Ariccia non tace!!!

IL DIALOGO E L’ACQUA SANTA

Il Vangelo di domenica 20 settembre 2009

Posted by ariccianontace su 19 settembre 2009

bambinoMc 9,30-37 

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo.
Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti».

E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».

Gesù cammina insieme ai discepoli attraverso la Galilea. Il viaggio continua, nei territori della quotidianità, nella Galilea delle genti, e continua nelle nostre strade e nei nostri giorni …

E nel camminare Gesù insegna. Insegna a comprendere la vita e la morte. Insegna la speranza e la fiducia. Insegna il servizio. L’amore.

Contrappone, Gesù, il “figlio dell’uomo” agli “uomini”. Egli, il figlio dell’uomo, Dio fatto creatura, ma anche l’uomo pienamente realizzato, così com’è stato pensato dal Creatore, l’immagine più alta dell’umanità, il senso stesso ultimo della creazione, è “consegnato” (non lo avrebbero mai preso altrimenti!) nelle mani degli uomini ed essi lo uccideranno … L’uomo distrugge se stesso, annienta le proprie potenzialità, uccide i propri sogni e li trafigge spietatamente. L’uomo è l’assassino dell’uomo, del “progetto uomo” , dello sviluppo umano complessivo, ma anche del singolo uomo povero, disperato, emarginato, insignificante, migrante, rifugiato, perseguitato, affamato, ultimo …

“Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno”. Come non sentirsi interpellati da questa affermazione? Ogni giorno i figli dell’uomo sono consegnati nelle mani degli uomini e ogni giorno vengono uccisi, oppressi, privati della dignità e della speranza …

“Dopo tre giorni risorgerà”, è la bella notizia che non condanna definitivamente un’umanità “disumana”, ma promette speranza, rinnovamento e vita.

Tuttavia i discepoli non capiscono. O, forse, capiscono, ma hanno paura dello stravolgimento che porterebbe nelle loro vite l’accoglienza del messaggio di Gesù e, infatti, “avevano timore di interrogarlo”. Meglio lasciar cadere il discorso, non approfondirlo …

Tant’è che, lungo la strada, mentre Gesù continua ad insegnare, avviano tra di loro una discussione sui ruoli di potere all’interno della comunità!

Lungo la strada Gesù li lascia fare, forse sperando che il cammino li illumini, ma, una volta giunti “a casa”, potremmo dire, una volta che la comunità si è stabilizzata, egli deve per forza interrogarli, addirittura chiamandoli a sé, tanto li sente lontani …

Sedutosi, inizia a parlare. Non condanna l’ambizione di essere primi, non propone un ideale di apatica mediocrità,  semplicemente spiega cosa si deve intendere per “essere primo”. Come sempre, è il mondo alla rovescia di Gesù, la rivoluzione del Regno di Dio: il primo è colui che si fa ultimo, al servizio di tutti. Gesù non dice che nessuno deve ambire al potere, ma che il potere deve essere inteso come puro servizio, la forma più alta di servizio. Una comunità non può essere utopicamente autogestita, qualcuno deve avere il coraggio (perché in questi termini di coraggio si tratta!) di farsene carico, ma dovrà ricoprire il suo ruolo rendendosi servo di tutti, fino ai più piccoli.

I piccoli. Figura di chi non conta nulla, degli ultimi tra gli ultimi, degli “invisibili”.

Al tempo di Gesù così erano considerati i bambini. E proprio un ragazzino viene preso da Gesù e “posto in mezzo” ai dodici, proprio come “in mezzo” a loro riapparirà il Risorto, quasi a dire che non ci può essere risurrezione senza conversione, senza capovolgimento di vita, senza scelta d’amore per ogni fratello, il più piccolo e disperato. Nell’abbraccio di Gesù, pare quasi che i due diventino tutt’uno, a rafforzare le parole del Maestro: “Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato “.

 Gesù è l’immagine del Padre. I piccoli e gli ultimi della terra, ognuno, singolarmente, sono l’immagine di Gesù. Chi ne accoglie anche uno solo, accoglie Dio  … 

Che accoglienza stiamo riservando a Dio nel nostro mondo, che si dice cristiano e che vanta le proprie “radici cristiane”? Che accoglienza gli stiamo riservando nei nostri mari? E nei luoghi di lavoro, nelle chiese, nelle scuole, nelle strade, nelle famiglie, nelle nostre vite?

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Una Risposta to “Il Vangelo di domenica 20 settembre 2009”

  1. salvatore said

    Il capitolo 9 di Marco sembra scritto apposta per farci capire quanto difficile sia per noi uomini comprendere (nel senso di far proprio) il vero messaggio di Cristo. Come gli struzzi, quando è il momento della verità, preferiamo non vedere, non capire, e cerchiamo ad ogni costo di evitare ogni domanda di senso, persino a noi stessi. E’ un po’ come aver fatto degli esami per scoprire se si ha un cancro e poi far finta di dimenticarsene. Si può capire la paura (fottuta) ma non è una mossa intelligente far finta di niente. Peggio ancora se rimandiamo il problema a domani, per non rovinarci la bella serata che ci siamo organizzati. Ma è proprio questo quello che fanno i discepoli. Il capitolo si apre con una manifestazione di potenza inaudita: è Dio stesso che dice a Pietro, Giovanni e Giacomo, cioè ai tre che Gesù aveva cercato di “elevare”: Questi è il Figlio mio prediletto; ascoltatelo!. I discepoli guardano ma non vedono, sentono, ma non ascoltano. Non ascoltano quelli che Gesù aveva lasciato giù al monte: perché sono intenti ad acquistar credito presso le folle che implorano miracoli: ci provano, persino! Non hanno tempo perché sono a discutere con gli scribi, che chiedono spiegazioni, vedendo in pericolo il loro potere di interpreti di Dio e di mediatori fra cielo e terra. Costoro ricordano il popolo che Mosè lascia ai piedi del monte quando va a prendere le tavole della legge e che, al suo ritorno, si scopre che si è costruito il vitello d’oro! Tutti i discepoli, anche i 3 “eletti” (ma non “prediletti”) non rinunciano alla seduzione del potere: discutono fra loro su chi sia il più grande. Nessuno osa confessarlo apertamente, a chi comunque già sa, ma per ognuno di essi è il suo silenzio a parlare. A Gesù basta. A Gesù basta un cenno nella direzione giusta. Non più castighi (di Dio?) come ai tempi di Mosè, ma misericordia e comprensione ad oltranza delle debolezze umane. Per fare i miracoli, anzi per essere un miracolo vivente, non occorre altro che la semplicità di un bambino. Gesù ci ricorda infatti che “Tutto è possibile per chi crede” la risposta corretta è: “Credo, aiutami nella mia incredulità”. Gesù ci ricorda che “Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me”. Gesù parla di accoglienza ed ecco che subito dopo Giovanni (Giovanni!) si dà da fare con la politica dei “respingimenti” distinguendo fra “noi” e “loro”, fra noi e quelli che non sono dei nostri! Gesù accoglie, non respinge: lo ricordi bene chi insiste tanto sulle radici cristiane della nostra “civiltà” europea. Accoglie tutti: invece di amareggiarsi per Giovanni, che ancora non capisce, gli fa dono della chiave di lettura del nuovo mondo: Chi non è contro di noi è per noi.

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