Ariccia non tace!!!

IL DIALOGO E L’ACQUA SANTA

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”Il Papa mi delude anche piu’ del Cavaliere”

Posted by ariccianontace su 16 gennaio 2011

Don Andrea Gallo contro la Chiesa che perdona tutto per salvare i privilegi
di Beatrice Borromeo – 15 gennaio 2011

Com’è possibile che dal cardinal Ruini a Bagnasco, da Fisichella fino al Santo Padre nessuno si indigni per il comportamento di Silvio Berlusconi?”.

 

Don Andrea Gallo, animatore della comunità genovese di San Benedetto del Porto, è famoso per essere ostile alle caste vaticane. E il Cavaliere non gli è mai piaciuto. Ma nel giorno in cui rimbalza per il mondo la notizia che il presidente del Consiglio è sotto inchiesta per concussione e favoreggiamento della prostituzione minorile, il prete genovese è molto più arrabbiato con il Papa che col premier.

Don Gallo, si stupisce ancora del fatto che la Chiesa non abbia niente da dire?
Sono ripugnato. A 82 anni e mezzo mi sento autorizzato a dire che è insopportabile che non ci sia una presa di posizione contro queste sconcezze. Anzi: le gerarchie ecclesiastiche continuano a sostenere Berlusconi.

C’è una soglia oltre la quale anche il Vaticano dirà “adesso basta davvero”?
Non c’è, perché alla Chiesa non importa più nulla dei poveri e dei deboli. Vive di privilegi, vuole difenderli e ne vuole conquistare di nuovi. Le pare normale che il Papa vada a trovare il sindaco di Roma in Campidoglio il giorno dopo che ha azzerato la giunta?

Quali sono le contropartite concrete, per la Chiesa, di questa benevolenza?
Basti pensare all’8 per mille o ai contributi alle scuole cattoliche, che poi di cattolico non hanno proprio nulla.

Tutto qui?
C’è anche l’esenzione fiscale sugli immobili della Chiesa, che non pagano l’Ici. O le politiche bioetiche. Il Santo Padre è tornato a parlare contro l’educazione sessuale, senza capire che togliere la consapevolezza ai ragazzi è proprio ciò che li spinge a svendersi, drogarsi, autodistruggersi.

Che opinione si è fatto delle ragazzine che, come disse Veronica Lario, “si offrono al drago”?
Il problema è che da almeno un decennio i giovani crescono senza un’idea di futuro, sapendo che non avranno lavoro né aiuti.

Forse però Ruby era soddisfatta di mettere un piede nel mondo di Arcore.
Certe ragazze capiscono che vendersi è una possibilità per ottenere quello che vogliono, ma è anche un processo di autodistruzione con sofferenze indicibili. Nella mia comunità lavoro da anni con le prostitute: sono rovinate, vuote dentro.

Non sviluppano una corazza per evitare di soffrire del loro lavoro?
No. Penso che Ruby e le altre vedano Berlusconi come una porta d’accesso, che sfruttino i suoi vizi. Ma si vergognano, sono schifate da chi hanno davanti. E si fanno anche schifo da sole.

Se i racconti di queste ragazze sono veri, il presidente del Consiglio cerca proprio questo tipo di donna.
Questo perché è un amorale. Un uomo che agisce fuori dalla Costituzione, dalla giustizia, dalla legalità. E dalla civiltà. Dice che lavora tanto e che si toglie qualche sfizio, ma nella sua vita vedo solo sfacelo e tristezza.

I suoi colleghi la pensano diversamente: continuano anche a dargli la comunione.
Sostengono che è single, pur sapendo benissimo che è doppiamente divorziato. Monsignor Rino Fisichella ha detto che bisogna contestualizzare persino le sue bestemmie!

Che effetto ha questa indulgenza ad personam sui fedeli?
Ovviamente si allontanano dalla Chiesa, così come dalla politica. Le gerarchie non capiscono che questa incoerenza farà scomparire la Chiesa, e morire la religione.

Quindi?
Sia i cittadini che la Chiesa devono riscoprire la capacità di indignarsi e di reagire. Perché siamo tutti responsabili.

Tratto da: Il Fatto Quotidiano 

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Papa: il maggior pericolo per la Chiesa è il male che la inquina dall’interno

Posted by ariccianontace su 29 giugno 2010

ANSA

Il ”pericolo piu’ grave” per la Chiesa oggi non viene dalle ”persecuzioni” esterne ma dal male che la ”inquina” dall’interno. Lo ha affermato Benedetto XVI, non citando direttamente lo scandalo della pedofilia, durante l’omelia della messa celebrata nella basilica vaticana nella solennita’ dei santi Pietro e Paolo.

“Se pensiamo ai due millenni di storia della Chiesa, possiamo osservare che – ha detto il Papa nell’omelia – non sono mai mancate per i cristiani le prove, che in alcuni periodi e luoghi hanno assunto il carattere di vere e proprie persecuzioni”. “Queste, però – ha proseguito -, malgrado le sofferenze che provocano, non costituiscono il pericolo più grave per la Chiesa. Il danno maggiore, infatti, essa lo subisce da ciò che inquina la fede e la vita cristiana dei suoi membri e delle sue comunità, intaccando l’integrità del Corpo mistico, indebolendo la sua capacità di profezia e di testimonianza, appannando la bellezza del suo volto“. Citando l’apostolo Paolo, Benedetto XVI ha fatto cenno “ad alcuni problemi di divisioni, di incoerenze, di infedeltà al Vangelo che minacciano seriamente la Chiesa”, e anche agli “atteggiamenti negativi che appartengono al mondo e che possono contagiare la comunità cristiana: egoismo, vanità, orgoglio, attaccamento al denaro, eccetera”. Sempre facendo riferimento ai testi paolini, il Papa ha comunque aggiunto che “vi è una garanzia di libertà assicurata da Dio alla Chiesa, libertà sia dai lacci materiali che cercano di impedirne o coartarne la missione, sia dai mali spirituali e morali, che possono intaccarne l’autenticità e la credibilità”.

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SECONDO ARRIVA IL PAPA

Posted by ariccianontace su 24 aprile 2009

SECONDO ARRIVA IL PAPA

di Ettore Masina in “Lettera” n. 140 del 31 marzo 2009

 ( … )

Sarà perché sono vecchio, ma sempre più spesso ho anch’io ( … )  la sensazione che il “mio” mondo sia entrato in una pericolosa fibrillazione. Parlo della Chiesa cattolica, la comunità che ho scelto come patria delle mie speranze, e dico che mi sembra vadano aprendosi in essa,continuamente, sotto questo pontificato, nuove ferite, e moltiplicandosi le silenziose e spesso amare diserzioni di credenti. L’immagine, così suggestiva, della Chiesa come di una navicella che percorre intrepidamente l’oceano della storia, oggi pare scricchiolare, colpita non più soltanto dall’odio di crudeli persecutori (penso all’India, all’Iraq, alla Cina …) ma anche dai devastanti marosi di ideologie talvolta contrastanti, ma, di fatto, concomitanti.

È perciò evidente, nei vertici vaticani, la sensazione di un’agonia del sacro, di una civiltà in cui la fede in Dio si ammanta di superstizioni o si offusca di relativismo, di una comunità cui un’inedita maturazione del valore della laicità sembra imprimere spinte centrifughe, di un Islam che appare tanto più forte quanto più l’antica prevalenza numerica dei cristiani va diminuendo a livello planetario.

Ed è ormai evidente (e del resto confermato da sondaggi, per quel che valgono) che fra i pronunziamenti della Gerarchia ecclesiastica e l’opinione pubblica dei “fedeli” si va creando un paradosso: tanto più gli insegnamenti e gli ammonimenti vengono moltiplicati ed estesi a ogni evento ed argomento, tanto più molti credenti li ascoltano distrattamente, quasi chiacchiere rituali o addirittura folkloristiche mentre i cosiddetti “lontani”, piuttosto che sentirsi chiamati a conversione si convincono sempre più che la Chiesa è una società sorpassata, incapace di fornire ai suoi fedeli una qualità di vita superiore a quella degli increduli. (Per inciso: in questo processo di banalizzazione, la televisione ha in Italia un ruolo nefasto. Invadendo ogni giorno i notiziari con le attività e le allocuzioni, anche le meno importanti, di Benedetto XVI, finisce per mostrare che non sempre è possibile fornire pensieri originali, sentimenti vivi, capacità empatiche).In questa burrasca la navicella del Pescatore appare, sempre più spesso, ridotta a usare una bussola tarata dalla paura.

In una situazione assai simile, Kirkegaard osava scrivere: “Ormai la nave è in mano al cuoco di bordo e ciò che egli trasmette dal megafono del comandante non è più la rotta da seguire ma il menù di domani”. Non siamo a quello, oggi, grazie al Cielo, ma l’immagine è suggestiva. Non c’è dubbio che valgano per questi nostri tempi le parole che Urs von Balthasar,teologo caro a Joseph Ratzinger, scriveva poco più di vent’anni fa: “Può accadere talvolta che le compagini delle istituzioni temporali si allentino; esse sono veramente temporali, il tempo le divora e le logora, molte cose arrugginiscono, marciscono, devono essere sostituite; addentellati in apparenza solidi si staccano, lasciano intravedere la luce o anche il buio. Gli Atti degli apostoli si concludono con un naufragio, raccontato in modo diffuso e quasi divertito: il naufragio della nave di Paolo. Luca è perfettamente cosciente del simbolismo del suo racconto. […] La situazione è esattamente escatologica: la struttura come forma esterna va in frantumi, ci si può salvare solo guadagnando terra sui rottami…”.

 2. Un tremore spinge il papa e non pochi vescovi a indurire la loro predicazione e ad aggrapparsi al passato. Il Concilio cominciò con il rifiuto opposto da una larga maggioranza di vescovi all’idea avanzata dalla curia vaticana che due fossero le “fonti della Rivelazione”, quelle che dovrebbero guidare la vita della Chiesa: la Sacra Scrittura e la Tradizione cioè il corpus normativo e catechetico costruito dalla Gerarchia cattolica lungo i secoli. Questa equiparazione, che ovviamente celebrava il potere del Papa e dei suoi collaboratori, fu, come s’è detto, respinta.

Ma oggi (e mi meraviglio che i giornalisti “specializzati” non lo rilevino) Benedetto XVI ripropone ogni giorno, appassionatamente, il valore della Tradizione, mentre accentua la sua propensione a un esercizio solitario della propria autorità; e tutto ciò sa di nostalgia per l’epoca preconciliare, non per volontaria mancanza di lealtà all’assemblea ecumenica quanto per la formazione culturale ed ecclesiastica della persona. Lo studioso che non conosce l’uso del computer e che dice di avere tanti amici perché vengono a trovarlo reverenti pellegrinaggi di antichi condiscepoli, appare nel suo modo di vestire, di muoversi, di preferire la lettera dei canoni alla passione per l’uomo d’oggi e i drammi della storia, più vicino, dal punto di vista psicologico e comportamentale, al gruppo dei “tradizionalisti” che alla “Chiesa dei poveri”.

La sollecitudine pastorale per i lefebvriani, piuttosto che per i teologi della liberazione ridotti al silenzio o all’esodo, è significativa. Ha detto l’altro giorno, in una conferenza a Berlino, Navarro-Valls, l’ex portavoce vaticano: “L’immagine è il messaggio. Gli ultimi due Papi dimostrano che le idee vengono colte solo se visualizzate. Noi viviamo di immagini”. Incontrovertibile constatazione, ma terribile per chi, come me, non riesce a dimenticare l’immagine di un papa che festeggia il suo compleanno in casa di Bush, il Carnefice di Guantanamo, Condottiero di guerre sanguinose scatenate sulla base di consapevoli menzogne …

 3.  Quanto ai vescovi che si vogliono più vicini al papa, che triste stillicidio di notizie!

Quello brasiliano di Olinda e Recife, meticoloso distruttore delle realtà pastorali e dello stile di governo del suo predecessore, il santo dom Helder Camara, dichiara scomunicati i medici che hanno salvato la vita a una bambina di nove anni, violentata e incinta di due gemelli; in Italia molti (cardinali e non) si esprimono con sconcertante brutalità nei confronti del caso Englaro, un altro, generale di corpo d’armata in pensione e arcivescovo di Cagliari, si fa portabandiera del Cavaliere in campagna elettorale.

Del resto, l’Osservatore Romano plaude alla creazione del PDL che “propone valori cristiani, come quelli della famiglia”: definizione azzeccatissima se si pensa a quanti leader di quel “popolo” di famiglie ne hanno due o persino tre. ( … )

 ( …) ho sempre osservato con interesse la testimonianza delle suore. Ne ho trovate alcune che somigliano ancora a certe religiose del passato (innamorate del Primario o serve devote del Parroco, arrendevoli ai consigli elettorali dei vescovi e via dicendo: davvero “vecchie zie” ferme al catechismo di Pio X); ma più spesso dopo il Concilio ne ho incontrate tante e tante altre in luoghi e situazioni in cui gli uomini coraggiosi tremavano: nelle città assediate del Sud Sudan e sulle frontiere di Evola, il male terribile dell’Africa più misera; nei vicariati della Carità costantemente minacciati dai generali, nell’elenco dei desaparecidos perché troppo vicine alle Madres e alle Abuelas de la Plaza de Mayo. Riaprivano nel Salvador chiese in cui il parroco era stato ucciso e i catechisti orrendamente torturati dalle truppe d’èlite; morivano (e ancora muoiono) assassinate perché vivono con gli indios espropriati dalle proprie terre o i campesinos che una terra non l’hanno mai avuta.

Mi guardo intorno o penetro in Internet e le trovo al lavoro fra gli emigranti e nei congressi di teologia, maestre in villaggi sperduti sulle Ande o presenze evangeliche accanto ai giostrai sinti nei luna park europei, raramente inceppate dal moralismo; preda di banditi e di estremisti.

Le guardo e penso che a confermarmi nella fede sono loro e le loro sorelle di clausura che pregano per tanti di noi che riusciamo a pregare solo raramente.

Vivo la mia quaresima, quest’oggi, pensando che a scoprire il sepolcro vuoto furono le donne, il papa arrivò dopo di loro.

 Ettore Masina 31 marzo 2009

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La gioia può essere un ostacolo alla fede?

Posted by ariccianontace su 31 marzo 2009

africa18-03-09  PAPA: A VESCOVI CAMERUN, NELLA MESSA ‘GIOIA’ NON SIA DI OSTACOLO A FEDE  

 

(ASCA) – Roma, 18 mar – Serve più ”dignità” nelle messe della Chiesa africana, perché la ”gioia” che le contraddistingue non rischi di diventare un ostacolo alla fede: e’ stato questo il consiglio rivolto stamane da papa Benedetto XVI ai vescovi camerunensi, durante il suo incontro con l’episcopato del Paese a Yaoundé. ”La liturgia – ha detto il pontefice – occupa un posto importante nella manifestazione della fede delle vostre comunità” e, ha aggiunto, ”di solito queste celebrazioni ecclesiali sono festose e gioiose, esprimendo il fervore dei fedeli, felici di essere insieme, come Chiesa, per lodare il Signore”.

Ma, ha proseguito papa Ratzinger, e’ ”essenziale che la gioia così manifestata non sia un ostacolo ma un mezzo per entrare in dialogo e in comunione con Dio, per mezzo di una effettiva interiorizzazione delle strutture e della parole di cui si compone la liturgia, in modo che essa traduca ciò che succede nel cuore dei credenti, in unione reale con tutti i partecipanti”. ”La dignità delle celebrazioni – ha concluso – , soprattutto quando esse si svolgono con un grande afflusso di partecipanti, ne e’ un segno eloquente”.

Questo argomento trattato dal Papa durante il suo viaggio in Africa non ha ricevuto attenzione dai media, forse perché non è d’impatto immediato come altri (vedi preservativo), o forse perché riguarda un tema, come la liturgia, ritenuto per “addetti ai lavori” …

A noi sembra invece importante segnalarlo e farne oggetto di riflessione.

Chiunque abbia partecipato ad una celebrazione eucaristica in Africa racconta di essere rimasto affascinato e coinvolto dalla vitalità e dall’energia in essa sprigionate. I canti, la musica e le danze, linguaggi profondamente radicati nella cultura africana, manifestano  l’entusiasmo e la gioia dell’incontro con Cristo, rendendo concretamente il senso della parola “eucaristia” (rendimento di grazie, ringraziamento), molto più che in tante celebrazioni nelle nostre chiese, fredde, distaccate, frettolose ed “annoiate” … Forse che queste facilitino il contatto con Dio?

Lasciamoci provocare da Nietzsche:

Potrei credere solo a un dio che sapesse danzare . E quando ho visto il mio demonio, l’ ho sempre trovato serio, radicale, profondo, solenne: era lo spirito di gravità , grazie a lui tutte le cose cadono. (Nietzsche – Così parlò Zarathustra )

 … e da Sidney Carter:

 Il Signore della danza

Danzate, ovunque voi siate, dice Dio,
perché io sono il Signore della danza:
io guiderò la danza di tutti voi.
Dovunque voi siate,
io guiderò la danza di tutti voi.

Io danzavo il primo mattino dell’universo,
io danzavo circondato dalla luna,
dalle stelle e dal sole,
disceso dal cielo danzavo sulla terra
e sono venuto al mondo a Betlemme.

Io danzavo per lo scriba e il fariseo,
ma essi non hanno voluto seguirmi;
io danzavo per i peccatori,
per Giacomo e per Giovanni,
ed essi mi hanno seguito
e sono entrati nella danza.

Io danzavo il giorno di sabato,
io ho guarito il paralitico,
la gente diceva che era vergogna.
Mi hanno sferzato
mi hanno lasciato nudo
e mi hanno appeso ben in alto
su una croce per morirvi.

Io danzavo il Venerdì,
quando il cielo divenne tenebre.
Oh, è difficile danzare
con il demonio sulle spalle!
Essi hanno sepolto il mio corpo
e hanno creduto che fosse tutto finito,
ma io sono la danza
e guido sempre il ballo.

Essi hanno voluto sopprimermi
ma io sono balzato ancora più in alto
perché io sono la Vita
che non può morire:
e io vivrò in voi e voi vivrete in me
perché io sono, dice Dio,
il Signore della danza.

(Sidney Carter)

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DICHIARAZIONI IRRESPONSABILI DEL PAPA

Posted by ariccianontace su 18 marzo 2009

conferenzaaidsAssolutamente irresponsabili le dichiarazioni rilasciate dal Papa, all’inizio del suo viaggio in Camerun, che condannano l’uso del preservativo per la prevenzione contro il virus Hiv.

Tutte le ricerche scientifiche hanno dimostrato l’elevatissima efficacia del preservativo nella lotta all’ Aids, soprattutto nei paesi meno sviluppati ed in particolare in Africa dove, al contrario di quanto avviene nel nostro opulento e ricco mondo “civile”, non sono disponibili i farmaci antiretrovirali e la malattia continua a mietere, inarrestabile, milioni di morti!

Tra le tante reazioni alle dichiarazioni di Benedetto XVI, riportiamo le forti preoccupazioni espresse del ministero degli Esteri francese:

ANSA

FRANCIA, PREOCCUPANO FRASI PAPA SU PRESERVATIVI
 PARIGI – “Grandissima preoccupazione” è stata espressa oggi dal ministero degli Esteri francese per “le conseguenze” sulla lotta contro l’Aids delle parole del papa Benedetto XVI sull’uso del preservativo.”La Francia – ha dichiarato alla stampa il portavoce del ministero degli Esteri, Eric Chevallier – esprime fortissima preoccupazione davanti alle conseguenze di queste frasi di Benedetto XVI”. “Se non spetta a noi dare un giudizio sulla dottrina della Chiesa – ha aggiunto – riteniamo che frasi del genere mettano in pericolo le politiche di sanità pubblica e gli imperativi di protezione della vita umana”.

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IL PAPA REVOCA LA SCOMUNICA AI VESCOVI LEFEBVRIANI

Posted by ariccianontace su 26 gennaio 2009

L’articolo che segue, pubblicato su ADISTA, dava un’anticipazione del decreto che è stato effettivamente firmato dal Papa.

IL VENTENNIO DIMENTICATO. IL PAPA REVOCA LA SCOMUNICA AI VESCOVI LEFEBVRIANI?
34799. CITTÀ DEL VATICANO-ADISTA. La fine dello scisma aperto da mons. Marcel Lefebvre potrebbe essere imminente, con la completa vittoria dei tradizionalisti che rifiutano le riforme del Concilio Vaticano II: secondo quanto scritto il 22 gennaio dai quotidiani Il Giornale e Il Riformista, il decreto che revoca la scomunica dei quattro vescovi scismatici ordinati da mons. Lefebvre sarebbe già stato firmato da Benedetto XVI e mancherebbero solo pochi giorni alla sua pubblicazione. A confermare la notizia arrivano anche “autorevoli fonti vaticane” che alle agenzie non hanno voluto “né confermare né smentire” la notizia, preannunciando però novità sulla questione nel giro di pochi giorni. Da Ecône, sede della Fraternità sacerdotale San Pio X fondata da mons. Lefebvre, fanno sapere di essere “in attesa che il Vaticano pubblichi o meno questo famoso decreto”, confermando i contatti con il Vaticano e “l’attesa” e “la speranza” di uno sviluppo positivo a breve.

“Il decreto contenente la revoca della scomunica per i vescovi scismatici lefebvriani è pronto e uscirà nei prossimi giorni, probabilmente entro questa domenica – si legge nell’articolo sul Riformista –. L’ha redatto e firmato, per volere del papa, il presidente del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, l’arcivescovo Francesco Coccopalmerio”. Secondo Il Giornale, destinatari del provvedimento sarebbero i quattro vescovi ordinati da Lefebvre nel 1988, Bernard Fellay, l’attuale superiore della Fraternità, Alfonso de Gallareta, Tissier de Mallerais e l’ex-anglicano Richard Williamson. Si tratterebbe di una “revoca” della scomunica e non di una dichiarazione sulla sua “nullità”, come vagheggiato in un primo momento dai lefebvriani. Quanto alle modalità del rientro dei membri della Fraternità (circa 500 preti e oltre 250 seminaristi, oltre a circa 250 religiose) nel seno della Chiesa cattolica, sarebbero ancora in corso di definizione: forse, per i lefebvriani verrà eretta una seconda Prelatura personale dopo quella creata ad hoc da Giovanni Paolo II nel 1982 per l’Opus Dei.

Appena eletto, papa Ratzinger aveva da subito mostrato di voler sanare la frattura apertasi con la scomunica latae sententiae seguita all’ordinazione non autorizzata dal pontefice di quattro discepoli da parte di mons. Lefebvre – morto nel 1991 – che voleva così assicurare un futuro alla comunità da lui fondata. Il primo passo del pontefice, portato avanti anche al prezzo di spaccare i cattolici e malgrado le proteste e i dubbi di moltissimi vescovi, è stato il Motu Proprio Summorum Pontificum del 2007, che ha liberalizzato l’uso della messa preconciliare in latino. Successivamente, lo stesso Benedetto XVI, pur considerando “straordinario” il rito tridentino, ha reintrodotto, anche nelle messe che celebra secondo il rito “ordinario”, alcuni elementi antichi dell’antico rito, dal ricorso ai paramenti sontuosi abbandonati da papa Wojtyla alla comunione in ginocchio, alla celebrazione dando le ‘spalle al popolo’.

Ma il dissenso dei lefebvriani nei confronti del Concilio Vaticano II va ben al di là della questione liturgica e investe l’intera questione dei rapporti con la società moderna, con il rifiuto delle aperture conciliari su libertà religiosa, ecumenismo e democrazia. Ma Ratzinger, sin dal discorso ‘programmatico’ rivolto alla Curia il 22 dicembre del 2005, aveva spiegato come il Concilio non andasse interpretato nel senso di una “rottura” rispetto al passato ma in “continuità” con il Magistero e la tradizione della Chiesa. Non a caso, già in una lettera ai lefebvriani del giugno scorso firmata del card. Dario Castrillon Hoyos, presidente della Pontificia Commissione Ecclesia Dei incaricata dei rapporti con i tradizionalisti, il Vaticano glissava sul riconoscimento del Concilio. Castrillon si limitava a chiedere, come condizione per la revoca della scomunica, il riconoscimento del ruolo, dell’insegnamento e della persona del papa.

Nel quadro del superamento di questo stallo e del definitivo rientro in seno alla Chiesa delle ‘pecorelle smarrite’ di mons. Lefebvre, si inserisce anche la notizia (diffusa in un servizio di Panorama del 15 gennaio) che il vescovo scismatico avrebbe in realtà firmato di suo pugno tutti i documenti del Concilio Vaticano II, a cominciare dalla costituzione Gaudium et spes. “La firma di Lefebvre – ha annunciato al settimanale p. Piero Doria, officiale dell’Archivio segreto vaticano – appare in calce a tutti i testi del Concilio”.

Intanto, uno dei vescovi lefebvriani di cui Benedetto XVI starebbe per revocare la scomunica, Richard Williamson, è al centro di una polemica in Germania e in Svezia per aver negato, in un’intervista tv, la realtà dell’Olocausto – una questione che potrebbe complicare ulteriormente i rapporti già tesi tra Vaticano ed ebrei. “Credo che le prove storiche, in misura preponderante, vadano contro il fatto che sei milioni di ebrei siano stati uccisi nelle camere a gas come effetto di un ordine deliberato di Adolf Hitler”, ha detto in un’intervista al canale televisivo svedese Svt andata in onda il 21 gennaio. “Credo che le camere a gas non siano mai esistite”, ha aggiunto in risposta ad una esplicita domanda dell’intervistatore. A morire nei campi di concentramento nazisti, sarebbero stati solo “due o trecentomila ebrei. Ma nessuno di loro morì per le esalazioni delle camere a gas”.

Williamson, ex-anglicano convertito al cattolicesimo, uno dei quattro vescovi ordinati da mons. Lefebvre in persona nel 1988, era già stato al centro di polemiche nello scorso marzo, quando in un’intervista al settimanale cattolico britannico Catholic Herald aveva difeso l’esistenza dei cosiddetti “Protocolli dei Savi di Sion”. In quell’occasione, la Fraternità San Pio X si era rifiutata di prendere le distanze dal proprio vescovo.

In seguito all’intervista, che è stata girata nel seminario tedesco della Fraternità a Zaitkofen nello scorso mese di novembre, il Zentralrat der Juden in Deutschland, la principale organizzazione ebraica tedesca, avrebbe denunciato Williamson alla polizia e poiché secondo le leggi in vigore in Germania è illegale negare l’Olocausto, il vescovo rischia il carcere.

La polemica su Williamson si viene ad aggiungere ad un clima di tensione già alto, in Germania, tra ebrei e lefebvriani. In una lettera circolare inviata a Natale, il superiore della Fraternità per la Germania, p. Franz Schmidberger (che non è scomunicato in quanto il provvedimento si applica solo ai vescovi), ha scritto che “gli ebrei di oggi partecipano della colpa di deicidio, fino a quando non prenderanno le distanze dai loro predecessori credendo nella divinità di Gesù Cristo”. Secondo quanto scrive il settimanale tedesco Der Spiegel, Dieter Graumann, vicepresidente del Zentralrat, ha chiesto alla Chiesa cattolica tedesca di prendere esplicitamente le distanze dalla Fraternità San Pio X, anche in vista dell’annunciato (ma mai confermato) viaggio di Benedetto XVI in Israele. Fino ad oggi, l’unica risposta è arrivata dal vescovo di Amburgo, mons. Hans-Jochen Jaschke, che ha ricordato come, al momento in cui scrive, “la Chiesa cattolica non abbia nulla a che fare con la Fraternità”. (alessandro speciale)

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Nuova cattedrale di Albano e visita del Papa

Posted by ariccianontace su 12 ottobre 2008

Raccogliamo l’invito arrivato nella categoria “Trasferimento di don Pietro” e apriamo una discussione dedicata alla nuova cattedrale di Albano e alla visita del Papa.

Come abbiamo fatto per altri argomenti riportiamo qui tutti i commenti riguardanti l’oggetto dell’articolo.

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Raccolta di firme per bloccare il trasferimento di don Pietro

Posted by ariccianontace su 9 ottobre 2008

Riceviamo e con piacere pubblichiamo la lettera che accompagna la raccolta di firme inviata al Santo Padre Benedetto XVI

Ariccia 24 settembre 2008

A Sua Santità il Santo Padre Benedetto XVI

E’ con la devozione di figli e con la speranza che Ella Santo Padre, ascolti la nostra preghiera, che Le consegnamo la petizione sottoscritta da 1410 persone e Le chiediamo che possa sospendersi il trasferimento ad altra sede parrocchiale del nostro padre spirituale Mons. Pietro Massari, parroco della nostra città da quasi 23 anni.

Lo spirito che muove le persone che hanno sottoscritto la petizione, Santità e Padre Santo, è il grande amore per la Chiesa di Nostro Signore Gesù Cristo e quindi per la nostra Chiesa di Ariccia, e la preoccupazione che i risultati finora conseguiti possano risultarne compromessi.
Sono numerosissimi coloro che hanno firmato la petizione, parrocchiani di Ariccia e anche di Genzano, dove Mons. Massari ha avuto l’incarico di reggente, genitori e giovani di cittadine limitrofe e di Roma che hanno avuto modo di conoscere ed apprezzare il nostro Parroco nel periodo estivo, oppure grazie alle attività oratoriali e ai campi estivi, oppure grazie ai corsi in preparazione al matrimonio. Essi chiedono che don Pietro resti ancora ad Ariccia a svolgere , come ha fatto finora, il suo servizio a Dio, alla Chiesa ed alla nostra comunità, ai poveri, ai malati, agli anziani, ai giovani ed alle famiglie, servizio svolto per lunghi anni come unico sacerdote, con incrollabile fede in Cristo Gesù Nostro Signore e infaticabile amore verso i fratelli, anche a scapito della propria salute.
I frutti dello Spirito Santo che il Signore ha elargito nella nostra città, anche per mezzo dell’apostolato del nostro parroco, sono visibili a tutti: tante conversioni di uomini e donne, l’assiduità di coppie, giovani coppie e fidanzati nel seguire le attività catechistiche, la presenza di tanti bambini, adolescenti e giovani che seguono il cammino di fede, partecipando numerosi anche alla GMG di Colonia, all’Agorà di Loreto ed agli incontri diocesani.
E’ una grande gioia per i cristiani adulti vedere oggi tanti giovani partecipare alle celebrazioni eucaristiche, alimentare la propria fede attraverso l’assiduo ascolto della Parola di Dio e manifestarla con l’impegno pastorale nelle attività catechistiche verso i più piccoli.
Pensiamo anche al rifiorire della devozione alla S. Vergine Maria attraverso il nuovo impulso alle attività svolte nel Santuario Mariano di Galloro, con una massiccia partecipazione popolare ogni 12 del mese al S. Rosario.

Padre Santo, la partenza di don Pietro per altro incarico interrompe bruscamente il suo legame spirituale con la nostra città e la nostra comunità cristiana e può compromettere le tante attività pastorali – soprattutto di “primo annuncio” e di catechesi – sia quelle in corso, sia quelle appena intraprese, per le quali l’esiguo preavviso , tra l’altro in periodo estivo – mette a rischio l’opportuna continuità.
E’ per tutte queste motivazioni che a tanti parrocchiani, cristiani e cittadini che hanno firmato la petizione, riesce difficile comprendere le motivazioni riferite, cioè “semplice e normale avvicendamento”, che mal si conciliano con la lunghissima permanenza del nostro Parroco e con la sua pregnante presenza nel tessuto cristiano e sociale della città. Tutto ciò, considerato che in precedenza le Eccellenze Mons. Dante Bernini e Mons. Agostino Vallini, Vescovi della nostra Diocesi di Albano, non avevano ritenuto di dover intervenire pur in presenza di un lungo periodo di permanenza.

Il nostro appello vuole esprimerLe col cuore ciò che anche la mente ci propone: le sofferenze della nostra città per il distacco dal nostro padre spirituale è l’espressione di un forte disagio che ci sentiamo impreparati ad affrontare .

Certi del paterno ascolto che Sua Santità vorrà prestarci, restiamo in fiduciosa attesa.

(allegate firme di adesione alla petizione)

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