Ariccia non tace!!!

IL DIALOGO E L’ACQUA SANTA

LEGA E POLITICHE MIGRATORIE

Posted by ariccianontace su 16 giugno 2009

FONTE ADISTA

SU LEGA E POLITICHE MIGRATORIE, È ORA DI PARLARE CHIARO.
INTERVISTA AL DIRETTORE DI “POPOLI”

35060. MILANO-ADISTA. Pochi giorni prima del voto europeo, il “mensile internazionale e missionario” dei gesuiti italiani Popoli pubblicava un duro editoriale contro la politica “tre volte sbagliata” del governo di Silvio Berlusconi. Il suo ‘no’ all’Italia multietnica, argomentava il direttore, Stefano Femminis, era “anacronistico, elusivo e miope” e portava alla luce il “principio ispiratore della linea che il governo intende seguire in materia di immigrazione”. Non è la prima volta che, negli ultimi anni, il mensile dei gesuiti ha fatto sentire con chiarezza la propria voce, intervenendo non solo sui ‘problemi’, ma anche chiamando in causa le politiche concrete e i responsabili che le avevano messe in atto. Femminis, laico, sposato, padre di due figli, dirige Popoli dal 2006. Adista, all’indomani di un voto che ha premiato la Lega e le sue politiche, lo ha intervistato per fare il punto sul ruolo possibile della Chiesa e, soprattutto, dei laici cattolici in un Paese sempre più a rischio xenofobia. Perché, spiega Femminis, senza “scomunicare” gli elettori leghisti, c’è bisogno di “mettere da parte l’eccessiva prudenza nel chiamare le cose con il proprio nome, dicendo apertamente che le politiche della Lega non hanno nulla di cristiano e non sono in linea con il Vangelo”.

 

Popoli ha parlato con chiarezza e senza ritrosie delle politiche del governo in tema di immigrazione: perché si è avvertito il bisogno di far sentire la propria voce?

Da tempo Popoli ha scelto di occuparsi di immigrazione (forse per prima tra le cosiddette “riviste missionarie”), nella consapevolezza che questo fenomeno intercetta le priorità apostoliche dei gesuiti di tutto il mondo: promozione della giustizia, incontro tra le culture, dialogo tra le religioni. In questo momento, poi, la situazione è particolarmente critica: la saldatura fra le derive xenofobe di alcune componenti del governo e un clima sociale che, anche a seguito della crisi economica, tende a fare degli stranieri un capro espiatorio, rischia di intaccare la qualità della democrazia e la tutela dei diritti umani fondamentali. Ci pare allora più che mai necessario promuovere un’informazione equilibrata su questi temi, un’informazione che non nasconda le difficoltà di una sfida epocale quale è quella delle migrazioni, ma che non agiti fantasmi, che aiuti a riflettere, che denunci le ingiustizie.

 

La ‘rete gesuita’ è con voi? Come si sta muovendo?

Le realtà che fanno riferimento alla Compagnia di Gesù impegnate nel campo dell’immigrazione sono numerose. Cito, tra le altre, il Centro Astalli (presente a Roma e in altre città), che è la sezione italiana del Jesuit Refugee Service, che si occupa di accoglienza e integrazione dei rifugiati e che ha avuto parole molto dure sulla recente politica dei respingimenti. Ancora, Aggiornamenti Sociali, la nostra rivista “sorella” (in quanto realizzata anch’essa presso la Fondazione Culturale San Fedele di Milano), che si occupa spesso di immigrazione, con la nostra stessa linea. C’è poi la galassia internazionale del Jesuit Social Network, la federazione di associazioni che a vario titolo si occupano di marginalità e disagio sociale, dunque anche di immigrazione. Forse il nostro limite è quello di faticare a trovare una voce unica e sviluppare attività più coordinate, che avrebbero un impatto maggiore.

 

Su questi temi, le associazioni cattoliche hanno intrapreso una campagna ampia e articolata, che però non ha avuto il sostegno massiccio della gerarchia come in altre occasioni e su altri temi, dal Family Day al manifesto di Scienza&Vita “Liberi per vivere”. Come mai?

Intanto direi che forse è tempo che il laicato cattolico (ri)trovi il coraggio di parlare e agire in autonomia, senza aspettare sempre la “copertura” o il supporto della gerarchia. La Cei, peraltro, ha detto parole chiare sull’immigrazione (ad esempio nell’ultima Assemblea Generale) e non ha taciuto critiche nei confronti di molti provvedimenti governativi, dal pacchetto sicurezza ai respingimenti. Certo, l’impressione è che alcuni pastori registrino anche una certa insofferenza tra i fedeli sul tema della sicurezza e preferiscano, diciamo così, non uscire troppo allo scoperto.

Ma qui andrebbe fatto un discorso a monte: la percezione di insicurezza esiste, ma le statistiche ci dicono che è una percezione distorta, instillata da un martellamento mediatico e dalle strumentalizzazioni politiche che conosciamo. È inevitabile che a un aumento degli immigrati consegua un aumento di reati: vedremo chi riuscirà a scrivere una legge che fa arrivare in Italia solo persone oneste e sgobbone, possibilmente sante…

Cosa ben diversa è insinuare nella coscienza collettiva l’assurda equazione immigrazione=criminalità, con i conseguenti episodi di razzismo, esclusione, sfruttamento. In una parola: probabilmente ci vorrebbero voci più profetiche dai pulpiti, ma il problema drammatico è che, anche alle orecchie dei cattolici, la voce della tv (sempre più controllata dalla politica) è decisamente più forte e convincente di quella che arriva dai pulpiti.

 

Il pacchetto sicurezza, malgrado alcune modifiche, alla fine non è cambiato. Come mai la voce dei cattolici alla fine non è riuscita ad incidere? E cosa dice la vittoria di una forza come la Lega sulle ‘radici cristiane’ del nostro Paese?

In parte per le distorsioni a cui ho appena accennato. E poi c’è da ricordare una verità triste, ma incontestabile: i cattolici sono ormai da tempo minoranza nel Paese. Oltretutto sono una minoranza con orientamenti e sensibilità diverse, in campo sociale, economico, etico. Le cose cambiano quando alcuni valori forti di questa minoranza (o di una parte di questa minoranza) vengono cavalcati da qualche forza politica per averne una rendita politica. Qualcosa del genere è avvenuto nel caso Eluana Englaro. Ed è il tentativo anche della Lega Nord, che fa delle “radici cristiane” una comoda bandiera da sventolare in campagna elettorale e da seppellire quando si tratta di votare le leggi.

Ecco, da semplice credente, oserei chiedere a una parte dell’episcopato, specie al Nord, di mettere da parte l’eccessiva prudenza nel chiamare le cose con il proprio nome, dicendo apertamente che le politiche della Lega non hanno nulla di cristiano e non sono in linea con il Vangelo: il che non significa “scomunicarne” gli elettori, che manifestano esigenze e disagi che vanno ascoltati. Ma che almeno smettano di prenderci in giro con il ritornello delle radici cristiane coloro che propongono le carrozze della metropolitana separate per gli stranieri, insultano i credenti di altre religioni e rispediscono nelle “amene” carceri libiche donne incinte e perseguitati politici.

Riguardo al Pacchetto Sicurezza aggiungo un’ultima cosa. Da questa “sconfitta” bisognerebbe però trarre anche una lezione. Non basta criticare e condannare, non basta dire “no” o lanciare appelli che vengono puntualmente bollati come “buonisti”. Se si vuole invertire la tendenza, c’è assoluto bisogno di proposte concrete, che dimostrino come sia possibile coniugare rigore e accoglienza, sicurezza e inclusione, diritti e doveri. Sarebbe bello che tutte le associazioni (cattoliche e non) oggi unite nella critica alle scelte di questo governo in materia di immigrazione elaborassero insieme una proposta politica, quasi una sorta di iniziativa di legge popolare. Da anni, ad esempio, ci ripetiamo che la Bossi-Fini è una cattiva legge. Bene, perché le associazioni, con il loro carico di esperienza e competenze, non provano insieme a studiarne una migliore? (a. s.)

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