Ariccia non tace!!!

IL DIALOGO E L’ACQUA SANTA

COLPEVOLE DI TROPPO VANGELO.

Posted by ariccianontace su 2 novembre 2009

alessandro-santoro

ADISTA

COLPEVOLE DI TROPPO VANGELO.
LA CURIA DI FIRENZE RIMUOVE DON ALESSANDRO SANTORO

35266. FIRENZE-ADISTA. Alle Piagge, popolare quartiere alla periferia nord-ovest di Firenze, don Alessandro Santoro ci era arrivato, da giovane prete, nel 1994. Poi, nel 1996, l’allora arcivescovo della città, il card. Ennio Antonelli, gli aveva formalmente affidato la cura della comunità. Con alcuni abitanti, aveva dato vita ad una vivacissima realtà ecclesiale di base che a poco a poco, grazie all’aiuto di tante laiche e laici, ha contribuito ad animare un quartiere spesso caratterizzato da situazioni di degrado e marginalità. Erano così via via nati diversi progetti autogestiti: una bottega delle economie solidali; il Fondo Etico e Sociale, per finanziare progetti di promozione del territorio, il ‘progetto Villore’, esperienza di agricoltura biologica, accoglienza, vita in comune in Mugello; il doposcuola per i bambini; la scuola di alfabetizzazione per adulti e stranieri; le attività di recupero e riciclaggio dei rifiuti; quelle per l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate; il laboratorio politico “Cantieri solidali” che partecipa attivamente alla vita civile della città; la casa editrice Edizioni Piagge; la testata l’Altracittà, un giornale che racconta la città di Firenze con una particolare attenzione al quartiere ed ai problemi delle periferie; il centro sociale “Il Pozzo”, che ha sede in un prefabbricato dove si svolgono durante la settimana gran parte degli incontri e delle iniziative della comunità e dove ogni domenica don Santoro celebra la messa.

Eucarestia che alle Piagge don Santoro d’ora in poi non potrà, suo malgrado, più celebrare. Il prete è stato infatti rimosso dal suo incarico dal vescovo di Firenze, mons. Giuseppe Betori. La sua ‘colpa’, quella di aver sposato in chiesa, il 25 ottobre scorso, Sandra Alvino e Fortunato Talotta. Un matrimonio “fuori dai canoni” ecclesiastici, a giudizio della Curia di Firenze. Sandra, 64 anni, è infatti nata uomo, anche se già dal 1974, dopo un’operazione per cambiare sesso realizzata a Londra, era diventata a tutti gli effetti una donna; tanto che lo Stato italiano le aveva permesso, nel 1982, di sposare con rito civile l’uomo che amava già da diversi anni. Sandra, cattolica praticante, aveva però sempre desiderato coronare la sua storia d’amore ormai trentennale davanti all’altare, con il rito religioso. Così, dopo un cammino all’interno della comunità delle Piagge, già lo scorso anno don Santoro si era detto disposto a sposare in chiesa lei e Fortunato. Poi però, il 15 gennaio 2008, poco prima che le nozze fossero celebrate, arrivò il diktat del card. Antonelli, che obbligò don Alessandro a fare, seppure a malincuore, un passo indietro (v. Adista n. 11/08).

Ma alla fine l’obbedienza alla gerarchia nulla ha potuto di fronte alla necessità di obbedire al precetto di amore del Vangelo. Da questa obbedienza don Santoro, come egli stesso ha spiegato durante l’omelia pronunciata il 25 ottobre di fronte agli sposi e a tutta la comunità, non ha potuto esimersi. Così, puntuale, la sera stessa del 25, è arrivato il comunicato della Curia di Firenze nel quale la celebrazione avvenuta alla Piagge viene bollata come la “simulazione di un sacramento”, “un atto privo di ogni valore ed efficacia, in quanto mancante degli elementi costitutivi del matrimonio religioso che si voleva celebrare”. Una scelta, quella di don Santoro che, secondo la Curia, “assume particolare gravità in quanto genera inganno nei riguardi delle due persone coinvolte, che hanno potuto ritenere di aver celebrato un sacramento laddove ciò era impossibile, nonché sconcerto e confusione nella comunità cristiana e nell’opinione pubblica, indotta a pensare che per la Chiesa siano mutate le condizioni essenziali per contrarre matrimonio canonico”. Per questo, conclude seccamente il comunicato, all’arcivescovo non resta “che riconoscere con dolore e preoccupazione questo dato di fatto”, sollevando don Alessandro Santoro “dalla cura pastorale della comunità delle Piagge” e chiedendogli “di vivere un periodo di riflessione e di preghiera”. Insomma, parroco rimosso, matrimonio nullo. Nullo, forse, per le leggi della Chiesa. Infatti, come lo stesso don Santoro aveva ricordato rivolgendosi a Sandra e Fortunato durante l’omelia, nessun provvedimento della Curia avrebbe potuto cambiare la realtà, perché “voi siete una coppia di credenti che vive nella Chiesa il suo essere coppia e questo il Dio della Vita benedice e accarezza”. (valerio gigante)

LA NAZIONE

Firenze, 2 novembre 2009 – Uno schiaffo e una carezza. Il lungo, commosso abbraccio della Comunità delle Piagge e di oltre un migliaio di persone con don Alessandro Santoro, rimosso dall’arcivescovo per aver sposato domenica scorsa Sandra Alvino, donna nata uomo, con Fortunato Talotta, già suo marito per il codice civile, è legato a filo doppio con la frase simbolo del testamento spirituale di don Serafino Ceri, il sacerdote morto nel luglio del ’93, amico e primo maestro di don Santoro nella parrocchia del Galluzzo: “E’ nella Messa che mi trovate: non sarò il primo a venire, ma da ultimo quando sentite uno schiaffo e una carezza”.

Prima dell’inizio, “del segno della croce nel nome dell’altro da noi” che, ha detto don Alessandro, unisce al di là dell’essere credenti o meno, il sacerdote ha parlato a lungo con i bambini, ha cercato di spiegare loro il perchè del suo allontanamento: li ha tenuti sulle ginocchia, ha asciugato molte lacrime, come quelle di una mamma rom: “Al centro dell’attenzione devono stare persone come lei — ha sussurrato in un soffio Ale, come lo chiamano tutti — non io”.

Ma gli abbracci, le lacrime, il dolore per un distacco ormai deciso sono stati tutti per lui. La liturgia sotto il sole, iniziata con una ventina di minuti di ritardo, è durata due ore e mezzo. Ed è stata più volte interrotta dagli applausi, fin da quando il sacerdote ha indossato i paramenti mentre il coro cantava Edorardo Bennato: “Un giorno credi di esser giusto… In un altro ti svegli e devi cominciare da zero”.

Al Gloria, Ale ha ricordato Sant’Ireneo di Lione e ha dato la prima carezza al suo gregge: “La vera Gloria a Dio è nei vostri nomi e nei vostri volti”. Lo schiaffo, alle gerarchie, è arrivato all’omelia sulle Beatitudini, un colloquio che ha stentato a iniziare per la commozione del sacerdote, interrotto da Sandra Alvino, la sposa del matrimonio ‘dello scandalo’: “Fatemi parlare, so che pensate che Alessandro se ne va per colpa mia”.

Dopo un altro applauso il prete è riuscito a iniziare: “Sono umiliato, profondamente, sono devastato dall’umiliazione. A chi mi ha chiesto lo rifaresti? Ho risposto: cento volte sì. Voglio che sia chiaro: ho imparato con il Vangelo fra le mani che non esistono mezze misure nell’amore. Gesù “amò fino alla fine” e io a quel Vangelo devo obbedire. Quello che rimprovero alla mia casta è di non avermi dato la possibilità di avere un figlio. Vado via — ha continuato — perché obbedisco a quello che il vescovo mi chiede anche se non so il motivo preciso per cui obbedisco, ma lo farò. La Chiesa è un gigante invincibile. Posso ancora celebrare Messa, ma non ho più un popolo”.

Don Santoro che nell’omelia ha citato ‘Le città invisibili’ di Italo Calvino, il suo libro preferito, Saint Exupery e Gandhi, ancora non sa dove finirà “ma il vescovo mi ha chiesto di andare in una comunità religiosa a rivedere la mia vita: sono come i ragazzi che ho cercato di sostenere. In pratica dovrei andare in comunità terapeutica. Venerdì prossimo lascerò la casa. Il vescovo mi ha detto di fargli proposte, ci parlerò in settimana, poi vedremo quanto durerà l’esilio”.

“Quando mi ha sollevato dall’incarico gli ho chiesto: ‘Sono in un limbo?’ E il vescovo mi ha risposto: ‘Bravo, hai detto bene, te sei e rimani in un limbo fin quando non imparerai a non dare scandalo ai fedeli e all’opinione pubblica’. Il problema è – ha proseguito con un sorriso amaro – che non imparerò mai”. Don Santoro lascerà la casa dove abita in via dell’Osteria ad un ragazzo rom, Rico, 19 anni, da lui in pratica adottato bambino e definito il futuro ‘portabandiera delle Piagge’ e a Elisabetta una volontaria padovana. Ha anche ricordato a tutti che dovrà lasciare le sue cariche sociali legate alle iniziative della Comunità e il lavoro di operaio.

La preghiera dei fedeli è durata un’ora per dare spazio alle riflessioni, alle lacrime, alla rabbia dei partecipanti, tra i quali Elisabetta Baldi, vedova del giudice Caponnetto. Fra i tanti che si sono fatti avanti, esponenti della Comunità dell’Isolotto, amici, la stessa Sandra Alvino, ha parlato don Paolo Tofani, parroco di Santomato e San Piero a Pistoia, che ha concelebrato: “Come nel caso di don Milani è una chiesa che non sa leggere la profezia, che ha paura”.

E’ intervenuto anche Silvio Salvestrini, pratese, parroco dimissionario che opera nel volontariato e che ha promesso di dedicarsi alle Piagge: “Mi sono fatto prete per la legge dell’amore e mi sono trovato a dover fare il parroco per amore della legge”. Don Santoro ha ricordato che la sua ultima Messa coincide con il quindicesimo anniversario del suo arrivo alle Piagge.

Da domenica prossima tocca a don Renzo Rossi, 84 anni, a sua volta prete dei diseredati. “Su di lui non abbiamo nulla da eccepire – ha detto il portavoce della Comunità Cristiano Lucchi – ma poteva non accettare. Faremo riunioni per stabilire come rapportarsi con lui. Di sicuro non useremo la violenza che abbiamo subito dalla curia”. L’ultimo segno, dopo la benedizione, Ale lo ha chiesto alla Comunità: “Adesso beneditemi voi”, sulle note di ‘Todavia cantamos’, dedicata ai desaparecidos argentini e di ‘Verranno a chiederti del nostro amore’ di De Andrè. Dori Ghezzi, la vedova, ha mandato un messaggio di saluto. Per tutta la giornata è proseguita la raccolta di firme per un appello alle autorità ecclesiastiche affinché rivedano la decisione.

Duccio Moschella

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