Ariccia non tace!!!

IL DIALOGO E L’ACQUA SANTA

Il Vangelo di domenica 28 giugno 2009

Posted by ariccianontace su 27 giugno 2009

toccare il mantelloMc 5, 21- 43

In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.
Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male.
E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: “Chi mi ha toccato?”». Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male».
Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo.
Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.

La vita o la legge?

Questa contrapposizione è il motivo che attraversa tutto il brano.

Gesù è di ritorno da Gerasa, dopo essere stato “alla riva opposta”, presso altri popoli, verso altri orizzonti, dopo un cambio di rotta che ha provocato grandi sconquassi nei suoi seguaci, una vera e propria tempesta …

Torna, e la gente gli si fa di nuovo intorno, come a volerlo circondare, rinchiudere … ma egli resta “lungo il mare”, quasi a far capire che la chiave di tutto è l’apertura agli altri, al mondo, che il Regno non ha confini, che il messaggio di liberazione può essere solo universale. 

Universale e radicale. Nessun compromesso, nessuna ambiguità. Serve solo fare una scelta. 

La vita o la legge? 

La vita, è quella che sta abbandonando la figlioletta di Giàiro, “uno dei capi della sinagoga”.

La legge, è quella che certamente regola la vita di Giàiro, un uomo dell’istituzione religiosa, legato stabilmente agli ambienti che, non molto tempo prima, avevano già in pratica decretato la condanna di Gesù e pianificato la sua morte accusandolo di essere amico del demonio e bestemmiatore (Mc 3, 6.22.30).

La vita, è ciò che, incurante della legge, lui ora chiede per sua figlia, per la “figlia della sinagoga”, rivolgendosi all’uomo rifiutato dalla sinagoga.

Questa è la sfida di Giàiro: scommettere sulla vita, per amore di chi è affidato a lui; questa scelta farà sì che, da “capo della sinagoga”, egli torni alla fine ad essere semplicemente “il padre della bambina”. 

La vita, sta sfuggendo anche dalla donna, insieme al sangue che ininterrotto fluisce via dal suo corpo da dodici anni. La legge la considera impura, a motivo della sua perdita di sangue, la emargina e le toglie così ancora di più la vita, in un folle circuito perverso nel quale causa ed effetto si confondono in un delirio legalista e spietato.

Questa donna è il prototipo degli emarginati a causa della legge, dei rifiutati, dei respinti.

Emarginata, ma non rassegnata! La sua sfida, audacissima: toccare, lei impura, il mantello di Gesù (il mantello rappresenta la persona intera, la sua dignità, dunque ella entra in contatto con la persona di Gesù) … vietato, vietatissimo!

Ecco, il coraggio di un attimo, la mano cerca di arrivare a quella che intuisce essere la fonte della vita … e tocca, tocca il mantello ondeggiante di Gesù. Il coraggio di un attimo e la vita ritorna. E’ il contatto con Dio, è un istante eterno fatto solo di vita, vita divina, forza risanatrice perché eternamente creatrice! Forza che esce da Gesù prima ancora che egli se ne avveda, tanto essa stessa è desiderosa di comunicarsi. La donna per un incredibile istante, con la sua scelta coraggiosa di libertà, aggrappata al mantello di Gesù, entra nel vortice della vita di Dio, riacquistando la pienezza della propria vita. Il turbamento dovuto alla consapevolezza dell’esperienza vissuta svanisce al suono di quella parola così dolce: “figlia”. Figlia amata, figlia generata dallo spirito, figlia liberata dalla schiavitù del legalismo attraverso una libera scelta di fede, di speranza e d’amore. 

La vita ha intanto abbandonato la piccola figlia di Giàiro, la sua morte spegne le ultime residue speranze. Nella casa e nella comunità più allargata regnano ormai solo dolore, disperazione e incredulità. Non c’è salvezza. Le risorse sono esaurite, non c’è più nulla da attingere nel proprio vissuto esperienziale, negli schemi che regolano la propria esistenza. A cosa serve ora la legge?

Ma un uomo, proprio dall’interno di quella comunità, ha osato guardare oltre, oltre le regole, oltre le imposizioni dei capi, oltre le decisioni politiche e di potere. Un uomo della sinagoga, uno dei capi, uno dei responsabili, sente che il senso della vita non può esaurirsi in quel piccolo mondo chiuso e opprimente, percepisce che c’è una novità, una proposta libera e liberante che sta scuotendo il vecchio sistema. E allora si lancia. Fa un passo fuori dal coro, fuori dagli schemi. Sceglie di fidarsi, sceglie la speranza, sceglie logiche nuove, al di là della legge, nel segno della vita. Questo basta.

Gesù lo riporta al suo essere profondamente padre e, insieme alla mamma della bambina e al piccolo gruppo di discepoli, si avvicina alla piccola senza vita, quasi in un corteo nuziale, per compiere ancora una violazione alla legge, prendendole la mano. “Fanciulla, alzati!”. Quella che, prontamente, si alza, non è più una bambina, il termine usato indica piuttosto una ragazza, una giovanetta. La ragazza prende a camminare, come la sposa che risponde alla chiamata dello Sposo e, risvegliata dal suo torpore, accetta di seguirlo, piena di energia, perché le è stata comunicata una forza che la rende vitale ed autonoma.

Inizia ora il suo percorso di vita e di crescita nella fede che dovrà svilupparsi e alimentarsi (“darle da mangiare”) nella dimensione allargata della comunità.

E come non vedere proprio la comunità cristiana nella giovane ragazza riportata alla vita e restituita ad un destino di libera e piena realizzazione di sé, nella sequela di Gesù e nell’adesione alla sua disarmante e semplice proposta d’amore?

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