Ariccia non tace!!!

IL DIALOGO E L’ACQUA SANTA

Archive for the ‘Momenti di preghiera’ Category

Dopo tante battaglie e dopo tanto parlare, argomentare, litigare, condividere comunque, al di là di tutto, le nostre emozioni e le nostre speranze, si sentiva il bisogno di uno spazio dedicato alla preghiera ed alla meditazione.

Qui sarete liberi di aprire il vostro cuore, potrete riportare preghiere, potrete pregare per voi e per gli altri, avrete, insomma, l’opportunità di vivere, insieme ai frequentatori del nostro blog, qualche momento di riflessione, nella speranza che i nostri “incontri virtuali” possano trasformarsi in un’esperienza di amicizia e di comunità.

Il Vangelo di domenica 5 settembre 2010

Posted by ariccianontace su 3 settembre 2010

Lc 14, 25-33

In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro:
«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo.
Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.
Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”.
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace.
Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».

Tanta folla dietro a Gesù.

In cerca di cosa? Umanità confusa e sbandata alla ricerca di un senso, di un perché, di un indirizzo …

Folla che avanza, sospingendosi reciprocamente, sull’onda di un’emozione collettiva che si alimenta con l’emozione dell’altro, un fremito che passa da pelle a pelle … Un brivido, una sensazione, qualcosa che vibra nel cuore … forse è questa la verità, la risposta?

Quante folle emotive e suggestionate seguono presunti leader o capi carismatici o semplicemente il mito del “volemose bene”, del “ma come stiamo bene insieme” …? Cosa c’è di più facile che innamorarsi di un’emozione, sull’onda della quale lanciare proclami di vita, annunciare scelte decisive e drastiche, giurare impegno e perseveranza per un ideale, un progetto, una comunità, un gruppo, degli amici … ?

Ma ecco che Gesù, a questa folla, dice parole nuove ed impreviste, aspre, ruvide, sgradevoli, parole pesanti come pietre, taglienti come spade, parole sconcertanti … che, però, se ascoltate con attenzione, si rivelano limpide e brillanti.

Innanzitutto Gesù, nel rivolgersi alla folla, ne opera la trasformazione in un insieme di individui singoli e singolari. Egli non parla alla moltitudine indistinta, ma a ciascuno nella sua soggettività: “se uno” … “colui che” … “chi” … “costui” … “chiunque” …

Dunque la prima operazione è proprio quella di far riscoprire ad ognuno la propria individualità e la conseguente responsabilità nelle scelte. Anche in mezzo alla folla più grande, tu sei sempre “uno”.

A questo individuo – uomo, Gesù dà le sue “ricette” di vita.

Libertà.

Nessun legame umano deve renderci schiavi, al punto da condizionare l’orientamento e la piena realizzazione della nostra vita, da influenzare le scelte di fondo, da frenare la tensione appassionata verso i nostri ideali. Nessun legame, compreso quello originato da noi stessi, dalle nostre convinzioni, dai nostri schemi mentali, dalle sovrastrutture del gruppo sociale a cui vogliamo appartenere.

Concretezza.

Non basta un’adesione intellettuale o spirituale, occorre agire concretamente e pubblicamente, sollevando e tenendo bene in vista la croce, il proprio impegno d’amore, lavorare per il regno nella quotidianità in tutti i contesti in cui la vita ci conduca.

Ragione.

Qui Gesù stupisce davvero, soprattutto chi è convinto che la fede e la scelta della sequela appartengano alla sfera dell’istinto e dell’irrazionalità. L’invito a considerare l’aspetto progettuale nella propria vita è inequivocabile. E’ saggio, dunque, prima di lanciarsi in un’impresa, calcolare i mezzi necessari e valutare le proprie forze, per evitare fallimenti inevitabili.

Ma … ecco la contraddizione: “Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo”.

Assurdo, a prima vista.

Quindi, per chi volesse seriamente e “con successo” diventare discepolo di Gesù, la conseguenza “ragionata” dopo un’attenta valutazione delle proprie risorse personali,sarebbe quella di rinunciare a tutto?

Eppure, a ben guardare, il senso c’è.

E’ chiaro che rispetto alla realizzazione del Regno di Dio, come espresso ad esempio nelle Beatitudini, qualsiasi progetto basato solo su risorse umane sia destinato a fallire miseramente. Qualsiasi costruzione di comunità, progetto di volontariato, tentativo di condivisione, pur se animato dalle migliori intenzioni, prima o poi si infrangerà contro i limiti della natura umana.

Allora il punto è proprio acquisire la consapevolezza di questa inadeguatezza intrinseca e, per così dire, fisiologica delle proprie risorse, comprendendo che da soli non ce la possiamo proprio fare.

Abbiamo bisogno di Qualcuno. Qualcuno che possieda risorse infinite ed inesauribili e le metta a nostra disposizione senza limiti … Che colmi d’amore straripante ogni nostra lacuna, ogni errore, ogni colpo mancato, ogni frustrazione, ogni sconfitta (“… chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete fare nulla” – Gv 15,5).

Abbiamo bisogno di percorrere nuove strade, uscire dagli schemi consueti, sterili e asfittici, aprirci a più ampi orizzonti e arricchire la nostra vita di nuove dimensioni. Ma per fare questo occorre viaggiare leggeri, senza bagaglio, senza impedimenti.

Rinunciare ai propri “averi”, avendone compresa l’inadeguatezza.

Non è poi così illogico.

Posted in Momenti di preghiera | Contrassegnato da tag: , , , , , , | Leave a Comment »

Il Vangelo di domenica 27 giugno 2010

Posted by ariccianontace su 24 giugno 2010

Lc 9, 51-62 

Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione (indurì il volto) di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé (al suo volto). Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché (il volto di lui) era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio. Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo». A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio». Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio».

I giorni stanno per compiersi e Gesù sa che il tempo stringe. Gerusalemme è la meta.

Nella vita di ognuno arriva il momento in cui bisogna necessariamente fare i conti con Gerusalemme.

Gesù, figlio dell’uomo, ne è consapevole. Luca rende molto efficacemente (peccato che dalla traduzione in italiano ciò non appaia) l’immagine di un volto che cambia, i cui lineamenti si induriscono, quasi a rappresentare la tensione che prevade l’intera persona, la determinazione risoluta di chi sa che sta per affrontare una strada senza ritorno.

Gerusalemme, il luogo dove fare verità. Gerusalemme, la città del sacro e, insieme, del potere, del tempio e del trono. Gerusalemme, che acclamerà il Messia figlio di Davide. Gerusalemme, che darà la morte.

E’ la fine ed il fine del cammino, per Gesù e per i suoi.

Ecco che, allora, lungo il percorso che porta a Gerusalemme, bisogna fare chiarezza.

Scopriamo che non tutto è come sembra, che chi dovrebbe essere vicino a Gesù è tremendamente lontano. I discepoli inviati a preparare il suo arrivo falliscono miseramente il compito loro affidato e, per di più, invocano il fuoco distruttore sui Samaritani colpevoli di non voler accogliere Gesù. E loro stessi, quanto hanno interiorizzato gli insegnamenti del Maestro che parlava d’amore e fraternità?

Scopriamo, lungo la strada per Gerusalemme, che di nuovo le cose non sono come pensiamo. Il cammino ora si snoda attraverso territori “ostili”, non ortodossi, nella terra di Samaria. Tre uomini, tre storie. Tre persone “lontane”, pagane. Eccoli diventare improvvisamente interlocutori privilegiati di Gesù. D’un tratto i discepoli scompaiono e proprio attraverso i tre Samaritani scopriamo il segreto della sequela autentica.

Nei tre uomini si specchia la nostra storia, essi ci rimandano in sequenza i fotogrammi del nostro cammino di avvicinamento a Gesù.

L’entusiasmo del primo (“ti seguirò dovunque tu vada”) che deve essere in qualche modo “ridimensionato”, riportato alla realtà. E’ l’entusiasmo della scoperta di Gesù, quello che scaturisce dall’aver ricevuto l’annuncio della bella notizia, è l’innamoramento, l’ebrezza, ma anche il tempo dell’emotività e del rischio di confondere le vere motivazioni del proprio agire. Attento, gli dice Gesù, chi mi segue non avrà una vita facile. Non troverà appoggi e rifugi, non ci saranno riconoscimenti né onori. Dovrà trovare in se stesso la forza e la perseveranza per andare avanti.

L’incertezza del secondo (“permettimi di andare prima a seppellire mio padre”). E’ il momento in cui la Parola ha fatto breccia in noi e vorremmo sinceramente darle un posto nella nostra vita … un posto sì, ma proprio il primo? C’è sempre un “padre” da seppellire … un’ambizione, un’idea, una convinzione, un preconcetto, una sovrastruttura … rinunciarvi? … andare avanti? Sì, ma senza fretta, forse addiruttura salvandone almeno la “memoria”. Insomma, tagliare col passato va bene, ma senza esagerare! E Gesù invece chiede proprio una svolta radicale e completa: che i morti seppelliscano i morti, che il passato sia definitivamente e pienamente “passato”, perché egli possa “fare nuove tutte le cose”.

La paura di aprirsi del terzo (“prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia”). Una volta chiuso con il passato, resta ancora un impedimento per poter davvero seguire Gesù in piena libertà: la chiusura. La grande paura di perdere la propria collocazione sociale, abbracciando per davvero la logica pura dell’amore e della fraternità. E’ la sfida più grande, il passaggio cruciale. Lo stesso Gesù ha dovuto rompere i legami familiari e divenire straniero nella sua casa, nella sua terra. L’esigenza di congedarsi da “quelli di casa mia” dice la volontà di continuare a distinguere tra loro e gli altri, di mantenere i confini, gli steccati. Soprattutto, di lasciarsi una via di fuga, un’uscita d’emergenza, di non tagliare i ponti. Ma il Regno di Dio non funziona così. Se metti mano all’aratro, se decidi di tracciare il solco per seminare la Parola, non tornare sui tuoi passi, vanificheresti tutto, distruggeresti il lavoro fatto e il seme non germoglierà. Il segreto è andare avanti, con la fiducia che il raccolto ci sarà e sarà abbondante.

Il segreto è aprire i propri orizzonti fino ad abbracciare il mondo intero, senza paura. E’ la scommessa su un Amore che diventi casa, terra, patria comune per l’intera umanità.

Posted in Momenti di preghiera | Contrassegnato da tag: , , , , , , | Leave a Comment »

Il Vangelo di domenica 11 aprile 2010

Posted by ariccianontace su 9 aprile 2010

Gv 20,19-31

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».

Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

E’ la sera di un giorno speciale, primo giorno dopo il sabato, giorno “uno” dell’era cristiana.

Il giorno della pietra rotolata, della tomba vuota.

Giorno di gente che corre …

La corsa affannata e angosciata di Maria Maddalena che teme di aver perso per sempre anche il ricordo di Gesù, il suo corpo rubato da chissà chi …

La corsa “da leader”, ma lenta, di Simon Pietro che, immediatamente, va a verificare quanto ci sia di vero nelle parole di quella donna sconvolta e probabilmente visionaria …

La corsa leggera e veloce del discepolo amato, quello che era rimasto sotto la croce a veder morire Gesù, che davvero “era stato con lui” e non poteva non aver capito …

Giorno di sguardi …

Lo sguardo incredulo e sorpreso di Maria, alla vista del sepolcro vuoto …

Lo sguardo “investigativo” di Pietro, che guarda le fasce ed il sudario abbandonati …

Lo sguardo di fede del discepolo amato, che “vede e crede” …

Giorno dell’annuncio della resurrezione …

L’annuncio di Gesù a Maria Maddalena ed il successivo “mandato” a dare la notizia ai fratelli (è, in assoluto, la prima evangelizzatrice) …

L’annuncio di Maria Maddalena ai discepoli …

Un giorno eccezionale, dunque, il giorno per eccellenza, il giorno della consapevolezza e della rivelazione.

Eppure …

Anche l’esperienza più forte ed entusiasmante, la più affascinante e luminosa, deve fare i conti con la natura umana. I ripensamenti, i dubbi, le incertezze. Le paure. La paura di sperare, di illudersi, la paura di volare troppo in alto e poi cadere.

Si fa sera.

Le ombre a poco a poco sfumano i contorni delle cose, ciò che sembrava chiaro diventa incerto, forse era solo un’illusione dettata dalla speranza, i fantasmi tornano a bussare al cuore e alla mente …

I discepoli, nella sera di quel primo giorno, si rinchiudono, serrano le porte e si rifugiano, impauriti, nel loro piccolo mondo conosciuto. Hanno paura dei Giudei, ma ancora di più hanno paura di fare i conti con il grande mistero della vita. Hanno paura di lasciar travolgere la propria vita dalla notizia ricevuta. Non vogliono davvero riceverla fino in fondo. Anche il discepolo amato, quello che ha visto e creduto, anche lui è lì, anche per lui è sopraggiunta la sera, la penombra, il dubbio.

Ed allora è la notizia stessa che si rende presente in mezzo a loro. Può chi ha rotolato via la pietra del sepolcro, lasciarsi fermare dalle porte chiuse degli uomini? Gesù è lì, vivo, al centro della piccola comunità incerta e confusa. Molti errori hanno commesso i discepoli, ma hanno fatto la scelta fondamentale: erano insieme.

Spaventati, ma insieme. Increduli, ma insieme. Scoraggiati, ma insieme. Insieme, e tanto è bastato. “Venne Gesù e stette in mezzo a loro”. La pace e lo spirito di vita Gesù li dona ad una comunità, sgangherata e, forse, inconsapevole, ma “comunità”.

E Tommaso? Dov’era Tommaso? Chissà cosa cercava, dove si aggirava, cosa gli passava per la testa.

Forse era più coraggioso degli altri, forse più individualista, forse aveva più bisogno di tutti di trovare delle risposte … La sua sera Tommaso se la vuole vivere da solo.

Tommaso, fratello, anzi “gemello” (Didimo) di ogni uomo che nell’angoscia e nel dubbio si rinchiude in se stesso.

Tommaso, che nella sua solitudine, infine, ritorna a “casa” dove ascolta le parole che forse in cuor suo desiderava sentire. “Abbiamo visto il Signore!”

Tommaso, cioè Didimo, cioè gemello (è interessante notare come anche il nome Tommaso, in aramaico, significhi “gemello”).

Gemello nostro, ma anche gemello di Gesù.

Tommaso il gemello di Gesù, Tommaso che, quando Gesù, sfidando il pericolo incombente, si reca da Lazzaro, afferma con semplicità: “Andiamo anche noi a morire con lui!” (Gv 11,16). Tommaso che ha compreso e accettato il messaggio dell’amore gratuito.

Tommaso che cerca le prove della resurrezione, perché ha una voglia disperata di credere, di lasciar esplodere quella fede che è già in lui e che lo porta quasi a sfidare Gesù, per vedere e toccare ciò che in cuor suo già sa: nelle piaghe del crocifisso, nei segni dell’amore donato senza limiti, splende la luce di Dio!

Ancora otto giorni, ancora la comunità riunita, e stavolta c’è anche Tommaso. Gesù viene, ancora, e sta in mezzo a loro. Ecco le mani forate, ecco il fianco piagato … metti le tue mani nelle mie ferite … fratello mio!

Non sappiamo se Tommaso, il gemello, abbia toccato le piaghe di Gesù … forse si è fermato sull’orlo di quella voragine d’amore, ma ciò che cercava l’ha certamente trovato, tanto che non ha più dubbi.

Ed è sua la più semplice e bella professione di fede di tutti i vangeli e di ogni tempo: “Mio Signore e mio Dio!”

Tommaso, il gemello, che, come in uno specchio mi rimanda la mia immagine ed, insieme, quella di Gesù e disvela il senso profondo della mia vita.

Posted in Momenti di preghiera | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , | Leave a Comment »

Il Vangelo di domenica 21 marzo 2010

Posted by ariccianontace su 20 marzo 2010

Gv 8,1-11 

In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.

Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.
Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.

Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

E’ mattina, l’inizio di un nuovo giorno.

E’ mattina, e tutto ricomincia, illuminato da una luce inconsueta che pare rendere nuovo ogni gesto, ogni parola, ogni silenzio … il sole sorge e una nuova era si affaccia sul mondo.

Gesù, dopo essere  salito sul monte, si reca al tempio, mentre tutto il popolo si raduna per ascoltare il suo insegnamento.

Molto tempo prima, un altro uomo salì su un monte e ne ridiscese portando con sé le dieci parole di Dio, le dieci parole dell’alleanza, incise dal dito di Dio sulle tavole di pietra. “Quando il Signore ebbe finito di parlare con Mosè sul monte Sinai, gli diede le due tavole della Testimonianza, tavole di pietra scritte dal dito di Dio” (Es. 31,18)

E’ mattina e un uomo nuovo viene ad insegnare un’alleanza nuova, che non parla la lingua della legge, ma racconta una storia d’amore.

L’uomo si reca nel tempio, perché è lì che la legge sta di casa; la casa di Dio è divenuta la casa della legge, da lì occorre iniziare per sradicarla.

Ed ecco gli scribi, ecco i farisei, i depositari della legge in nome e per conto di Dio,  che portano una ragazza, accusata di adulterio. Uomo che ci parli di Dio, la legge comanda di lapidarla … Tu sei con la legge o contro la legge?

Fin dove arriva la follia dell’uomo! La legge di Dio che diventa legge di morte, impugnata come un’arma a difesa di una religione trasformata in strumento di conservazione e di rafforzamento del potere! La legge di Dio saldamente in mano a chi se ne arroga l’interpretazione esclusiva ed autentica!

Può la legge di Dio armare mani di uomini e indurle a scagliare le pietre della condanna, del giudizio, dell’annientamento su un altro essere umano? Che legge è mai questa? Che Dio è mai questo?

“E Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra”.

E’ mattina e un uomo nuovo viene, mandato da Dio, a riscrivere l’alleanza, a scrivere la nuova alleanza.

Niente più parole, niente tavole di pietra, di cui qualcuno potrebbe appropriarsi, innalzandole come vessillo del proprio potere!

L’uomo-Dio si china verso la terra e stavolta il dito di Dio scrive sulla polvere.

La sua parola è rivolta alla terra, al mondo intero, la sua parola prende forma sulla polvere, la stessa polvere di cui è fatto l’uomo. La sua parola è un dialogo intimo tra il creatore e la creatura. Resta impressa nella polvere solo pochi istanti, pronta a dissolversi per il vento o per il calpestio dei passanti … ma resta impressa nel cuore umano per l’eternità. Resta impressa nel cuore della ragazza adultera per sempre. Mai più giudizio, mai più condanna.

La legge, sconfitta, si ritira … rimangono in due, dice S.Agostino, la misera e la misericordia …

Rimane la parola scritta sulla terra, la parola nuova, che fa nuova ogni cosa, la sola parola che Gesù potesse scrivere: AMORE.

Posted in Momenti di preghiera | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , | 1 Comment »

Il Vangelo di domenica 17 gennaio 2010

Posted by ariccianontace su 16 gennaio 2010

Giovanni 2,1-11

In quel tempo (il terzo giorno), vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli.
Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».
Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono.
Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora».
Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui
.

Festa di nozze. Festa che sancisce l’unione intima e profonda di due innamorati.

Nozze della prima alleanza tra Dio – Sposo e Israele – Sposa.

Ed infine … in quel terzo giorno raccontato da Giovanni, festa di nozze dei tempi nuovi, della nuova alleanza tra lo Sposo Gesù e l’intera Umanità.

Che strane nozze, quelle di Cana! Gesù è solo un invitato, sua madre, invece, è lì, sembra appartenere al luogo, al contesto, a quel mondo.

E’ nel gruppo Maria, ma vede “oltre” … vede che non c’è vino, non c’è amore, non c’è gioia.

Nozze senza vino. Vita senza amore. Religione senza fede. Rapporto con Dio senza allegria, fatto di ritualismi e di adempimenti. Giare immense di pietra, fredde, dure ed immobili. E vuote. Senza nemmeno quell’acqua rituale che avrebbero dovuto contenere e che, probabilmente, non hanno mai contenuto.

Ma sono grandi, imponenti! Segni di enorme devozione!

Come non far volare il pensiero alle grandi, imponenti, cattedrali di pietra che si ergono nel nostro cristianesimo stanco e spesso fatto solo di vuoti rituali? Quante giare di pietra esibisce il mondo occidentale, che si dice cristiano?

Riempite le giare! Fino all’orlo. Non è poi tanto quello che chiede Gesù … non ci chiede il vino dell’amore, ma almeno l’acqua dell’impegno, della ricerca, della fiducia …

Riempite! E poi versate. L’acqua non diventa vino nelle giare, ma quando ne esce per essere versata, per essere comunicata agli altri. Anche la mia acqua, purché io non la trattenga e non la lasci ristagnare, si tramuterà in vino! Basta donare un solo bicchiere d’acqua fresca per essere salvi … (cfr. Mt.10,42).

Ecco che l’acqua diventa vino e le nozze possono compiersi, com’è giusto, nell’amore e nella gioia!

Questo, dice Giovanni, è il principio dei segni di Gesù. Principio (archè), cioè l’origine, la chiave interpretativa, l’essenza intrinseca di tutti gli altri segni che Gesù compirà.

Tutti i segni possono essere ricondotti a questo e rappresentano le molteplici vie attraverso le quali Gesù ci annuncia la bella notizia di un Dio che ci chiama ad un rapporto di unione intima e speciale, da vivere serenamente,  con gioia, ricolmandoci di amore infinito!

Non c’è condanna, non c’è giudizio, solo amore. Amore gratuito di cui non occorre essere degni. Amore per tutti che non deve essere meritato né guadagnato, ma solo accolto.

Via i vecchi riti, il legalismo, le mille prescrizioni, la purificazione …

Vino per tutti, di quello buono, da attingere con fiducia (“qualsiasi cosa vi dica, fatela”). Che bello farsi “diaconi”, servitori, attingere e versare, attingere acqua ed assistere alla meraviglia del vino che scorre dalle nostre mani nelle coppe dei fratelli, nelle vite dei fratelli…

Posted in Momenti di preghiera | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , | Leave a Comment »

Il Vangelo di domenica 3 gennaio 2010

Posted by ariccianontace su 3 gennaio 2010

Gv 1, 1-18

In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.

In principio.

Giovanni ripete, all’inizio del suo Vangelo, le parole che aprono la Genesi, il racconto della creazione.

In principio. Quindi, prima di tutto. Quindi, prima del cielo e della terra.

In principio era il Logos.

Logos: Parola, ma anche Disegno divino, Progetto …

In principio. Ma Dio non conosce il tempo e dunque, forse, non dobbiamo intendere un principio cronologico, quanto, piuttosto, il principio fondante, il senso ed il fine della creazione.

Possiamo allora interpretare che il fondamento dell’opera creatrice di Dio sia il Logos, cioè la parola, cioè il disegno, il progetto.

Un progetto così pressante, così impellente, così vitale, che esso era presso Dio, era costantemente presente nella vita divina, connaturato in essa. Il Logos era esso stesso Dio, come se Dio non potesse essere Dio senza quell’idea. L’idea era l’Uomo. E l’idea era Dio. Era l’uomo portato alla vita ed alla dignità di Dio. Il Figlio dell’Uomo. Il Figlio di Dio.

Uomo creato per amore ad immagine di Dio. Uomo creato simile ad un Dio che per amore si rende simile all’uomo. Uomo creato ad immagine di Gesù, l’unica e sola Parola di Dio, sapienza e progetto divino. Uomo scaturito dalla Parola e divenuto Umanità per declinare in milioni di parole l’unica Parola che abbia senso: Amore.

Logos-Parola, dunque, principio, strumento e senso della creazione. “Tutto è stato fatto per mezzo di lui …”.

Logos–Vita, da trasmettere agli uomini perché in essi diventi luce. Solo la vita che viene da Dio, dentro ciascuno di noi, può far scaturire la luce; non ci sono luci umane che ci possano illuminare dall’esterno. Nessuno fuori di noi può essere luce per il nostro cammino, se non siamo noi stessi ad accogliere la vita in noi, a lasciare che brilli la sua luce. Ogni uomo ha la sua luce, luce divina che manda bagliori unici ed irripetibili. Ogni uomo è una stella … anch’io posso essere la stella che scintilla sul mio personalissimo presepe, sulla tenda che Dio ha messo proprio accanto alla mia!

Il disegno di Dio allora è proprio quello di far splendere la luce della vita vera in ogni uomo, nella sua persona, secondo le sue particolarità ed inclinazioni.

E noi? Il nostro compito è quello di Giovanni: “Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce”. Siamo consapevoli di non poter essere mai luce per gli altri, mai maestri, ma solo testimoni: testimoni di Gesù, della vita vera, della luce vera, quella che brilla solo per Amore. Comunichiamo e testimoniamo il segreto di una vita pienamente realizzata nella misura in cui si spende per amare! Le nostre parole e la nostra testimonianza non si sintonizzeranno con quelle diffuse dal sistema sociale, economico, culturale e di potere, viaggeranno nel buio delle ideologie spietate ed egoiste, ma viaggeranno. E dove non ce lo aspetteremmo, una nuova luce si accenderà e da questa un’altra e un’altra ancora … e le tenebre saranno sconfitte.

Posted in Momenti di preghiera | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , | Leave a Comment »

Il Vangelo di domenica 18 ottobre 2009

Posted by ariccianontace su 17 ottobre 2009

golgotaMc 10,35-45

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».

Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».

Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

Cos’è che acceca l’animo umano e lo isola dal resto del mondo, imprigionandolo in un’oscurità volontaria, in un piccolo mondo autoreferenziale dove l’io troneggia, dove l’io straripa e si pone come unica misura di ogni evento, di ogni progetto, di ogni ambizione?

Gesù ha appena annunciato ai discepoli, per la terza volta ormai, la sua passione. Ha detto chiaro e tondo qual è il destino che lo aspetta. Ha usato parole chiare, esplicite, crude. Reazione? Apparentemente nessuna. Silenzio, forse? Macché …

Ecco due discepoli tra i più vicini a lui, due di quelli della prima ora, due “pezzi grossi”, si fanno avanti. Sono due personaggi influenti nel gruppo ed hanno fama di essere piuttosto irruenti (“figli del tuono” è il loro soprannome). Si fanno avanti con una richiesta, anzi, una pretesa, che appare come una frustata: “Maestro, concedici di sedere uno alla tua destra e l’altro alla tua sinistra nella tua gloria”.  

Ma come? Gesù ha appena prefigurato per sé un futuro tragico e doloroso, ed essi non solo non manifestano alcuna reazione, ma addirittura si affannano a chiedere posti di potere? Sarebbe sconcertante, se non ci soffermassimo a riflettere che è esattamente ciò che avviene ogni giorno nel nostro civile ed evoluto mondo occidentale. Aggiungo: cristiano.

Non è forse vero che, mentre milioni di esseri umani, nostri fratelli, volto e carne di Cristo, soffrono pene indicibili per la fame, le malattie, la violenza, l’oppressione, l’emarginazione, trascinando vite che non hanno più nulla di umano, privati della dignità e della speranza, noi, uomini e donne “cristiani”,  combattiamo la nostra personale battaglia alla conquista di una posizione di potere? Non è forse il nostro mondo tutto orientato alla realizzazione di sé, al successo personale, in un’ottica assolutamente auto-centrata? Forse la Chiesa gerarchica, la Chiesa – apparato, è immune da questo atteggiamento?

Allora i “figli del tuono” sono figure paradigmatiche a cui guardare con attenzione. Meno lontani da noi di quanto possa sembrare ….

In questo senso, anche l’indignazione degli altri discepoli può essere letta come una reazione derivante, più che da un giudizio critico,  dall’irritazione per essere stati preceduti e scavalcati nella “corsa ai primi posti”.

Gesù, che conosce l’animo umano, non si stupisce, non si arrabbia, ma spiega e spiega, ancora una volta, a chi vuole essere alla sua sequela, il suo pensiero, il suo sogno intessuto di amore, di servizio, di vita donata per gli altri.

Il sogno di un Dio che si fa uomo per servire la vita di ogni donna e di ogni uomo.

Il sogno dell’amore crocifisso che, sulla croce, manifesta la sua “gloria”. Ed eccoli, i due posti tanto ambiti, alla sua destra ed alla sua sinistra: due croci e due ladroni, crocifissi anch’essi.

Dio degli ultimi, tra gli ultimi.

Posted in Momenti di preghiera | Contrassegnato da tag: , , , , , , | Leave a Comment »

Il Vangelo di domenica 4 ottobre 2009

Posted by ariccianontace su 1 ottobre 2009

Emil%20Nolde%20-%20Christ%20and%20the%20ChildrenMc 10,2-16

[Poi Gesù partì di là e se ne andò nei territori della Giudea e oltre il Giordano. Di nuovo si radunarono presso di lui delle folle; e di nuovo egli insegnava loro come era solito fare.]

In quel tempo, alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla».

Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto».

A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».

Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso». E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro.

Gesù, partito da Cafarnao, è di nuovo in cammino, con i discepoli, in direzione della Giudea verso la sua meta ultima, rappresentata da Gerusalemme. Lungo la strada le folle, probabilmente altri pellegrini, si radunano presso di lui ed egli insegna loro, come è solito fare, annunciando il suo messaggio di amore e uguaglianza.

Ma ecco, i farisei, figura più generale del potere religioso e legalistico, cercano di “tentarlo” portandolo su un terreno accidentato e pericoloso: all’interno del “contratto” matrimoniale. La domanda, fatta apposta per metterlo in difficoltà, verte sulla liceità del ripudio da parte del marito nei confronti della moglie.

E qui Gesù realizza un capolavoro dialettico svelando la chiave interpretativa dell’intera Scrittura.

Chiede, innanzitutto “Che cosa vi (non: ci) ha ordinato Mosè (non: Dio)?” La formulazione della domanda mostra subito che egli prende le distanze dal precetto di Mosè ed anche che si sta riferendo ad una sfera legiferatrice umana, non originata da Dio.

La risposta dei farisei è “furba”. Essi infatti ribaltano il piano da quello dell’ “ordine” a quello del “permesso” e citano un passo della Legge in cui viene regolamentata, dandola per consuetudinaria, la pratica (unilaterale) del divorzio, imponendo al marito di scrivere una lettera di divorzio in caso di ripudio della moglie (Dt 24,1).

Gesù, senza mezzi termini, liquida questo “precetto” (entolèn: norma, precetto, diverso da “comandamento”), che rappresenta una concessione di Mosè alla durezza di cuore degli uomini.

La durezza di cuore nella Bibbia sta sempre a rappresentare la resistenza, l’opposizione al progetto di Dio.

Ed eccolo, il progetto di Dio, in tutta la sua bellezza, sulle labbra di Gesù, ecco l’intento che mosse lo spirito creatore, l’origine ed il principio di tutto: “una sola carne!”. Un solo essere, una sola vita, unione tra eguali, pari per dignità e destinati all’incontro nella pienezza dell’amore divino! Maschio e femmina.

E’ l’Uomo, l’Umanità così come pensata dal Creatore. Maschio e femmina per non dimenticare che c’è sempre un altro fuori di noi e davanti a noi, che non siamo noi il centro dell’universo, che il nostro non è l’unico punto di vista, che la vita si realizza solo attraverso il dialogo e la complementariètà. Che occorre “lasciare padre e madre”, cioè il proprio retaggio culturale e sociale, le proprie certezze, l’identità e l’appartenenza sventolate come vessilli di guerra contrapposte ad altre identità ed appartenenze. Che il traguardo è diventare una sola carne, un solo sogno, quello di Dio. Dio che conosce solo il verbo “unire”, mai “dividere” (che è, invece appannaggio del diavolo, il “divisore” per antonomasia).

E, infine, i bambini. I “piccoli”. Intesi propriamente come bambini, ma anche nell’accezione di ultimi, senza diritti, senza considerazione, senza voce, senza potere …

Questi piccoli venivano “portati” a Gesù (è lo stesso termine usato quando viene condotto a lui il paralitico – Mc 2,4) “perché li toccasse” (come per i il cieco di Betsaida – Mc 8,22).

Ci troviamo “a casa”, cioè nel luogo stabile della comunità di Gesù, e, proprio lì, abitano la discriminazione e la chiusura. I discepoli, infatti, si oppongono a che questi piccoli vengano condotti al rapporto personale con Gesù, al contatto con lui. Si arrogano il diritto di decidere chi può e chi non può avvicinarsi a lui!

E’ il trionfo della controtestimonianza. Proprio da parte dei discepoli più vicini. Dentro la comunità!

E’ intollerabile per Gesù che si indigna e chiede con forza che si lascino avvicinare i piccoli, che non si impedisca loro l’incontro con lui, ribadendo in tal modo un concetto più volte espresso ma, evidentemente, mai assimilato dai discepoli.

Chi è come questi piccoli è nel Regno di Dio. Essi sono il Regno. E chi non diventa piccolo, chi non si lascia “portare”, chi non cerca il “tocco” salvifico del contatto personale con Gesù, non potrà sperimentare la bellezza del Regno di Dio nella propria vita.

Al tempo stesso questa affermazione di Gesù chiarisce senza possibilità di dubbio l’atteggiamento che ci è richiesto per la sequela e per la costruzione della comunità: accoglienza, umiltà, servizio reciproco, entusiasmo, passione, semplicità e fiducia.

In una parola: amore.

Posted in Momenti di preghiera | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , | Leave a Comment »

Il Vangelo di domenica 20 settembre 2009

Posted by ariccianontace su 19 settembre 2009

bambinoMc 9,30-37 

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo.
Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti».

E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».

Gesù cammina insieme ai discepoli attraverso la Galilea. Il viaggio continua, nei territori della quotidianità, nella Galilea delle genti, e continua nelle nostre strade e nei nostri giorni …

E nel camminare Gesù insegna. Insegna a comprendere la vita e la morte. Insegna la speranza e la fiducia. Insegna il servizio. L’amore.

Contrappone, Gesù, il “figlio dell’uomo” agli “uomini”. Egli, il figlio dell’uomo, Dio fatto creatura, ma anche l’uomo pienamente realizzato, così com’è stato pensato dal Creatore, l’immagine più alta dell’umanità, il senso stesso ultimo della creazione, è “consegnato” (non lo avrebbero mai preso altrimenti!) nelle mani degli uomini ed essi lo uccideranno … L’uomo distrugge se stesso, annienta le proprie potenzialità, uccide i propri sogni e li trafigge spietatamente. L’uomo è l’assassino dell’uomo, del “progetto uomo” , dello sviluppo umano complessivo, ma anche del singolo uomo povero, disperato, emarginato, insignificante, migrante, rifugiato, perseguitato, affamato, ultimo …

“Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno”. Come non sentirsi interpellati da questa affermazione? Ogni giorno i figli dell’uomo sono consegnati nelle mani degli uomini e ogni giorno vengono uccisi, oppressi, privati della dignità e della speranza …

“Dopo tre giorni risorgerà”, è la bella notizia che non condanna definitivamente un’umanità “disumana”, ma promette speranza, rinnovamento e vita.

Tuttavia i discepoli non capiscono. O, forse, capiscono, ma hanno paura dello stravolgimento che porterebbe nelle loro vite l’accoglienza del messaggio di Gesù e, infatti, “avevano timore di interrogarlo”. Meglio lasciar cadere il discorso, non approfondirlo …

Tant’è che, lungo la strada, mentre Gesù continua ad insegnare, avviano tra di loro una discussione sui ruoli di potere all’interno della comunità!

Lungo la strada Gesù li lascia fare, forse sperando che il cammino li illumini, ma, una volta giunti “a casa”, potremmo dire, una volta che la comunità si è stabilizzata, egli deve per forza interrogarli, addirittura chiamandoli a sé, tanto li sente lontani …

Sedutosi, inizia a parlare. Non condanna l’ambizione di essere primi, non propone un ideale di apatica mediocrità,  semplicemente spiega cosa si deve intendere per “essere primo”. Come sempre, è il mondo alla rovescia di Gesù, la rivoluzione del Regno di Dio: il primo è colui che si fa ultimo, al servizio di tutti. Gesù non dice che nessuno deve ambire al potere, ma che il potere deve essere inteso come puro servizio, la forma più alta di servizio. Una comunità non può essere utopicamente autogestita, qualcuno deve avere il coraggio (perché in questi termini di coraggio si tratta!) di farsene carico, ma dovrà ricoprire il suo ruolo rendendosi servo di tutti, fino ai più piccoli.

I piccoli. Figura di chi non conta nulla, degli ultimi tra gli ultimi, degli “invisibili”.

Al tempo di Gesù così erano considerati i bambini. E proprio un ragazzino viene preso da Gesù e “posto in mezzo” ai dodici, proprio come “in mezzo” a loro riapparirà il Risorto, quasi a dire che non ci può essere risurrezione senza conversione, senza capovolgimento di vita, senza scelta d’amore per ogni fratello, il più piccolo e disperato. Nell’abbraccio di Gesù, pare quasi che i due diventino tutt’uno, a rafforzare le parole del Maestro: “Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato “.

 Gesù è l’immagine del Padre. I piccoli e gli ultimi della terra, ognuno, singolarmente, sono l’immagine di Gesù. Chi ne accoglie anche uno solo, accoglie Dio  … 

Che accoglienza stiamo riservando a Dio nel nostro mondo, che si dice cristiano e che vanta le proprie “radici cristiane”? Che accoglienza gli stiamo riservando nei nostri mari? E nei luoghi di lavoro, nelle chiese, nelle scuole, nelle strade, nelle famiglie, nelle nostre vite?

Posted in Momenti di preghiera | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , , , | 1 Comment »

Il vangelo di domenica 6 settembre 2009

Posted by ariccianontace su 5 settembre 2009

effata2Mc 7,31-37

In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.
Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.
E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».

Che grande giro fa Gesù per recarsi sulla sponda orientale del lago di Galilea! E in terra pagana! Sembra che voglia toccare più territori e più popolazioni possibile … 

Che grande giro che fa Gesù per arrivare all’orecchio dell’uomo! Al cuore dell’uomo … Passa per strade impensabili ed illogiche, passa per territori proibiti ed impuri, passa attraverso i nostri pregiudizi, le nostre convinzioni, i nostri schemi. Non li evita, non li condanna, semplicemente ed instancabilmente, li attraversa, ci viene a trovare lì dove siamo, dove abitiamo e dove abitano le nostre certezze umane, i nostri falsi idoli. 

Ed ecco che qualcuno, lungo la strada,  comprende, qualcuno ascolta la parola di vita, si lascia trasformare e rinnovare … Ma non basta, non può bastare. Ecco, allora, il miracolo dell’amore e della fratellanza. Vicino c’è un altro che ancora non ha ascoltato, che ancora vive una vita “balbuziente” (questa è la parola esatta del testo, non “muto”), un tentativo di vita. Quelli che hanno già ascoltato, che già “vivono” la parola, si fanno carico del fratello e lo conducono a Gesù.

E’ il più grande servizio che un uomo possa rendere ad un altro uomo: portarlo a Gesù e, poi … lasciare che tutto avvenga.

Gesù lo accoglie, lo prende “in disparte”, lontano da tutti, in quello spazio prezioso in cui tutto si dissolve per lasciar risuonare l’unica Parola che conti veramente.

Com’è carnale, fisico, l’intervento di Gesù! Sembra volerci far capire ancora una volta che il Regno di Dio non è “altro” da noi, dalla nostra realtà concreta, umana, dalle nostre esperienze sensoriali. Non è una dimensione astratta e mistica, ma si annida profondamente nella nostra carne e nel nostro sangue, nella vita di ogni giorno, anzi, ne è la vera essenza, l’energia che la alimenta! 

Stabilito il contatto con l’uomo, lo sguardo si volge verso il cielo. Portare l’uomo, tutto l’uomo, a Dio. E’ la missione di Gesù, il suo desiderio più grande, tanto grande da farlo “sospirare”, proprio come capita a qualsiasi genitore quando non riesce a farsi ascoltare dal figlio … Portare l’umanità a Dio lungo l’unica strada possibile: l’ascolto e la comprensione della sua Parola. 

Apriti! L’esortazione (al singolare) non è riferita agli orecchi dell’uomo, ma a tutto il suo essere.

Apriti all’ascolto, lascia che la Parola entri in te e ti trasformi, apriti all’amore, apriti agli altri, apriti alla vita!

Posted in Momenti di preghiera | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , | 1 Comment »