Ariccia non tace!!!

IL DIALOGO E L’ACQUA SANTA

Il Vangelo di domenica 4 ottobre 2009

Posted by ariccianontace su 1 ottobre 2009

Emil%20Nolde%20-%20Christ%20and%20the%20ChildrenMc 10,2-16

[Poi Gesù partì di là e se ne andò nei territori della Giudea e oltre il Giordano. Di nuovo si radunarono presso di lui delle folle; e di nuovo egli insegnava loro come era solito fare.]

In quel tempo, alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla».

Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto».

A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».

Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso». E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro.

Gesù, partito da Cafarnao, è di nuovo in cammino, con i discepoli, in direzione della Giudea verso la sua meta ultima, rappresentata da Gerusalemme. Lungo la strada le folle, probabilmente altri pellegrini, si radunano presso di lui ed egli insegna loro, come è solito fare, annunciando il suo messaggio di amore e uguaglianza.

Ma ecco, i farisei, figura più generale del potere religioso e legalistico, cercano di “tentarlo” portandolo su un terreno accidentato e pericoloso: all’interno del “contratto” matrimoniale. La domanda, fatta apposta per metterlo in difficoltà, verte sulla liceità del ripudio da parte del marito nei confronti della moglie.

E qui Gesù realizza un capolavoro dialettico svelando la chiave interpretativa dell’intera Scrittura.

Chiede, innanzitutto “Che cosa vi (non: ci) ha ordinato Mosè (non: Dio)?” La formulazione della domanda mostra subito che egli prende le distanze dal precetto di Mosè ed anche che si sta riferendo ad una sfera legiferatrice umana, non originata da Dio.

La risposta dei farisei è “furba”. Essi infatti ribaltano il piano da quello dell’ “ordine” a quello del “permesso” e citano un passo della Legge in cui viene regolamentata, dandola per consuetudinaria, la pratica (unilaterale) del divorzio, imponendo al marito di scrivere una lettera di divorzio in caso di ripudio della moglie (Dt 24,1).

Gesù, senza mezzi termini, liquida questo “precetto” (entolèn: norma, precetto, diverso da “comandamento”), che rappresenta una concessione di Mosè alla durezza di cuore degli uomini.

La durezza di cuore nella Bibbia sta sempre a rappresentare la resistenza, l’opposizione al progetto di Dio.

Ed eccolo, il progetto di Dio, in tutta la sua bellezza, sulle labbra di Gesù, ecco l’intento che mosse lo spirito creatore, l’origine ed il principio di tutto: “una sola carne!”. Un solo essere, una sola vita, unione tra eguali, pari per dignità e destinati all’incontro nella pienezza dell’amore divino! Maschio e femmina.

E’ l’Uomo, l’Umanità così come pensata dal Creatore. Maschio e femmina per non dimenticare che c’è sempre un altro fuori di noi e davanti a noi, che non siamo noi il centro dell’universo, che il nostro non è l’unico punto di vista, che la vita si realizza solo attraverso il dialogo e la complementariètà. Che occorre “lasciare padre e madre”, cioè il proprio retaggio culturale e sociale, le proprie certezze, l’identità e l’appartenenza sventolate come vessilli di guerra contrapposte ad altre identità ed appartenenze. Che il traguardo è diventare una sola carne, un solo sogno, quello di Dio. Dio che conosce solo il verbo “unire”, mai “dividere” (che è, invece appannaggio del diavolo, il “divisore” per antonomasia).

E, infine, i bambini. I “piccoli”. Intesi propriamente come bambini, ma anche nell’accezione di ultimi, senza diritti, senza considerazione, senza voce, senza potere …

Questi piccoli venivano “portati” a Gesù (è lo stesso termine usato quando viene condotto a lui il paralitico – Mc 2,4) “perché li toccasse” (come per i il cieco di Betsaida – Mc 8,22).

Ci troviamo “a casa”, cioè nel luogo stabile della comunità di Gesù, e, proprio lì, abitano la discriminazione e la chiusura. I discepoli, infatti, si oppongono a che questi piccoli vengano condotti al rapporto personale con Gesù, al contatto con lui. Si arrogano il diritto di decidere chi può e chi non può avvicinarsi a lui!

E’ il trionfo della controtestimonianza. Proprio da parte dei discepoli più vicini. Dentro la comunità!

E’ intollerabile per Gesù che si indigna e chiede con forza che si lascino avvicinare i piccoli, che non si impedisca loro l’incontro con lui, ribadendo in tal modo un concetto più volte espresso ma, evidentemente, mai assimilato dai discepoli.

Chi è come questi piccoli è nel Regno di Dio. Essi sono il Regno. E chi non diventa piccolo, chi non si lascia “portare”, chi non cerca il “tocco” salvifico del contatto personale con Gesù, non potrà sperimentare la bellezza del Regno di Dio nella propria vita.

Al tempo stesso questa affermazione di Gesù chiarisce senza possibilità di dubbio l’atteggiamento che ci è richiesto per la sequela e per la costruzione della comunità: accoglienza, umiltà, servizio reciproco, entusiasmo, passione, semplicità e fiducia.

In una parola: amore.

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