Ariccia non tace!!!

IL DIALOGO E L’ACQUA SANTA

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LE LUSINGHE DEL POTERE BERLUSCONIANO

Posted by ariccianontace su 10 marzo 2011

ADISTA

36011. MODENA-ADISTA.  “Abbiamo bisogno di sentire l’eco delle parole di Gesù nelle parole dei Vescovi”: un gruppo di «cristiani della Chiesa di Modena» ha intitolato così la lettera indirizzata al vescovo della città, mons. Antonio Lanfranchi. La missiva, promossa all’inizio di febbraio dalla comunità cristiana di base del Villaggio Artigiano, nel giro di pochi giorni ha circolato moltissimo all’interno della diocesi, sostenuta e discussa da diversi gruppi ecclesiali, fuori e dentro le parrocchie.

«Ci rivolgiamo a lei – scrivono i credenti modenesi a mons. Lanfranchi – perché è il nostro pastore. Sappiamo che il suo ruolo e il suo ministero è proprio quello di ascoltare, confortare, tenere unito il gregge, cioè guidare il popolo cristiano e aiutarlo a vivere nella fede, nella speranza e nella carità. Vogliamo quindi esprimerle alcune nostre gravi preoccupazioni, con semplicità ma anche con tutta franchezza».

Segue un elenco che, quasi in un crescendo, manifesta tutto il disagio e lo sgomento che tante comunità cristiane vivono di fronte all’attuale scenario politico: «Siamo preoccupati perché vediamo il nostro Paese scivolare sempre più in una crisi generale, vissuta da molti con disperazione e senza vie d’uscita, crisi che rischia di compromettere l’unità stessa della Nazione, nei suoi aspetti istituzionali, politici e sociali. E la disperazione non è una virtù cristiana. Siamo sconvolti perché vediamo la classe politica che governa questo Paese sprofondare sempre più nel degrado morale, nell’arroganza dell’impunità, nella ricerca del tornaconto personale e dei propri amici, nel saccheggio della cosa pubblica e nella distruzione sistematica delle basi stesse del vivere civile e democratico. Siamo indignati perché questa stessa classe politica al governo ha ingannato e continua a ingannare i poveri con false promesse, con un uso spregiudicato e perverso dei mezzi di comunicazione, con l’esibizione ostentata di modelli di comportamento radicalmente contrari al comune sentimento morale della nostra gente».

Ma la preoccupazione maggiore, i cristiani modenesi la esprimono nei confronti della loro Chiesa: «Sappiamo – scrivono infatti – che i vertici della Cei e gli ambienti della Curia vaticana hanno deciso già da tempo di appoggiare la maggioranza di destra ancora oggi al governo. È opinione sempre più diffusa, anche tra i cattolici credenti e praticanti, che questa alleanza sia frutto di accordi di potere, volti a ottenere  privilegi per la Chiesa e legittimazione per il governo. Vale la pena di compromettere la credibilità dell’annuncio del Vangelo e l’immagine della Chiesa per un piatto di lenticchie?». Anche perché, proseguono i cristiani modenesi, in nome di questo accordo «si sono di fatto avallate politiche, alcune di stampo prettamente xenofobo,  del tutto contrarie non solo al Vangelo ma anche alla dottrina sociale della Chiesa». Le voci che nella Chiesa di base si sono sinora levate per denunciare questa pericolosa alleanza trono-altare vengono «sempre ignorate, censurate o minimizzate». Neppure adesso che «l’abisso morale e lo stile di vita inqualificabile dello stesso presidente del Consiglio sono sotto gli occhi di tutto il mondo», i vertici della Cei «trovano la forza e la dignità di pronunciare parole chiare, di uscire dalle deplorazioni generiche che riguardano tutti e quindi nessuno, di usare finalmente il linguaggio evangelico del sì  sì, no  no». Un atteggiamento che stride con il modo, assai diverso, con cui fu trattato il precedente governo Prodi, «che non solo non fu sostenuto, ma venne addirittura osteggiato, forse proprio perché più libero, sicuramente più laico e quindi meno disponibile ad accordi sotto banco».

«Occorre che ci si renda conto davvero che alla base della Chiesa sta aumentando il disagio, il dissenso, la sofferenza, il lento e silenzioso abbandono. L’amara sensazione di molti, giusta o sbagliata, è che i pastori abbiano tradito il loro gregge, abbiano preferito i morbidi palazzi di Erode alla grotta di Betlemme, abbiano colpevolmente rinunciato alla profezia. E questo non fidarsi di Dio, tecnicamente, è un comportamento ateo».

Di qui una proposta «che può sembrare provocatoria», ma che costituirebbe un segnale importante da parte delle gerarchie della Chiesa: «La Cei e il Vaticano dichiarino pubblicamente di rinunciare all’esenzione del pagamento dell’Ici sulle proprietà della Chiesa che siano fonti di reddito; che abbiano il coraggio di dire di no a questa proposta scellerata. Acquisterebbero un po’ di stima e credibilità, perché questo, fra i tanti, è uno scandalo che grida vendetta». (valerio gigante)

 

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”Il Papa mi delude anche piu’ del Cavaliere”

Posted by ariccianontace su 16 gennaio 2011

Don Andrea Gallo contro la Chiesa che perdona tutto per salvare i privilegi
di Beatrice Borromeo – 15 gennaio 2011

Com’è possibile che dal cardinal Ruini a Bagnasco, da Fisichella fino al Santo Padre nessuno si indigni per il comportamento di Silvio Berlusconi?”.

 

Don Andrea Gallo, animatore della comunità genovese di San Benedetto del Porto, è famoso per essere ostile alle caste vaticane. E il Cavaliere non gli è mai piaciuto. Ma nel giorno in cui rimbalza per il mondo la notizia che il presidente del Consiglio è sotto inchiesta per concussione e favoreggiamento della prostituzione minorile, il prete genovese è molto più arrabbiato con il Papa che col premier.

Don Gallo, si stupisce ancora del fatto che la Chiesa non abbia niente da dire?
Sono ripugnato. A 82 anni e mezzo mi sento autorizzato a dire che è insopportabile che non ci sia una presa di posizione contro queste sconcezze. Anzi: le gerarchie ecclesiastiche continuano a sostenere Berlusconi.

C’è una soglia oltre la quale anche il Vaticano dirà “adesso basta davvero”?
Non c’è, perché alla Chiesa non importa più nulla dei poveri e dei deboli. Vive di privilegi, vuole difenderli e ne vuole conquistare di nuovi. Le pare normale che il Papa vada a trovare il sindaco di Roma in Campidoglio il giorno dopo che ha azzerato la giunta?

Quali sono le contropartite concrete, per la Chiesa, di questa benevolenza?
Basti pensare all’8 per mille o ai contributi alle scuole cattoliche, che poi di cattolico non hanno proprio nulla.

Tutto qui?
C’è anche l’esenzione fiscale sugli immobili della Chiesa, che non pagano l’Ici. O le politiche bioetiche. Il Santo Padre è tornato a parlare contro l’educazione sessuale, senza capire che togliere la consapevolezza ai ragazzi è proprio ciò che li spinge a svendersi, drogarsi, autodistruggersi.

Che opinione si è fatto delle ragazzine che, come disse Veronica Lario, “si offrono al drago”?
Il problema è che da almeno un decennio i giovani crescono senza un’idea di futuro, sapendo che non avranno lavoro né aiuti.

Forse però Ruby era soddisfatta di mettere un piede nel mondo di Arcore.
Certe ragazze capiscono che vendersi è una possibilità per ottenere quello che vogliono, ma è anche un processo di autodistruzione con sofferenze indicibili. Nella mia comunità lavoro da anni con le prostitute: sono rovinate, vuote dentro.

Non sviluppano una corazza per evitare di soffrire del loro lavoro?
No. Penso che Ruby e le altre vedano Berlusconi come una porta d’accesso, che sfruttino i suoi vizi. Ma si vergognano, sono schifate da chi hanno davanti. E si fanno anche schifo da sole.

Se i racconti di queste ragazze sono veri, il presidente del Consiglio cerca proprio questo tipo di donna.
Questo perché è un amorale. Un uomo che agisce fuori dalla Costituzione, dalla giustizia, dalla legalità. E dalla civiltà. Dice che lavora tanto e che si toglie qualche sfizio, ma nella sua vita vedo solo sfacelo e tristezza.

I suoi colleghi la pensano diversamente: continuano anche a dargli la comunione.
Sostengono che è single, pur sapendo benissimo che è doppiamente divorziato. Monsignor Rino Fisichella ha detto che bisogna contestualizzare persino le sue bestemmie!

Che effetto ha questa indulgenza ad personam sui fedeli?
Ovviamente si allontanano dalla Chiesa, così come dalla politica. Le gerarchie non capiscono che questa incoerenza farà scomparire la Chiesa, e morire la religione.

Quindi?
Sia i cittadini che la Chiesa devono riscoprire la capacità di indignarsi e di reagire. Perché siamo tutti responsabili.

Tratto da: Il Fatto Quotidiano 

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Su Berlusconi il silenzio complice e immorale della Chiesa

Posted by ariccianontace su 24 novembre 2010

Lettera aperta al card. Angelo Bagnasco.

Di don Aldo Antonelli, parroco

Signor Cardinale,

mi rivolgo a Lei come Presidente della Conferenza Episcopale Italiana per esprimerle il mio disagio e porle delle domande.

 In questi ultimi tempi si è andata ingrossando la valanga di volgarità e di oscenità che già da tempo investe il paese Italia e che sta cancellando, ogni giorno di più, ogni traccia di pudore, senso del limite, coscienza di dignità e che ha imposto un degrado dell’etica pubblica, insomma tutte quelle virtù che con fatica noi parroci cerchiamo di impiantare e tener vive nell’anima dei nostri fedeli.

 Da tempo anche i laici più avvertiti lamentano i pericoli di questa deriva, se già nel lontano 2007 Eugenio Scalfari su Repubblica denunciava il pericolo di un andazzo che “vellica gli istinti peggiori che ci sono in tutti gli esseri umani. Impastando insieme illusorie promesse, munificenza, bugie elette a sistema, tentazioni corruttrici, potere mediatico. Una miscela esplosiva, capace di manipolare e modificare in peggio l’antropologia di un intero paese” (Repubblica, 5.11.2007).

 Il disagio di fronte a questo stato di cose è ancor più esacerbato dalle cene allegre del segretario di Stato, dalle parole equivoche di Mons. Fisichella e dal silenzio correo di Lei, presidente della CEI.

 Soprattutto le parole di contestualizzazione di mons. Fisichella che mirano a giustificare ciò che invece bisognerebbe condannare e i Suoi silenzi prudenziali che tendono a “coprire” ciò che non si può più tacere, appaiono a noi, parroci di periferia, inequivocabilmente immorali e omicidi.

 Noi, cui le bestemmie dei violenti fanno meno paura che il silenzio degli onesti.

 Cosa altro deve avvenire perché finalmente si oda il Vostro grido e la Vostra condanna? Quale maledizione perché Voi Vescovi finalmente parliate? Il disagio, alla base, è grande.

 E in questo disagio si fa strada lo smarrimento, lo sconcerto, la desertificazione degli orizzonti, il dubbio di non essere più all’altezza delle problematiche che la realtà impone. E sorgono delle domande, grosse e gravi come macigni.

 Sinteticamente, per non trattenerla oltre il dovuto, ne enumero tre.

 1. Circa le parole di mons. Fisichella, le chiedo: ci possono essere situazioni nelle quali la bestemmia diventa lecita? E, nel caso, quali sono? Noi parroci vorremmo conoscerle queste situazioni, individuare questi contesti, anche per risparmiare ai nostri fedeli inutili rimorsi di coscienza…

 2. Sempre in tema di “contestualizzazione” le chiedo: perché questa “accortezza cautelativa” è stata usata per Berlusconi mentre è stata accantonata per casi ben più gravi e drammatici come per Piergiorgio Welby ed Eluana Englaro? Forse che nell’applicazione della legge morale, anche nella Chiesa esistono corsie preferenziali per l’imperatore ed impraticabili ai comuni mortali?Ricordo che per i funerali religiosi di Welby, vergognosamente vietati dalla chiesa, fui contattato dai familiari per una benedizione in aperta piazza; declinai l’invito, ricorrendo quel giorno la Domenica della Palme, ma anche per una mancanza di coraggio di cui oggi mi vergogno.

 3. Quanto ai suoi silenzi, che sembrano programmati al fine di barattarli con vantaggi corposi circa, per es., il finanziamento delle scuole cattoliche, le chiedo: che differenza c’è tra una prostituta che vende il corpo per danaro ed una chiesa che, sempre per danaro, svende l’anima? Nella mia sensibilità morale una differenza c’è: una donna povera ha comunque il diritto a vivere, mentre la chiesa, per vivere, memore delle parole del suo Maestro, deve pur saper morire.

 Questa lettera, signor Cardinale, la invio, per conoscenza, anche al mio Vescovo e resterà fraternamente “riservata”.

 Voglio sperare in una sua pronta risposta.

 In caso contrario mi sentirò libero di farla conoscere ai miei parrocchiani e a quanti frequentano la chiesa per la quale svolgo servizio.

Antrosano, 4 Novembre 2010

Fonte: micromegaonline (23 novembre 2010)

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FAMIGLIA CRISTIANA: IL LIMITE DELLA DECENZA E’ STATO SUPERATO

Posted by ariccianontace su 23 giugno 2009

FONTE ANSA

Berlusconi D'AddarioROMA – Il “limite della decenza” è stato superato nel comportamento “indifendibile” dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, e la Chiesa italiana “non può ignorare l’emergenza morale”: è quanto afferma il direttore di “‘Famiglia Cristiana”, don Antonio Sciortino, rispondendo alle lettere dei lettori disorientati di fronte allo scandalo delle cosidette ‘escort’.

Don Sciortino sottolinea che i cattolici italiani sono disorientati dal decadimento morale. “I cristiani (come dimostrano le lettere dei nostri lettori) sono frastornati e amareggiati – spiega Sciortino – da questo clima di decadimento morale dell’Italia, attendono dalla Chiesa una valutazione etica meno ‘disincantata’”. “Non si può far finta – spiega – che non stia succedendo nulla, o ignorare il disagio di fasce sempre più ampie della popolazione, e dei cristiani in particolare”.

Chi esercita il potere, anche con un ampio consenso di popolo, scrive il direttore di Famiglia Cristiana, non può “pensare di barattare la morale con promesse di leggi favorevoli alla Chiesa: è il ‘classico ‘ piatto di lenticchie da respingere al mittente”. “La Chiesa, però, non può abdicare alla sua missione e ignorare l’emergenza morale nella vita pubblica del Paese”, prosegue don Sciortino. “Nessuno – aggiunge – pensi di allettarla con promesse o ricattarla con minacce perché non intervenga e taccia”.

”A tutto c’e’ un limite. Quel limite di decenza e’ stato superato. Qualcuno ne tragga le debite conclusioni”: cosi’ il direttore di Famiglia Cristiana, don Antonio Sciortino, conclude – sul numero in uscita del settimanale – una lettera in risposta ai suoi lettori che gli chiedono un giudizio sulle vicende personali del presidente del consiglio Silvio Berlusconi. ”Il problema dell’esempio personale -spiega – e’ inscindibile per chiunque accetta una carica pubblica. In altre nazioni – osserva don Sciortino – se i politici vengono meno alle regole (anche minime) o hanno comportamenti discutibili, sono costretti alle dimissioni. Perche’ tanta diversita’ in Italia? L’autorita’ senza esemplarita’ di comportamenti non ha alcuna autorevolezza e forza morale. E’ pura ipocrisia o convenienza di interessi privati. Chi esercita il potere, anche con un ampio consenso di popolo, non puo’ pretendere una ”zona franca” dall’etica”. ”Di fronte all’Italia che arranca, di fronte al polverone mediatico sulle vicende del premier, i problemi reali del Paese (famiglia, lavoro, immigrati, riforme…) sono passati in secondo ordine”, aggiunge ancora il direttore del settimanale dei Paolini. ”C’e’ da augurarsi, quanto prima, che da una ‘politica da camera da letto’ si passi alla vera politica delle ‘camere del Parlamento’, restituite alla loro dignita’ e funzioni. Prima che la fiducia dei cittadini verso le istituzioni prenda una via senza ritorno”.

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LEGA E POLITICHE MIGRATORIE

Posted by ariccianontace su 16 giugno 2009

FONTE ADISTA

SU LEGA E POLITICHE MIGRATORIE, È ORA DI PARLARE CHIARO.
INTERVISTA AL DIRETTORE DI “POPOLI”

35060. MILANO-ADISTA. Pochi giorni prima del voto europeo, il “mensile internazionale e missionario” dei gesuiti italiani Popoli pubblicava un duro editoriale contro la politica “tre volte sbagliata” del governo di Silvio Berlusconi. Il suo ‘no’ all’Italia multietnica, argomentava il direttore, Stefano Femminis, era “anacronistico, elusivo e miope” e portava alla luce il “principio ispiratore della linea che il governo intende seguire in materia di immigrazione”. Non è la prima volta che, negli ultimi anni, il mensile dei gesuiti ha fatto sentire con chiarezza la propria voce, intervenendo non solo sui ‘problemi’, ma anche chiamando in causa le politiche concrete e i responsabili che le avevano messe in atto. Femminis, laico, sposato, padre di due figli, dirige Popoli dal 2006. Adista, all’indomani di un voto che ha premiato la Lega e le sue politiche, lo ha intervistato per fare il punto sul ruolo possibile della Chiesa e, soprattutto, dei laici cattolici in un Paese sempre più a rischio xenofobia. Perché, spiega Femminis, senza “scomunicare” gli elettori leghisti, c’è bisogno di “mettere da parte l’eccessiva prudenza nel chiamare le cose con il proprio nome, dicendo apertamente che le politiche della Lega non hanno nulla di cristiano e non sono in linea con il Vangelo”.

 

Popoli ha parlato con chiarezza e senza ritrosie delle politiche del governo in tema di immigrazione: perché si è avvertito il bisogno di far sentire la propria voce?

Da tempo Popoli ha scelto di occuparsi di immigrazione (forse per prima tra le cosiddette “riviste missionarie”), nella consapevolezza che questo fenomeno intercetta le priorità apostoliche dei gesuiti di tutto il mondo: promozione della giustizia, incontro tra le culture, dialogo tra le religioni. In questo momento, poi, la situazione è particolarmente critica: la saldatura fra le derive xenofobe di alcune componenti del governo e un clima sociale che, anche a seguito della crisi economica, tende a fare degli stranieri un capro espiatorio, rischia di intaccare la qualità della democrazia e la tutela dei diritti umani fondamentali. Ci pare allora più che mai necessario promuovere un’informazione equilibrata su questi temi, un’informazione che non nasconda le difficoltà di una sfida epocale quale è quella delle migrazioni, ma che non agiti fantasmi, che aiuti a riflettere, che denunci le ingiustizie.

 

La ‘rete gesuita’ è con voi? Come si sta muovendo?

Le realtà che fanno riferimento alla Compagnia di Gesù impegnate nel campo dell’immigrazione sono numerose. Cito, tra le altre, il Centro Astalli (presente a Roma e in altre città), che è la sezione italiana del Jesuit Refugee Service, che si occupa di accoglienza e integrazione dei rifugiati e che ha avuto parole molto dure sulla recente politica dei respingimenti. Ancora, Aggiornamenti Sociali, la nostra rivista “sorella” (in quanto realizzata anch’essa presso la Fondazione Culturale San Fedele di Milano), che si occupa spesso di immigrazione, con la nostra stessa linea. C’è poi la galassia internazionale del Jesuit Social Network, la federazione di associazioni che a vario titolo si occupano di marginalità e disagio sociale, dunque anche di immigrazione. Forse il nostro limite è quello di faticare a trovare una voce unica e sviluppare attività più coordinate, che avrebbero un impatto maggiore.

 

Su questi temi, le associazioni cattoliche hanno intrapreso una campagna ampia e articolata, che però non ha avuto il sostegno massiccio della gerarchia come in altre occasioni e su altri temi, dal Family Day al manifesto di Scienza&Vita “Liberi per vivere”. Come mai?

Intanto direi che forse è tempo che il laicato cattolico (ri)trovi il coraggio di parlare e agire in autonomia, senza aspettare sempre la “copertura” o il supporto della gerarchia. La Cei, peraltro, ha detto parole chiare sull’immigrazione (ad esempio nell’ultima Assemblea Generale) e non ha taciuto critiche nei confronti di molti provvedimenti governativi, dal pacchetto sicurezza ai respingimenti. Certo, l’impressione è che alcuni pastori registrino anche una certa insofferenza tra i fedeli sul tema della sicurezza e preferiscano, diciamo così, non uscire troppo allo scoperto.

Ma qui andrebbe fatto un discorso a monte: la percezione di insicurezza esiste, ma le statistiche ci dicono che è una percezione distorta, instillata da un martellamento mediatico e dalle strumentalizzazioni politiche che conosciamo. È inevitabile che a un aumento degli immigrati consegua un aumento di reati: vedremo chi riuscirà a scrivere una legge che fa arrivare in Italia solo persone oneste e sgobbone, possibilmente sante…

Cosa ben diversa è insinuare nella coscienza collettiva l’assurda equazione immigrazione=criminalità, con i conseguenti episodi di razzismo, esclusione, sfruttamento. In una parola: probabilmente ci vorrebbero voci più profetiche dai pulpiti, ma il problema drammatico è che, anche alle orecchie dei cattolici, la voce della tv (sempre più controllata dalla politica) è decisamente più forte e convincente di quella che arriva dai pulpiti.

 

Il pacchetto sicurezza, malgrado alcune modifiche, alla fine non è cambiato. Come mai la voce dei cattolici alla fine non è riuscita ad incidere? E cosa dice la vittoria di una forza come la Lega sulle ‘radici cristiane’ del nostro Paese?

In parte per le distorsioni a cui ho appena accennato. E poi c’è da ricordare una verità triste, ma incontestabile: i cattolici sono ormai da tempo minoranza nel Paese. Oltretutto sono una minoranza con orientamenti e sensibilità diverse, in campo sociale, economico, etico. Le cose cambiano quando alcuni valori forti di questa minoranza (o di una parte di questa minoranza) vengono cavalcati da qualche forza politica per averne una rendita politica. Qualcosa del genere è avvenuto nel caso Eluana Englaro. Ed è il tentativo anche della Lega Nord, che fa delle “radici cristiane” una comoda bandiera da sventolare in campagna elettorale e da seppellire quando si tratta di votare le leggi.

Ecco, da semplice credente, oserei chiedere a una parte dell’episcopato, specie al Nord, di mettere da parte l’eccessiva prudenza nel chiamare le cose con il proprio nome, dicendo apertamente che le politiche della Lega non hanno nulla di cristiano e non sono in linea con il Vangelo: il che non significa “scomunicarne” gli elettori, che manifestano esigenze e disagi che vanno ascoltati. Ma che almeno smettano di prenderci in giro con il ritornello delle radici cristiane coloro che propongono le carrozze della metropolitana separate per gli stranieri, insultano i credenti di altre religioni e rispediscono nelle “amene” carceri libiche donne incinte e perseguitati politici.

Riguardo al Pacchetto Sicurezza aggiungo un’ultima cosa. Da questa “sconfitta” bisognerebbe però trarre anche una lezione. Non basta criticare e condannare, non basta dire “no” o lanciare appelli che vengono puntualmente bollati come “buonisti”. Se si vuole invertire la tendenza, c’è assoluto bisogno di proposte concrete, che dimostrino come sia possibile coniugare rigore e accoglienza, sicurezza e inclusione, diritti e doveri. Sarebbe bello che tutte le associazioni (cattoliche e non) oggi unite nella critica alle scelte di questo governo in materia di immigrazione elaborassero insieme una proposta politica, quasi una sorta di iniziativa di legge popolare. Da anni, ad esempio, ci ripetiamo che la Bossi-Fini è una cattiva legge. Bene, perché le associazioni, con il loro carico di esperienza e competenze, non provano insieme a studiarne una migliore? (a. s.)

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Lettera aperta a Mons. Bagnasco

Posted by ariccianontace su 8 giugno 2009

Egregio sig. Cardinale,

viviamo nella stessa città e apparteniamo alla stessa Chiesa: lei vescovo, io prete. Lei è anche capo dei vescovi italiani, dividendosi al 50% tra Genova e Roma. A Genova si dice che lei è poco presente alla vita della diocesi e probabilmente a Roma diranno lo stesso in senso inverso. E’ il destino dei commessi viaggiatori e dei cardinali a percentuale. Con questo documento pubblico, mi rivolgo al 50% del cardinale che fa il Presidente della Cei, ma anche al 50% del cardinale che fa il vescovo di Genova perché le scelte del primo interessano per caduta diretta il popolo della sua città.

Ho letto la sua prolusione alla 59a assemblea generale della Cei (24-29 maggio 2009) e anche la sua conferenza stampa del 29 maggio 2009. Mi ha colpito la delicatezza, quasi il fastidio con cui ha trattato – o meglio non ha trattato – la questione morale (o immorale?) che investe il nostro Paese a causa dei comportamenti del presidente del consiglio, ormai dimostrati in modo inequivocabile: frequentazione abituale di minorenni, spergiuro sui figli, uso della falsità come strumento di governo, pianificazione della bugia sui mass media sotto controllo, calunnia come lotta politica.

Lei e il segretario della Cei avete stemperato le parole fino a diluirle in brodino bevibile anche dalle novizie di un convento. Eppure le accuse sono gravi e le fonti certe: la moglie accusa pubblicamente il marito presidente del consiglio di «frequentare minorenni», dichiara che deve essere trattato «come un malato», lo descrive come il «drago al quale vanno offerte vergini in sacrificio». Le interviste pubblicate da un solo (sic!) quotidiano italiano nel deserto dell’omertà di tutti gli altri e da quasi tutta la stampa estera, hanno confermato, oltre ogni dubbio, che il presidente del consiglio ha mentito spudoratamente alla Nazione e continua a mentire sui suoi processi giudiziari, sull’inazione del suo governo e sulla sua pedofilia. Una sentenza di tribunale di 1° grado ha certificato che egli è corruttore di testimoni chiamati in giudizio e usa la bugia come strumento ordinario di vita e di governo. Eppure si fa vanto della morale cattolica: Dio, Patria, Famiglia. In una tv compiacente ha trasformato in suo privato in un affaire pubblico per utilizzarlo a scopi elettorali, senza alcun ritegno etico e istituzionale.

Lei, sig. Cardinale, presenta il magistero dei vescovi (e del papa) come garante della Morale, centrata sulla persona e sui valori della famiglia, eppure né lei né i vescovi avete detto una parola inequivocabile su un uomo, capo del governo, che ha portato il nostro popolo al livello più basso del degrado morale, valorizzando gli istinti di seduzione, di forza/furbizia e di egoismo individuale. I vescovi assistono allo sfacelo morale del Paese ciechi e muti, afoni, sepolti in una cortina di incenso che impedisce loro di vedere la «verità» che è la nuda «realtà». Il vostro atteggiamento è recidivo perché avete usato lo stesso innocuo linguaggio con i respingimenti degli immigrati in violazione di tutti i dettami del diritto e dell’Etica e della Dottrina sociale della Chiesa cattolica, con cui il governo è solito fare i gargarismi a vostro compiacimento e per vostra presa in giro. Avete fatto il diavolo a quattro contro le convivenze (Dico) e le tutele annesse, avete fatto fallire un referendum in nome dei supremi «principi non negoziabili» e ora non avete altro da dire se non che le vostre paroline sono «per tutti», cioè per nessuno.

Il popolo credente e diversamente credente si divide in due categorie: i disorientati e i rassegnati. I primi non capiscono perché non avete lesinato bacchettate all’integerrimo e cattolico praticante, Prof. Romano Prodi, mentre assolvete ogni immoralità di Berlusconi. Non date forse un’assoluzione previa, quando vi sforzate di precisare che in campo etico voi «parlate per tutti»? Questa espressione vuota vi permette di non nominare individualmente alcuno e di salvare la capra della morale generica (cioè l’immoralità) e i cavoli degli interessi cospicui in cui siete coinvolti: nella stessa intervista lei ha avanzato la richiesta di maggiori finanziamenti per le scuole private, ponendo da sé in relazione i due fatti. E’ forse un avvertimento che se non arrivano i finanziamenti, voi siete già pronti a scaricare il governo e l’attuale maggioranza che sta in piedi in forza del voto dei cattolici atei? Molti cominciano a lasciare la Chiesa e a devolvere l’8xmille ad altre confessioni religiose: lei sicuramente sa che le offerte alla Chiesa cattolica continuano a diminuire; deve, però, sapere che è una conseguenza diretta dell’inesistente magistero della Cei che ha mutato la profezia in diplomazia e la verità in servilismo.

I cattolici rassegnati stanno ancora peggio perché concludono che se i vescovi non condannano Berlusconi e il berlusconismo, significa che non è grave e passano sopra all’accusa di pedofilia, stili di vita sessuale con harem incorporato, metodo di governo fondato sulla falsità, sulla bugia e sull’odio dell’avversario pur di vincere a tutti i costi. I cattolici lo votano e le donne cattoliche stravedono per un modello di corruttela, le cui tv e giornali senza scrupoli deformano moralmente il nostro popolo con «modelli televisivi» ignobili, rissosi e immorali.

Agli occhi della nostra gente voi, vescovi taciturni, siete corresponsabili e complici, sia che tacciate sia che, ancora più grave, tentiate di sminuire la portata delle responsabilità personali. Il popolo ha codificato questo reato con il detto: è tanto ladro chi ruba quanto chi para il sacco. Perché parate il sacco a Berlusconi e alla sua sconcia maggioranza? Perché non alzate la voce per dire che il nostro popolo è un popolo drogato dalla tv, al 50% di proprietà personale e per l’altro 50% sotto l’influenza diretta del presidente del consiglio? Perché non dite una parola sul conflitto d’interessi che sta schiacciando la legalità e i fondamentali etici del nostro Paese? Perché continuate a fornicare con un uomo immorale che predica i valori cattolici della famiglia e poi divorzia, si risposa, divorzia ancora e si circonda di minorenni per sollazzare la sua senile svirilità? Perché non dite che con uomini simili non avete nulla da spartire come credenti, come pastori e come garanti della morale cattolica? Perché non lo avete sconfessato quando ha respinto gli immigrati, consegnandoli a morte certa? Non è lo stesso uomo che ha fatto un decreto per salvare ad ogni costo la vita vegetale di Eluana Englaro? Non siete voi gli stessi che difendete la vita «dal suo sorgere fino al suo concludersi naturale»? La vita dei neri vale meno di quella di una bianca? Fino a questo punto siete stati contaminati dall’eresia della Lega e del berlusconismo? Perché non dite che i cattolici che lo sostengono in qualsiasi modo, sono corresponsabili e complici dei suoi delitti che anche l’etica naturale condanna? Come sono lontani i tempi di Sant’Ambrogio che nel 390 impedì a Teodosio di entrare nel duomo di Milano perché «anche l’imperatore é nella Chiesa, non al disopra della Chiesa». Voi onorate un vitello d’oro.

Io e, mi creda, molti altri credenti pensiamo che lei e i vescovi avete perduto la vostra autorità e avete rinnegato il vostro magistero perché agite per interesse e non per verità. Per opportunismo, non per vangelo. Un governo dissipatore e una maggioranza, schiavi di un padrone che dispone di ingenti capitali provenienti da «mammona iniquitatis», si è reso disposto a saldarvi qualsiasi richiesta economica in base al principio che ogni uomo e istituzione hanno il loro prezzo. La promessa prevede il vostro silenzio che – è il caso di dirlo – è un silenzio d’oro? Quando il vostro silenzio non regge l’evidenza dell’ignominia dei fatti, voi, da esperti, pesate le parole e parlate a suocera perché nuora intenda, ma senza disturbarla troppo: «troncare, sopire … sopire, troncare».

Sig. Cardinale, ricorda il conte zio dei Promessi Sposi? «Veda vostra paternità; son cose, come io le dicevo, da finirsi tra di noi, da seppellirsi qui, cose che a rimestarle troppo … si fa peggio. Lei sa cosa segue: quest’urti, queste picche, principiano talvolta da una bagattella, e vanno avanti, vanno avanti… A voler trovarne il fondo, o non se ne viene a capo, o vengon fuori cent’altri imbrogli. Sopire, troncare, padre molto reverendo: troncare, sopire» (A. Manzoni, Promessi Sposi, cap. IX). Dobbiamo pensare che le accuse di pedofilia al presidente del consiglio e le bugie provate al Paese siano una «bagatella» per il cui perdono bastano «cinque Pater, Ave e Gloria»? La situazione è stata descritta in modo feroce e offensivo per voi dall’ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, che voi non avete smentito: «Alla Chiesa molto importa dei comportamenti privati. Ma tra un devoto monogamo [leggi: Prodi] che contesta certe sue direttive e uno sciupa femmine che invece dà una mano concreta, la Chiesa dice bravo allo sciupa femmine. Ecclesia casta et meretrix» (La Stampa, 8-5-2009).

Mi permetta di richiamare alla sua memoria, un passo di un Padre della Chiesa, l’integerrimo sant’Ilario di Poitier, che già nel sec. IV metteva in guardia dalle lusinghe e dai regali dell’imperatore Costanzo, il Berlusconi cesarista di turno: «Noi non abbiamo più un imperatore anticristiano che ci perseguita, ma dobbiamo lottare contro un persecutore ancora più insidioso, un nemico che lusinga; non ci flagella la schiena ma ci accarezza il ventre; non ci confisca i beni (dandoci così la vita), ma ci arricchisce per darci la morte; non ci spinge verso la libertà mettendoci in carcere, ma verso la schiavitù invitandoci e onorandoci nel palazzo; non ci colpisce il corpo, ma prende possesso del cuore; non ci taglia la testa con la spada, ma ci uccide l’anima con il denaro» (Ilario di Poitiers, Contro l’imperatore Costanzo 5).

Egregio sig. Cardinale, in nome di quel Dio che lei dice di rappresentare, ci dia un saggio di profezia, un sussurro di vangelo, un lampo estivo di coerenza di fede e di credibilità. Se non può farlo il 50% di pertinenza del presidente della Cei «per interessi superiori», lo faccia almeno il 50% di competenza del vescovo di una città dove tanta, tantissima gente si sta allontanando dalla vita della Chiesa a motivo della morale elastica dei vescovi italiani, basata sul principio di opportunismo che è la negazione della verità e del tessuto connettivo della convivenza civile.

Lei ha parlato di «emergenza educativa» che è anche il tema proposto per il prossimo decennio e si è lamentato dei «modelli negativi della tv». Suppongo che lei sappia che le tv non nascono sotto l’arco di Tito, ma hanno un proprietario che è capo del governo e nella duplice veste condiziona programmi, pubblicità, economia, modelli e stili di vita, etica e comportamenti dei giovani ai quali non sa offrire altro che la prospettiva del «velinismo» o in subordine di parlamentare alle dirette dipendenze del capo che elargisce posti al parlamento come premi di fedeltà a chi si dimostra più servizievole, specialmente se donne. Dicono le cronache che il sultano abbia gongolato di fronte alla sua reazione perché temeva peggio e, se lo dice lui che è un esperto, possiamo credergli. Ora con la benedizione del vostro solletico, può continuare nella sua lasciva intraprendenza e nella tratta delle minorenni da immolare sull’altare del tempio del suo narcisismo paranoico, a beneficio del paese di Berlusconistan, come la stampa inglese ha definito l’Italia.

Egregio sig. Cardinale, possiamo sperare ancora che i vescovi esercitino il servizio della loro autorità con autorevolezza, senza alchimie a copertura dei ricchi potenti e a danno della limpidezza delle verità come insegna Giovanni Battista che all’Erode di turno grida senza paura per la sua stessa vita: «Non licet»? Al Precursore la sua parola di condanna costò la vita, mentre a voi il vostro «tacere» porta fortuna.

In attesa di un suo riscontro porgo distinti saluti.

 

 

Genova 31 maggio 2009

Paolo Farinella, prete

 

 

Don Paolo Farinella lauree in Teologia Biblica e Scienze Bibliche e Archeologiche. Ha studiato lingue orientali all’Università di Gerusalemme: ebraico, aramaico, greco. I suoi ultimi libri: ” Bibbia, parole, segreti, misteri ” e ” Ritorno all’antica Messa “, sempre editore Gabrielli.

 

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