Ariccia non tace!!!

IL DIALOGO E L’ACQUA SANTA

Il vangelo di domenica 6 settembre 2009

Posted by ariccianontace su 5 settembre 2009

effata2Mc 7,31-37

In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.
Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.
E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».

Che grande giro fa Gesù per recarsi sulla sponda orientale del lago di Galilea! E in terra pagana! Sembra che voglia toccare più territori e più popolazioni possibile … 

Che grande giro che fa Gesù per arrivare all’orecchio dell’uomo! Al cuore dell’uomo … Passa per strade impensabili ed illogiche, passa per territori proibiti ed impuri, passa attraverso i nostri pregiudizi, le nostre convinzioni, i nostri schemi. Non li evita, non li condanna, semplicemente ed instancabilmente, li attraversa, ci viene a trovare lì dove siamo, dove abitiamo e dove abitano le nostre certezze umane, i nostri falsi idoli. 

Ed ecco che qualcuno, lungo la strada,  comprende, qualcuno ascolta la parola di vita, si lascia trasformare e rinnovare … Ma non basta, non può bastare. Ecco, allora, il miracolo dell’amore e della fratellanza. Vicino c’è un altro che ancora non ha ascoltato, che ancora vive una vita “balbuziente” (questa è la parola esatta del testo, non “muto”), un tentativo di vita. Quelli che hanno già ascoltato, che già “vivono” la parola, si fanno carico del fratello e lo conducono a Gesù.

E’ il più grande servizio che un uomo possa rendere ad un altro uomo: portarlo a Gesù e, poi … lasciare che tutto avvenga.

Gesù lo accoglie, lo prende “in disparte”, lontano da tutti, in quello spazio prezioso in cui tutto si dissolve per lasciar risuonare l’unica Parola che conti veramente.

Com’è carnale, fisico, l’intervento di Gesù! Sembra volerci far capire ancora una volta che il Regno di Dio non è “altro” da noi, dalla nostra realtà concreta, umana, dalle nostre esperienze sensoriali. Non è una dimensione astratta e mistica, ma si annida profondamente nella nostra carne e nel nostro sangue, nella vita di ogni giorno, anzi, ne è la vera essenza, l’energia che la alimenta! 

Stabilito il contatto con l’uomo, lo sguardo si volge verso il cielo. Portare l’uomo, tutto l’uomo, a Dio. E’ la missione di Gesù, il suo desiderio più grande, tanto grande da farlo “sospirare”, proprio come capita a qualsiasi genitore quando non riesce a farsi ascoltare dal figlio … Portare l’umanità a Dio lungo l’unica strada possibile: l’ascolto e la comprensione della sua Parola. 

Apriti! L’esortazione (al singolare) non è riferita agli orecchi dell’uomo, ma a tutto il suo essere.

Apriti all’ascolto, lascia che la Parola entri in te e ti trasformi, apriti all’amore, apriti agli altri, apriti alla vita!

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Una Risposta to “Il vangelo di domenica 6 settembre 2009”

  1. salvatore said

    Nella storia di ciascuno di noi c’è quasi sempre qualcuno (un singolo o un gruppo) che ci ha avvicinato (o più spesso ri-avvicinato) a Cristo. Anche qui il sordomuto viene portato e c’è qualcun altro che, inizialmente, prega (Gesù) per lui. Non sapremo mai quale parte attiva abbia costui avuto nella grazia che gli è stata appena concessa e che è, appunto, gratuita. Sappiamo però che dopo parlava correttamente, il che non va inteso solo nel senso di qualità fonetica, ma anche, e soprattutto, nell’accezione di “parlar secondo verità”. Il vero miracolo, al solito, non è nell’evento “soprannaturale” quanto piuttosto nella conversione da miscredente ad evangelizzatore. Col battesimo ognuno di noi diviene profeta e le parole ed i gesti usati nel rito per aprirci occhi, bocca ed orecchie seguono la stessa liturgia che Gesù stesso segue nel racconto descritto da Marco. L’episodio si può dunque leggere come un paradigma del battesimo. Ora, se il nostro compito primario di cristiani battezzati è quello di evangelizzare, ebbene stiamo pur certi che non riusciremmo a convincere nessuno altro se non essendo testimoni diretti del vangelo, ossia della “buona notizia”. Credo sia per questo motivo che Gesù chiede agli accompagnatori (… e comandò loro, cioè non al sordomuto) di tacere: dobbiamo certamente avvicinare a Cristo i “sordi ed i muti” ma dobbiamo poi lasciare che siano essi stessi ad ascoltare e parlare perché una cosa è la testimonianza, altra è la pubblicità. Di quest’ultima, oggigiorno, fra un unto del Signore di qua ed una madonnina in lacrime di là c’è n’è già d’avanzo! Non prestiamoci alla moltiplicazione delle chiacchiere, lasciamo piuttosto che sia la nostra stessa storia a parlare di Dio: si rimane sorpresi dall’effetto. Provare per credere, e … credere per provare!

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