Ariccia non tace!!!

IL DIALOGO E L’ACQUA SANTA

SINODO PER L’AFRICA IN DIRITTURA DI ARRIVO: SI PARLA DI TUTTO, CON DUE ECCEZIONI

Posted by ariccianontace su 27 ottobre 2009

 

ADISTA

35255. CITTÀ DEL VATICANO-ADISTA. La seconda assemblea sinodale per l’Africa (apertasi il 4 ottobre) è alle strette finali. I vescovi hanno preso visione, il giorno 20, della bozza delle “proposizioni”, il cui elenco finale è destinato al papa che ne ricaverà, come di consueto, l’“esortazione apostolica post-sinodale”. La bozza dell’elenco è stata redatta da un’apposita commissione guidata dal relatore generale del Sinodo, card. Peter Kodwo Appiah Turkson, arcivescovo di Cape Coast (Ghana) a partire dalle risposte fornite dai “circoli minori” (o linguistici) alle 25 domande che chiudevano la “Relazione dopo la discussione” (Relatio post disceptationem). La loro unificazione è stata operata. Sulla bozza hanno lavorato i “circoli minori” per gli eventuali emendamenti. Il testo finale delle “proposizioni”, votato il 23 mattina, è stato presentato in aula nel pomeriggio. Nella mattinata dello stesso giorno è stato approvato anche il “messaggio”. I “circoli minori” (5 riunivano i vescovi di lingua inglese, 5 quelli di lingua francese, 1 quelli di lingua portoghese, 1 misto anglo-francese), insieme alle risposte al questionario presente nella Relatio post disceptationem, avevano presentato in aula una breve relazione della discussione che avevano compiuto sulla Relatio. Ma, riferisce l’agenzia Zenit, “troppo poco” è stato il tempo per questa fase dei lavori e “quasi tutti i relatori dei 12 gruppi (…) lo hanno messo in evidenza”: “Solo la giornata di mercoledì”, precisa l’agenzia, una giornata ‘breve’ perché “i lavori sono stati interrotti alle 18,30” per dar spazio alla proiezione di una sintesi del film Rai dedicato a s. Agostino. Nelle relazioni dei “circoli minori” non manca neppure un tema di quelli apertamente affrontati in aula e già pedissequamente segnalati dalla Relatio post: dal ruolo dei religiosi, dei preti e dei vescovi come agenti della riconciliazione alla richiesta di maggiore formazione dei laici alla Dottrina sociale; dal bisogno (anche per le Chiese) di guarire dai peccati di egoismo, tribalismo e faziosità all’influenza “nefasta della stregoneria, vera guerra occulta che l’Africa si fa al suo interno”, e alla maggiore attenzione da riservare alle religioni tradizionali africane; dalla promozione della dignità e del ruolo della donna nella Chiesa e nella società alla sollecitazione perché i sacerdoti vivano “in modo coerente con la loro vocazione per essere d’esempio” (“circolo” francese C); dall’emigrazione per povertà, guerre, mancanza di diritti, alla depredazione e sfruttamento cui l’Africa è soggetta (ma il “circolo” anglo-francese ha anche lamentato che “l’azione profetica delle Commissioni Giustizia e Pace avrebbe meritato una maggiore attenzione” da parte dell’assemblea sinodale, così come “l’analisi dei conflitti africani avrebbe dovuto permettere di approfondire le cause principali, quali il saccheggio delle risorse naturali dell’Africa, più determinante del tribalismo spesso sotto accusa”); dalla valutazione positiva degli elementi di riconciliazione e pace di cui sono portatrici le culture africane (delle quali sono però sono stati segnalati anche elementi negativi) alla necessità di muoversi verso “una catechesi inculturata” dei sacramenti dell’eucarestia e della riconciliazione (in questa direzione, il “circolo” francese B ha suggerito un congresso eucaristico continentale di riflessione e ricerca); dalla formazione e correzione fraterna dei politici (che spesso, è stato oservato, si servono della diversità per dividere un’etnia dall’altra) alla formazione dei sacerdoti, anch’essi “minacciati dalla mentalità del mondo che diffonde i disvalori del materialismo” (“circolo” inglese B).

Di tutto di più, si direbbe. Eppure salta agli occhi l’assenza dal dibattito di due questioni: il celibato dei preti e l’uso del preservativo per contenere il contagio dell’Hiv. “Il fenomeno dei sacerdoti e vescovi che hanno famiglia è diffuso”, rilevava Nigrizia in un ampio e documentato servizio sul numero di ottobre (v. Adista n. 102/09). Eppure non c’è traccia che i vescovi ne abbiano parlato nel corso dei lavori, a meno che non si voglia considerare indizio contrario il richiamo del “circolo” francese C ai preti per una vita “coerente con la loro vocazione”. Per quanto riguarda l’Hiv, più vescovi hanno denunciato il dramma che quest’epidemia rappresenta soprattutto in un continente dove l’accesso alle cure non è affatto universale; e hanno giustamente vantato il lavoro che la Chiesa svolge con le sue strutture di assistenza. Questi stessi vescovi, però, hanno anche affermato, in linea con il famoso intervento di Benedetto XVI sull’aereo che lo portava in Africa nel marzo scorso (v. Adista n. 34/09), che l’uso del preservativo può solo peggiorare la situazione. Strano. Tanto più alla luce del fatto che nella prima conferenza stampa sui lavori sinodali, il relatore generale card. Turkson aveva affermato che “l’uso del preservativo”, insieme alla fedeltà all’interno della coppia, “è importante” (v. Adista n. 102/09). Il non parlare ‘ufficialmente’ di questioni così controverse e di materia opinabile ha tutto il sapore di una scelta, imposta o autonoma non ha grande importanza. (eletta cucuzza)

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