERMA:…SI SI SIS SI SIS IS….. CHE TRISTEZZA…POVERA CHIESA!

  2. parrocchiana said

    Tornata da qualche giorno dalle vacanze e avendo l’opportunità di riaprire il blog ho potuto fruire degli approfondimenti che voi “Ariccia non Tace” avete scelto in questo tempo.
    Grazie per la bella lettura e per i moti dello spirito che essa ha procurato e procurerà.

    Grazie per il Vs. impegno.

  3. Enrico said

    Grandi uomini che ci rincuorano con i loro pensieri che sono molto vicini a quelli della gente.
    Franco Battiato nella sua canzone “Povera Italia” dice che qualcosa cambierà…. ma intanto la primavera tarda ad arrivare.

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