Ariccia non tace!!!

IL DIALOGO E L’ACQUA SANTA

Posts Tagged ‘Chiesa’

”Il Papa mi delude anche piu’ del Cavaliere”

Posted by ariccianontace su 16 gennaio 2011

Don Andrea Gallo contro la Chiesa che perdona tutto per salvare i privilegi
di Beatrice Borromeo – 15 gennaio 2011

Com’è possibile che dal cardinal Ruini a Bagnasco, da Fisichella fino al Santo Padre nessuno si indigni per il comportamento di Silvio Berlusconi?”.

 

Don Andrea Gallo, animatore della comunità genovese di San Benedetto del Porto, è famoso per essere ostile alle caste vaticane. E il Cavaliere non gli è mai piaciuto. Ma nel giorno in cui rimbalza per il mondo la notizia che il presidente del Consiglio è sotto inchiesta per concussione e favoreggiamento della prostituzione minorile, il prete genovese è molto più arrabbiato con il Papa che col premier.

Don Gallo, si stupisce ancora del fatto che la Chiesa non abbia niente da dire?
Sono ripugnato. A 82 anni e mezzo mi sento autorizzato a dire che è insopportabile che non ci sia una presa di posizione contro queste sconcezze. Anzi: le gerarchie ecclesiastiche continuano a sostenere Berlusconi.

C’è una soglia oltre la quale anche il Vaticano dirà “adesso basta davvero”?
Non c’è, perché alla Chiesa non importa più nulla dei poveri e dei deboli. Vive di privilegi, vuole difenderli e ne vuole conquistare di nuovi. Le pare normale che il Papa vada a trovare il sindaco di Roma in Campidoglio il giorno dopo che ha azzerato la giunta?

Quali sono le contropartite concrete, per la Chiesa, di questa benevolenza?
Basti pensare all’8 per mille o ai contributi alle scuole cattoliche, che poi di cattolico non hanno proprio nulla.

Tutto qui?
C’è anche l’esenzione fiscale sugli immobili della Chiesa, che non pagano l’Ici. O le politiche bioetiche. Il Santo Padre è tornato a parlare contro l’educazione sessuale, senza capire che togliere la consapevolezza ai ragazzi è proprio ciò che li spinge a svendersi, drogarsi, autodistruggersi.

Che opinione si è fatto delle ragazzine che, come disse Veronica Lario, “si offrono al drago”?
Il problema è che da almeno un decennio i giovani crescono senza un’idea di futuro, sapendo che non avranno lavoro né aiuti.

Forse però Ruby era soddisfatta di mettere un piede nel mondo di Arcore.
Certe ragazze capiscono che vendersi è una possibilità per ottenere quello che vogliono, ma è anche un processo di autodistruzione con sofferenze indicibili. Nella mia comunità lavoro da anni con le prostitute: sono rovinate, vuote dentro.

Non sviluppano una corazza per evitare di soffrire del loro lavoro?
No. Penso che Ruby e le altre vedano Berlusconi come una porta d’accesso, che sfruttino i suoi vizi. Ma si vergognano, sono schifate da chi hanno davanti. E si fanno anche schifo da sole.

Se i racconti di queste ragazze sono veri, il presidente del Consiglio cerca proprio questo tipo di donna.
Questo perché è un amorale. Un uomo che agisce fuori dalla Costituzione, dalla giustizia, dalla legalità. E dalla civiltà. Dice che lavora tanto e che si toglie qualche sfizio, ma nella sua vita vedo solo sfacelo e tristezza.

I suoi colleghi la pensano diversamente: continuano anche a dargli la comunione.
Sostengono che è single, pur sapendo benissimo che è doppiamente divorziato. Monsignor Rino Fisichella ha detto che bisogna contestualizzare persino le sue bestemmie!

Che effetto ha questa indulgenza ad personam sui fedeli?
Ovviamente si allontanano dalla Chiesa, così come dalla politica. Le gerarchie non capiscono che questa incoerenza farà scomparire la Chiesa, e morire la religione.

Quindi?
Sia i cittadini che la Chiesa devono riscoprire la capacità di indignarsi e di reagire. Perché siamo tutti responsabili.

Tratto da: Il Fatto Quotidiano 

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Papa: il maggior pericolo per la Chiesa è il male che la inquina dall’interno

Posted by ariccianontace su 29 giugno 2010

ANSA

Il ”pericolo piu’ grave” per la Chiesa oggi non viene dalle ”persecuzioni” esterne ma dal male che la ”inquina” dall’interno. Lo ha affermato Benedetto XVI, non citando direttamente lo scandalo della pedofilia, durante l’omelia della messa celebrata nella basilica vaticana nella solennita’ dei santi Pietro e Paolo.

“Se pensiamo ai due millenni di storia della Chiesa, possiamo osservare che – ha detto il Papa nell’omelia – non sono mai mancate per i cristiani le prove, che in alcuni periodi e luoghi hanno assunto il carattere di vere e proprie persecuzioni”. “Queste, però – ha proseguito -, malgrado le sofferenze che provocano, non costituiscono il pericolo più grave per la Chiesa. Il danno maggiore, infatti, essa lo subisce da ciò che inquina la fede e la vita cristiana dei suoi membri e delle sue comunità, intaccando l’integrità del Corpo mistico, indebolendo la sua capacità di profezia e di testimonianza, appannando la bellezza del suo volto“. Citando l’apostolo Paolo, Benedetto XVI ha fatto cenno “ad alcuni problemi di divisioni, di incoerenze, di infedeltà al Vangelo che minacciano seriamente la Chiesa”, e anche agli “atteggiamenti negativi che appartengono al mondo e che possono contagiare la comunità cristiana: egoismo, vanità, orgoglio, attaccamento al denaro, eccetera”. Sempre facendo riferimento ai testi paolini, il Papa ha comunque aggiunto che “vi è una garanzia di libertà assicurata da Dio alla Chiesa, libertà sia dai lacci materiali che cercano di impedirne o coartarne la missione, sia dai mali spirituali e morali, che possono intaccarne l’autenticità e la credibilità”.

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LEFEBVRIANI: NO AL CONCILIO VATICANO II

Posted by ariccianontace su 27 febbraio 2009

ANSA

LEFEBVRIANI: NON SIAMO PRONTI A RICONOSCERE IL CONCILIO VATICANO II

ROMA – I lefebvriani non sono pronti a riconoscere il Concilio Vaticano II. E’ quanto afferma mons. Bernard Fellay, superiore della Fraternità ultratradizionalista, pubblicata ieri dal quotidiano svizzero Le Courier.

Il Concilio Vaticano II ha prodotto solo “perdite”. E’ quanto afferma mons.Bernard Fellay. Il vescovo si augura che la Chiesa Cattolica accetti questa verità. “I frutti del Concilio – ha spiegato Fellay – sono stati quelli di svuotare i seminari, i noviziati e le Chiese”. “Migliaia di preti – ha aggiunto – hanno abbandonato il loro sacerdozio e milioni di fedeli hanno cessato di esssere praticanti e si sono rivolti alle sette”. “La religiosità dei fedeli è stata snaturata – ha proseguito”. Se questi sono i frutti del Concilio, ha aggiunto con ironia, “sono ben bizzarri”.

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LA CHIESA RISCHIA DI DIVENTARE UNA SETTA

Posted by ariccianontace su 26 febbraio 2009

 

kung 

“La Chiesa rischia di diventare una setta”

intervista a Hans Küng, a cura di Nicolas Boursier e Stéphanie Le Bars in “Le Monde” del 25 febbraio 2009 (traduzione: www.finesettimana.org)

Figura slanciata, viso glabro, ciuffo ribelle, Hans Küng, considerato il più grande teologo contestatore cattolico vivente, riceve nella sua casa, a Tubinga, in Germania, nella sua elegante proprietà dai muri tappezzati di libri. I suoi, moltissimi e tradotti in tutte le lingue, sono in bella evidenza nel suo ufficio personale. Torna a parlare della tempesta scatenata dalla mano tesa da Benedetto XVI agli integralisti cattolici.

 Qual è la sua analisi a proposito della decisione di Benedetto XVI di revocare la scomunica dei quattro vescovi della corrente integralista di monsignor Lefebvre, di cui uno, Richard Williamson, è un notorio negazionista?

Non ne sono stato sorpreso. Fin dal 1977, in un’intervista ad un giornale italiano, monsignor Lefebvre indica che “dei cardinali sostengono – la sua – corrente” e che “il nuovo cardinal Ratzinger ha promesso di intervenire presso il papa per trovare – loro – una soluzione”. Questo mostra che la faccenda non è né un problema nuovo né una sorpresa. Benedetto XVI ha sempre parlato molto con queste persone. Oggi toglie loro la scomunica perché ritiene che sia arrivato il momento. Ha pensato che avrebbe potuto trovare una formula per reintegrare gli scismatici, che, pur conservando le loro convinzioni, potrebbero in apparenza sembrare in accordo con il concilio Vaticano II. Si è proprio sbagliato.

Come spiega il fatto che il papa non abbia considerato lo scandalo che la sua decisione avrebbe suscitato, anche al di là delle affermazioni negazioniste di Richard Williamson?

La revoca delle scomuniche non è stata un difetto di comunicazione o di tattica, ma ha costituito un errore di governo del Vaticano. Anche se il papa non avesse avuto sentore delle affermazioni negazioniste di monsignor Williamson e anche se lui stesso non è antisemita, ognuno sa che i quattro vescovi implicati lo sono. In questa faccenda, il problema fondamentale è ‘opposizione al Vaticano II, e in particolare il rifiuto di un rapporto nuovo con l’ebraismo. Un papa tedesco avrebbe dovuto considerare questo come un punto centrale e mostrare senza ambiguità le sue posizioni sull’Olocausto. Non si è reso conto del pericolo. Contrariamente alla cancelliera Angela Merkel, che ha reagito duramente. Benedetto XVI ha sempre vissuto in un ambito ecclesiastico. Ha viaggiato molto poco. È rimasto chiuso in Vaticano – che è come il Cremlino di una volta -, dove non gli pervengono le critiche. Così non è stato in grado di misurare l’impatto di una tale decisione nel mondo. Il segretario di Stato, Tarcisio Bertone, che potrebbe essere un contro-potere, era un suo subordinato nella Congregazione per la dottrina della fede; è un uomo di dottrina, assolutamente sottomesso a Benedetto XVI. Siamo di fronte ad un problema di struttura. In quel sistema non c’è nessun elemento democratico, nessuna correzione. Il papa è stato eletto da dei conservatori, e oggi è lui che nomina i conservatori.

In che misura si può dire che il papa è ancora fedele agli insegnamenti del Vaticano II?

È fedele al Concilio alla sua maniera. Insiste sempre, come Giovanni Paolo II, sulla continuità con la “tradizione”. Per lui, tale tradizione risale al periodo medioevale ed ellenistico. Soprattutto non vuole ammettere che il Vaticano II ha provocato una rottura, per esempio, sul riconoscimento della libertà religiosa, combattuta da tutti i papi anteriori al concilio. La concezione profonda di Benedetto XVI è che bisogna accogliere il Concilio, ma che è opportuno interpretarlo; forse non alla maniera dei lefebvriani, ma in ogni caso nel rispetto della tradizione e in maniera riduttiva. Per esempio è sempre stato critico sulla liturgia del Vaticano II. In fondo, Benedetto XVI ha una posizione ambigua sui testi del Concilio, poiché non è mai stato a suo agio con la modernità e la riforma. Mentre il Vaticano II ha proprio rappresentato l’integrazione del paradigma della riforma e della modernità nella Chiesa cattolica. Monsignor Lefebvre non lo ha mai accettato, e i suoi amici della Curia nemmeno. Per questo Benedetto XVI ha una certa simpatia verso monsignor Lefebvre. Comunque trovo scandaloso che per il cinquantesimo anniversario dell’annuncio del concilio da parte di Giovanni XXIII – nel gennaio 1959 -, il papa non abbia fatto l’elogio del suo predecessore, ma abbia scelto di revocare la scomunica di persone in opposizione a quel concilio.

 Quale Chiesa Benedetto XVI sta lasciando in eredità ai suoi successori?

Io penso che lui difenda l’idea del “piccolo gregge”. È un po’ la linea degli integralisti, che ritengono che, anche se la Chiesa perde molti dei suoi fedeli, ci sarà alla fine una Chiesa di élite, formata dai “veri” cattolici. È un’illusione pensare che si possa continuare così, senza preti, senza vocazioni. Questa evoluzione è chiaramente un movimento di restaurazione. Ciò si evidenzia nella liturgia, ma anche in atti o gesti, per esempio quando dice ai protestanti che la Chiesa cattolica è la sola vera Chiesa.

La Chiesa cattolica è in pericolo?

La Chiesa rischia di diventare una setta. Molti cattolici non si aspettano più niente da questo papa. Ed è molto doloroso.

Lei ha scritto: “Come è possibile che un teorico così dotato, gentile e aperto come Joseph Ratzinger sia potuto cambiare al punto da diventare in Grande Inquisitore Romano?” Allora, come?

Penso che lo choc dei movimenti di protesta del 1968 abbia risuscitato il suo passato. Ratzinger era conservatore. Durante il concilio si è aperto, anche se era già scettico. Con il 68 è tornato a posizioni molto conservatrici, che ha mantenuto fino ad oggi.

Il papa attuale può ancora correggere questa evoluzione?

Quando mi ha ricevuto nel 2005, ha fatto un atto coraggioso e ho veramente pensato che avrebbe trovato la via per riformare, anche se lentamente. Ma, in quattro anni, ha provato il contrario. Oggi mi chiedo se sia capace di fare qualche cosa di coraggioso. Innanzitutto occorrerebbe che riconoscesse che la Chiesa cattolica sta attraversando una crisi profonda. Poi potrebbe molto facilmente fare un gesto a favore dei divorziati e dire che a certe condizioni possono essere ammessi alla comunione. Potrebbe correggere l’enciclica Humanae Vitae – che ha condannato ogni forma di contraccezione nel 1968 – dicendo che in certi casi la pillola è possibile. Potrebbe correggere la sua teologia, che risale al Concilio di Nicea – nel 325 -. Potrebbe dire domani: “Abolisco la legge del celibato per i preti” È molto più potente del presidente degli Stati Uniti! Non deve rendere conto alla Corte suprema! Potrebbe anche convocare un nuovo concilio.

Un Vaticano III?

Potrebbe essere un aiuto. Una simile riunione permetterebbe di sistemare delle questioni alle quali il Vaticano II non ha risposto, come il celibato dei preti o il controllo delle nascite. Bisognerebbe anche prevedere un nuovo modo di elezione dei vescovi, nel quale il popolo dovrebbe poter dire la sua. La crisi attuale ha suscitato un movimento di resistenza. Molti fedeli rifiutano di tornare al vecchio sistema. Perfino dei vescovi sono stati obbligati a criticare la politica del Vaticano. La gerarchia non può ignorarlo.

La sua riabilitazione potrebbe essere uno di questi gesti forti?

Sarebbe in ogni caso più facile della reintegrazione degli scismatici! Ma non ci credo, perché Benedetto XVI si sente più vicino agli integralisti che alle persone come me, che hanno lavorato e accettato il Concilio.

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La Chiesa non è una democrazia

Posted by ariccianontace su 18 gennaio 2009

Articolo pubblicato su Adista.

IL CARD. BERTONE FUGA GLI ULTIMI DUBBI: “LA CHIESA NON È UNA DEMOCRAZIA”
34752. VENEZIA-ADISTA. La Chiesa non è una democrazia. A dissipare ogni residuo dubbio a riguardo è il card. Tarcisio Bertone nella Lectio magistralis tenuta in occasione dell’apertura, ai primi di dicembre, dell’anno accademico della Facoltà di Diritto Canonico San Pio X di Venezia. Nella Chiesa, ha affermato il Segretario di Stato vaticano, “la fondamentale e uguale dignità e partecipazione che tutti hanno in forza dell’unico battesimo, viene esercitata secondo una diversità di funzioni” avendo quindi come risultato “distinzione e ineguaglianza tra i membri”. Non è pensabile, ha continuato il cardinale, una Chiesa “che riposi solamente sulle decisioni di una maggioranza” perché diverrebbe “una Chiesa puramente umana, ridotta al livello di ciò che è fattibile e plausibile, di quanto è frutto della propria azione e delle proprie intuizioni e opinioni, in cui quest’ultime sostituiscono la fede”.

Il card. Bertone ha parlato quindi di quelle realtà ecclesiali che reclamano “anche con violenza, una forma di democratizzazione della Chiesa”. Il Segretario di Stato fa nomi e cognomi: “‘Noi siamo Chiesa’ è un movimento sorto di recente che, partendo dal principio che siamo noi che ‘facciamo’ la Chiesa”, “dobbiamo farla diventare finalmente la ‘nostra’ Chiesa e noi i suoi attivi soggetti responsabili”. Ma Bertone non è convinto che una Chiesa “che sorge attraverso discussioni, accordi, decisioni”, in cui “l’aspetto passivo cede a quello attivo” sia la migliore: “La Chiesa fatta da sé – ha infatti sottolineato – ha alla fine il sapore del ‘se stessi’, che agli altri ‘se stessi’ non è mai gradito e ben presto rivela la sua piccolezza”.

La Chiesa è sostanzialmente estranea anche al concetto di rappresentatività: “Le persone che guidano il Popolo di Dio – ha continuato Bertone – non sono investite, anche quando fossero elette, dal basso, ma dall’alto, attraverso il Sacramento e la missione. In secondo luogo la fede non è rappresentabile da nessuno, perché la salvezza è un fatto eminentemente personale”. E ha concluso citando l’allora card. Ratzinger: “Quanto più nella Chiesa si estende l’ambito delle cose fatte e decise da sé, tanto più angusta essa diventa per noi tutti”.

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Il Concilio Vaticano II

Posted by ariccianontace su 20 ottobre 2008

“Rinnova nella nostra epoca i prodigi come di una novella Pentecoste e concedi che la Chiesa Santa, riunita in unanime, più intensa preghiera attorno a Maria Madre di Gesù e guidata da Pietro, diffonda il regno del Salvatore Divino, che è regno di verità, di giustizia, di amore e di pace. Così sia”. (Preghiera conclusiva della Humanae Salutis, la costituzione apostolica con cui Giovanni XXIII convocava il Concilio)

  

Sono passati più di quarant’anni dal termine del Concilio … quali i frutti che ne sono scaturiti? quali le conseguenze?

 

Per cominciare, a beneficio soprattutto dei più giovani (ma non solo …) ricordiamo brevemente cosa fu il Concilio Vaticano II e come si collocò storicamente.

 

Il Concilio Ecumenico Vaticano II fu indetto il 25 gennaio 1959 da papa Giovanni XXIII,  che lo aprì ufficialmente l’11 ottobre 1962. Alla morte di Giovanni XXIII (3 giugno 1963) fu continuato dal suo successore Paolo VI. Terminò il 7 dicembre 1965.

 

Il Concilio promulgò i seguenti documenti:

 

4 Costituzioni

3 Dichiarazioni

9 Decreti

 

Com’era prevedibile, la componente “tradizionalista” della Chiesa non comprendendo la necessità di un nuovo Concilio a meno di 100 anni dal Vaticano I, manifestò fin da subito e apertamente la sua posizione.

Perché venne detto “Ecumenico”? Beh, il Concilio radunò cardinali, patriarchi e vescovi cattolici da tutto il mondo. Fu la prima vera occasione per conoscere realtà ecclesiali fino a quel momento rimaste ai margini della Chiesa, soprattutto le Chiese latino-americane ed africane. Per di più, al Concilio parteciparono per la prima volta, in qualità di osservatori, anche esponenti di altre Chiese cristiane.

In conclusione, fu un Concilio prettamente “pastorale”, con il quale si volle “aprire la Chiesa alla lettura dei segni dei tempi” e “far entrare aria nuova nella Chiesa”.

I documenti che furono prodotti ed il grande vento di rinnovamento che attraversò tutta la Chiesa segnarono gli anni a seguire .

Cosa è rimasto di quel grande momento profetico?

Cosa può ancora dire ai cristiani di oggi?

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Venerdì Santo 2005 – Meditazione alla nona stazione della Via Crucis del Card. J. Ratzinger

Posted by ariccianontace su 11 ottobre 2008

Che cosa può dirci la terza caduta di Gesù sotto il peso della croce? Forse ci fa pensare alla caduta dell’uomo in generale, all’allontanamento di molti da Cristo, alla deriva verso un secolarismo senza Dio. Ma non dobbiamo pensare anche a quanto Cristo debba soffrire nella sua stessa Chiesa? A quante volte si abusa del santo sacramento della sua presenza, in quale vuoto e cattiveria del cuore spesso egli entra! Quante volte celebriamo soltanto noi stessi senza neanche renderci conto di lui! Quante volte la sua Parola viene distorta e abusata! Quanta poca fede c’è in tante teorie, quante parole vuote! Quanta sporcizia c’è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a lui! Quanta superbia, quanta autosufficienza! Quanto poco rispettiamo il sacramento della riconciliazione, nel quale egli ci aspetta, per rialzarci dalle nostre cadute! Tutto ciò è presente nella sua passione. Il tradimento dei discepoli, la ricezione indegna del suo Corpo e del suo Sangue è certamente il più grande dolore del Redentore, quello che gli trafigge il cuore. Non ci rimane altro che rivolgergli, dal più profondo dell’animo, il grido: Kyrie, eleison – Signore, salvaci (cfr. Mt 8, 25).

C’è molto da riflettere su questa meditazione, c’è da guardare la Chiesa, c’è da guardarsi dentro, c’è da guardarsi intorno ma, soprattutto, c’è da rimanere in silenzio per metabolizzare queste riflessioni!

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